I partiti politici nella Costituzione


si veda:
    Vezio Crisafulli, Partiti, Parlamento, Governo. Illusioni e delusioni costituzionali. Milano, Giuffré 1995.
    In un' interessante analisi, partendo dal combinato disposto degli artt. 1, 49, 67, 94 e 95 della nostra Costituzione, Vezio Crisafulli disegna il ruolo che i Partiti hanno all'interno della struttura di un governo democratico rappresentativo nella forma di un Governo parlamentare così come è stato scelto dall'Assemblea Costituente.

    Secondo Crisafulli i partiti "al plurale" si staccano dal dettato dell'art. 18 in quanto l'art. 49 facendo esplicito riferimento ad essi gli attribuisce una categoria associativa a sé. Essi per loro vocazione "tendono a far valere un determinato programma di azione politica, conquistando la direzione della vita pubblica ed influendo in modo organico e continuativo sopra coloro che nel momento la detengono".
    I partiti sono quindi "portatori di altrettante diverse concezioni dell'interesse generale". Il loro ruolo consiste nel "decantare l'immediatezza degli interessi particolari, commisurandoli alla stregua di una interpretazione dell'interesse generale", nel proporsi infine di influire in principio, in genere, sulle decisioni politiche della comunità statale.
    La Costituzione riconosce l'esistenza dei partiti politici e il loro perché nell'art. 49 che forma un sistema assieme all'art. 1 nel momento dell'enunciazione del principio della sovranità popolare.
    La funzione strumentale dei partiti rispetto all'attuazione del principio democratico e della sovranità popolare non potrebbe essere più incisivamente delineata e chiarita quando si afferma che i cittadini hanno il diritto "di associarsi liberamente in partiti per concorrere a determinare con metodo democratico la politica nazionale".
    La proclamazione dell'art. 49 non si esaurisce in se stessa in quanto questi sono presenti nel funzionamento del Parlamento e nel rapporto fra Parlamento e Governo. Infatti, l'art. 94 prescrive che le votazioni in cui "ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale", avvengano quindi con voto palese in modo che ogni parlamentare se ne assuma pubblicamente la responsabilità di fronte agli elettori e "concretamente, nei confronti dei rispettivi partiti." Essi assumono quindi un ruolo di duplice figura prima come autorganizzazione di cittadini e poi di "ponte" fra popolo, Camere e Governo.

    Per chiudere il quadro Crisafulli ritorna al concetto di sovranità come si è sostanziato nell'art. 1 della Costituzione riprendendo il legame fra sovranità ed esercizio della medesima.
"Nell'art. 1 sovrano è il popolo, come collettività di viventi, e sovrano quanto all'esercizio, oltre che alla nuda titolarità. Più concretamente ciò vuol dire che il "concorso" di tutti i cittadini, tramite i partiti, alla determinazione della politica nazionale deve essere concepito come concorso permanente. Il diritto affermato nell'art. 49 acquista così un senso proprio, autonomo distinto ed ulteriore rispetto al diritto elettorale, che è anch'esso un diritto di partecipazione - limitato però a singole e puntuali, sebbene periodicamente ricorrenti manifestazioni".