SOVRANITA' - FORMA DI GOVERNO.


    Il problema della sovranità e forma di governo è stato oggetto di ampio dibattito fra le forze politiche di sinistra e di destra in seno all' Assemblea Costitutente.

    Il dibattito sul secondo comma dell' art. 1 aveva evidenziato una concezione in cui il parlamento era luogo centrale della vita dello Stato ed era apparsa subito una netta distinzione sulla formulazione dell'articolo (se la sovranità "risiedesse" nel popolo, "appartenesse" al popolo o "promanasse" dal popolo e come essa potesse essere dal popolo esercitata). (1)
    Il problema è stato successivamente risollevato nel momento della discussione sulla forma di governo. Nel dibattito prende corpo sia nelle forze di sinistra che in quelle di destra un'idea cardine: nella sostanza il governo parlamentare si regge su due piloni: il Parlamento e il Capo dello Stato.

    In un intervento del Presidente Ruini nella riunione del 19 settembre 1947 (2) i concetti sopra richiamati vengono lucidamente riassunti. Infatti parlando dello stato parlamentare egli afferma:

    "... il nostro deve essere uno stato parlamentare. Ma cosa è uno stato parlamentare?... bisogna andare alla sostanza delle cose, e vedere cosa era storicamente il regime parlamentare nel quale abbiamo vissuto e come è nato in antitesi al regime assoluto ed anche a quello costituzionale dove ancora prevaleva il Re. Per mettervi sotto gli occhi un immagine drastica - di cui mi varrò come motivo fondamentale del mio discorso - lo stato parlamentare era un edificio a due piloni. Vi era il pilone della monarchia tradizionale [...]. Dall'altra parte avevamo il pilone del parlamento, che usciva dall' elezione e dalla volontà popolare. Fra i due piloni si lanciava un arco di ponte che era il Gabinetto ministeriale. Regime parlamentare e regime di gabinetto coincidevano storicamente fra loro.[...] Uno di questi piloni, il regio è crollato.

    Vi sono ora due tendenze estremiste, che si sono affermate qui nella discussione, non tanto in proposte pratiche, quanto in aspirazioni ed idee-limite che affiorano ogni tanto. La corrente estremista di sinistra trovò qualche espressione durante la discussione generale del progetto di costituzione nei discorsi di Nenni e Togliatti . [...] Ecco quale è questa concezione. Si presenta nell'aspetto di un sillogismo. Vi è una sovranità unica e ne è depositario il popolo. Vi è una delegazione unica di sovranità, ed è fatta al Parlamento. Dunque: ogni potere anche l'esecutivo s'incentra nel Parlamento; e tutti gli altri organi - nessuno eccettuato - il Capo dello Stato, il Governo, la Magistratura, sono "commessi" - dico la parola mediatamente, perché è stata scritta "commessi" revocabili ad nutum per volontà del Parlamento.
    E' il modo più pieno di concepire lo Stato Parlamentare e non è evidentemente la forma ottocentesca che ne ebbe il nome. I suoi sostenitori idealizzano ed esaltano un tipo di stato che non è soltanto il più democratico il vero democratico, perché tutto proviene unitariamente dal popolo ma - è scritto - assicura la maggiore stabilità al Governo investito dal Parlamento né - ogni potere risiedendo nel Parlamento - è possibile una dittatura personale. [...]
    Fonte prima dell'attuale concezione di sinistra è Rousseau con la sovranità popolare. Un colosso, Rousseau, nella storia del pensiero e dell'azione come Marx. I nostri estremisti, per quanto concerne gli istituti politici, rinnegano Marx per Rousseau. E deviano anche da questi, che nega ogni facoltà di delegazione della sovranità ad altri che non sia il popolo; e vogliono un vero trasferimento di sovranità nel parlamento, con un attraverso di delegazione: Tutti i poteri al Parlamento; non vi siamo ancora arrivati ha detto La Rocca, ma vogliamo che il parlamento abbia anche il potere esecutivo. Che è perfettamente un assurdo ed un impossibilità assoluta nel parlamento attuale.
    Ed ecco per contrapposto, all'estrema destra l' altra concezione. Basata sulla tenace nostalgia del pilone che è caduto. La sua ombra agisce ancora. Si vorrebbe tornare, in definitiva all'antico edificio quale era. Posizione impenitentemente conservatrice, il cui spirito aleggia anche nei discorsi di primissimo ordine, come Orlando e Nitti. [...] questi uomini eminentissimi non chieggono la rinascita della monarchia; ma pensano come se non vedessero che il famoso pilone non c'è più e che è necessario rifare l'edificio su basi in parte nuove. Bisogna essere cauti, non fare salti nel buio [...].

    Che cosa bisogna fare? Ristabilire in altra forma, democraticamente, il pilone crollato; ed allargare le fondamenta della casa rinsaldandole ed affondandole sempre più nella sovranità popolare. Far capo al Parlamento, che è l'espressione preminente, ma non la sola, della sovranità popolare. Il sovrano non è il parlamento; è il popolo che ha due emanazioni essenziali della sua sovranità: l'elezione dell'organo parlamentare e il referendum. Nella nuova Costituzione bisogna far posto così anche al referendum. E cogliere tutte le altre possibili emanazioni della sovranità popolare, stabilendo l'equilibrio fra gli organi dello Stato nell'orbita inderogabile della sovranità popolare. [...] Noi vogliamo ricordare e subordinare tutti gli organi dello Stato alla sovranità popolare. Vi sono, oltre al parlamento, altri organi che emanano, per elezione diretta o almeno indiretta, dalla volontà popolare come il Capo dello Stato. [...]

    La Commissione ha respinto la forma del governo presidenziale di tipo americano, dove il capo dello Stato è il capo del governo, ossia di tutto il potere esecutivo. Forma che ha fato buona prova al Nord e pessima al Sud America. [...] Il Capo dello Stato non deve essere dunque, il capo del governo; ma ciò non esclude a priori che possa essere eletto direttamente dal popolo: [...]
    L'onorevole Tosato ha detto che l'elezione presidenziale da parte del popolo non è possibile da noi, perché i partiti sono troppo divisi, e non vi è avvicendamento di due soli, che dà al Presidente americano, per l'esercizio dei suoi poteri, salde basi nel partito vincitore. Certamente da noi le cose sono diverse, ma è proprio la discrasia, la polverizzazione, l'oscillante incertezza dei partiti - ed il fatto che il più degli italiani son fuori partito - a rendere opportuno il ricorso all'elezione popolare, perché il capo dello stato abbia l'autorità ed il prestigio nell'instabilità dei Governi e nella mutevolezza dei partiti, di rappresentare qualcosa di più solido e più alto. L'immagine del pilone caduto, da cui mi son mosso e che è motivo ricorrente nel mio discorso, induce all'elezione popolare, per sostituire, in quanto è democraticamente e repubblicanicamente ammissibile quel vecchio pilone. [...].
    Importante come e più della nomina del Presidente della Repubblica è il contenuto e l'estensione dei suoi poteri: Il progetto elenca all'art. 83 alcuni compiti fondamentali; ma altri ve ne sono, menzionati a loro luogo, ed hanno anche maggiore rilievo: la nomina (revoca) del Governo [...] e - ultima ma più forte di tutte - la facoltà di sciogliere il Parlamento. [...] l'affermazione della minor ampiezza dei poteri nella nostra di fronte alla Costituzione francese risulta poi definitivamente inesatta, quando si tenga conto che in Francia il Capo dello Stato non ha la facoltà di sciogliere le Camere; disposizione di tale importanza che mi pare averlo accennato, induce Mortati a dire il nostro tipo di Repubblica semiparlamentare. Il Presidente della Repubblica italiana non sarà un fantoccio, come teme Orlando [...] Egli è un grande moderatore e regolatore dei poteri dello Stato. [...]

    Poche parole mi restano per il Governo; che deve essere un governo forte. [...] L'esecutivo deve essere fondato sulle leggi , che pongono limite alla sua attività; ma nella vita dello stato l'iniziativa e l'azione hanno il loro giuoco ed il loro campo. Un Governo che sia ombra vana e comesso puro e semplice del Parlamento non potrebbe dirigere e guidare, come gli spetta la cosa pubblica. [...].
    Per camminare - ha esclamato in una caustica interruzione Fabbri - bisogna avere due gambe, non una sola. [...] E - ripetiamolo ancora una volta - il Governo non può essere il "comitato della maggioranza" come disse Kelsen ... Il governo deve avere una maggioranza; ma è l'esecutivo non di un solo partito, bensì di tutto il popolo e dello Stato.