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schede
il quadro storico-giuridico e i principi ispiratori della Costituzione

riferimento alla relazione del prof. Ugo De Siervo

schede (A) a cura del prof. Stefano Bertelli


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"il quadro storico-giuridico e i principi ispiratori della Costituzione"                        


   ASSEMBLEA COSTITUENTE


           
      Un'assemblea costituente è una speciale assemblea di rappresentanti del popolo, eletti a suffragio universale e diretto, con lo scopo esclusivo di produrre la prima Costituzione di uno stato o di produrne una completamente nuova (vi concorra o no successivamente l'approvazione diretta da parte dei cittadini mediante referendum popolare), quando il mutato quadro storico-politico-giuridico di una nazione, specialmente quando è finito un determinato tipo di regime e ci si avvia a cambiare forma di stato, impone la "rifondazione" dei rapporti fra stato e cittadini e della struttura dello stato.
      In anni molto recenti, in Europa, ciò è accaduto nel 1975 in Portogallo e Grecia, e nel 1977/78 in Spagna, alla caduta dei rispettivi regimi fascisti; nel 1989/91 in Cecoslovacchia, Polonia, Romania ed altri paesi dell'Est europeo, alla caduta dei rispettivi regimi comunisti; nel 1992 nei paesi baltici e caucasici, alla dissoluzione dell'ex URSS, poi CSI.
      Per quanto attiene alla storia italiana del periodo '43/'48 [vedi relazione Di Nolfo] il Decreto-Legge luogotenenziale nº 151 del 25/VI/1944, durante il primo gabinetto Bonomi, stabilì che «Dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano che a tal fine eleggerà, a suffragio universale, diretto e segreto, una Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato.» (art. 1, c.1). L'Assemblea Costituente avrebbe cioè dovuto, oltreché produrre la nuova carta costituzionale che doveva sostituire lo Statuto Albertino [vedi alla voce "costituzionalismo settecentesco e della prima metà dell'Ottocento"], scegliere anche la forma di governo fra monarchia e repubblica. Tale scelta fu poi devoluta direttamente al popolo, mediante referendum istituzionale, dall'art. 1 del Decreto legislativo luogotenenziale nº 98 del 16/III/1946 (durante il primo gabinetto De Gasperi): «Contemporaneamente alle elezioni per l'Assemblea Costituente il popolo sarà chiamato a decidere mediante referendum sulla forma istituzionale dello Stato (Repubblica o Monarchia)»
      Intanto, durante il governo Parri, con decreto legislativo luogotenenziale n. 435 del 31 luglio 1945 era stato istituito il Ministero per la Costituente (fu ministro il socialista Pietro Nenni), che decadde il giorno stesso della prima riunione dell'A.C. (25 giugno 1946), con il compito di preparare la legge elettorale per la futura assemblea costituente, curarne l'effettiva convocazione, raccogliere testi e documenti, dati e materiali utili per il lavoro dell'A.C. nel redigere il nuovo testo. Il 2 giugno 1946 gli italiani, cioè i cittadini maggiorenni (ultraventunenni), per la prima volta senza distinzione di sesso, oltre che di reddito e di titolo di studio (vero suffragio universale), votarono per scegliere fra monarchia e repubblica e per eleggere i deputati all'Assemblea Costituente.
      La repubblica ottenne 12.717.923 voti, pari al 54,3% e la monarchia 10.719.284 voti, pari al 45,7%.
      Voti, percentuali e seggi (556) delle varie liste per l'A.C. furono così ripartiti:

Liste
     
Voti %
     
Seggi
     
Democrazia Cristiana    8.080.664      35,2      207
Partito Socialista (Psi; Psiup; Psli)    4.758.120      20,7      115
Partito Comunista    4.356.686      18,9      104
Unione Democratica Nazionale    1.560.638         6,8         41
Uomo qualunque    1.211.956         5,3         30
Partito Repubblicano    1.003.007         4,4         23
Blocco Nazionale della Libertà       637.328         2,8         16
Partito d'Azione       334.748         1,5           7
Altre liste (Cdr; Dl; Fdpr; Mis; Mu; Pcs; Psa)       946.383         4,4         13

[vedi anche alle voci "patto costituzionale" e "Commissione dei 75"]

      Gli atti dell'Assemblea Costituente sono raccolti in:

  1. Atti dell'Assemblea Costituente. Commissione per la Costituzione. Resoconti sommari. - Roma, Camera dei deputati, 1946;
  2. Atti dell'Assemblea Costituente. Prima Sottocommissione. Resoconti sommari. - Roma, Camera dei deputati, 1946;
  3. Atti dell'Assemblea Costituente. Seconda Sottocommissione. Resoconti sommari. - Roma, Camera dei deputati, 1946;
  4. Atti dell'Assemblea Costituente. Discussioni in aula - Roma, Camera dei deputati, 1947.

      Gli Atti dell'Assemblea Costituente sono stati ripubblicati, sempre a cura della Camera dei deputati, nel dicembre 1971, in 8 volumi (i primi quattro contengono le discussioni in aula, gli ultimi quattro i resoconti della Commissione dei 75 e delle tre sottocommissioni).
      Per una bibliografia essenziale sulla Costituente vedi il volume di Paolo Pombeni: "La Costituente. Un problema storico-politico." - Bologna, Il Mulino, 1995 - e la bibliografia in esso riportata; nonché la bibliografia del prof. De Siervo sull'Assemblea Costituente



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    LA NOSTRA COSTITUZIONE

      Per l'origine, la struttura, i contenuti della vigente Costituzione della Repubblica Italiana vedi alle voci richiamate in tutte le relazioni qui presentate e alla bibliografia sotto indicata.
      Qui si dà solo lo schema della sua struttura e l'indice delle sue parti e si rinvia ai testi integrali di

Si vedano anche le schede (con materiale di documentazione allegato) a cura della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali:
     
      Per un'agile bibliografia (consultabile anche dagli studenti) sulla Costituzione vedi:

sulla Costituzione in generale:

sulla storia costituzionale: sulla nostra Costituzione (talora con puntuale commento dei singoli articoli): sulle ipotesi di riforma costituzionale: Sulla proposta di riforma (bozza della Bicamerale), oltre alle numerose riviste giuridiche, si possono vedere anche alcune riviste di cultura varia, quali: "Aggiornamenti sociali" - Milano, "Appunti di cultura e politica" - Roma, e "Nuova fase. Quaderni di cultura e politica sociale" - Roma, che dal settembre '97 al maggio '98 hanno dedicato vari articoli all'argomento; "Orientamenti sociali" - Roma, numero monografico 1/97; "Testimonianze" - Firenze, numero monografico 398 (2/98).



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    PATTO COSTITUZIONALE

      Il 2 giugno 1946 gli italiani elessero i 556 rappresentanti all'Assemblea Costituente che si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946, sotto la presidenza provvisoria di V.E. Orlando, il più anziano dei deputati.
      Il 25/6/46, l'A.C. nominò suo presidente Giuseppe Saragat (allora socialista del Psiup) e il 28/6 nominò Capo provvisorio dello stato Enrico De Nicola (liberale), in attesa delle nuove norme per eleggere il primo Presidente della Repubblica. Era intanto Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi (democristiano).
      Subito l'A.C. si pose il problema di come condurre i lavori e decise di affidare ad una commissione ristretta, la "Commissione dei 75", il compito di redigere un progetto unitario di costituzione (e già in questo si vede l'inizio del "patto costituzionale", giacché nessun partito presentò un suo proprio progetto). La Commissione dei 75 si insediò il 20/7/46 e nominò suo presidente Meuccio Ruini e tre vice-presidenti: Umberto Tupini (D.C.), Gustavo Ghidini (P.S.I.U.P.), Umberto Terracini (P.C.I.), il quale succederà l'8 febbraio 1947 a Saragat alla presidenza dell'intera Assemblea Costituente, e che, in questa sua veste, firmerà la copia originale della Costituzione insieme al Capo dello Stato, De Nicola, e al Capo del Governo, De Gasperi.
      La Commissione dei 75 si suddivise ulteriormente in tre sottocommissioni che avrebbero dovuto redigere ciascuna una parte del progetto: una sui rapporti civili e politici, una sui rapporti economici ed etico-sociali, una sull'ordinamento dello Stato. Presentate le relazioni delle tre sottocommissioni il 27 agosto, il 9 settembre '46 cominciò la discussione in commissione la quale, per coordinare ed omogeneizzare le relazioni, dette vita ad un comitato redazionale, detto Comitato dei Diciotto, il 29/11/46.
      Il progetto fu presentato il 31 gennaio 1947 e la discussione in aula iniziò il 4 marzo 1947. La legge istitutiva dell'A.C. prevedeva una sua durata di otto mesi, ma con L. cost. n. 1 del 21/II/1947 si prorogarono i lavori fino al 24 giugno, e con L. cost. n. 2 del 17/VI/1947 si prorogarono fino al 31/12/47.
      Il testo definitivo della Costituzione venne approvato il 22 dicembre 1947 con 453 voti favorevoli e 62 contrari (su 515 presenti). Venne promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 27 dicembre 1947, pubblicata il giorno stesso sulla Gazzetta Ufficiale n. 298 del 27 dicembre 1947. Entrò in vigore il 1° gennaio 1948.
     
      [vedi anche la voce "la nostra Costituzione" e la scheda "breve storia dell'Assemblea Costituente"].



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    COSTITUZIONALISMO SETTECENTESCO O DELLA PRIMA META' DELL'OTTOCENTO

      Si rinvia, a titolo di esempio, ai testi delle Costituzioni delle rivoluzioni americana e francese, e di quelle derivate dai "moti" ottocenteschi:

  1. Costituzione americana (Filadelfia, 1787);
  2. Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (Parigi, 1789);
  3. Costituzione francese del 1791 (Anno I);
  4. Costituzione francese del 1793 (Anno II);
  5. Costituzione francese del 1795 (Anno III);
  6. Costituzione spagnola (Cadice, 1812);
  7. Costituzione siciliana (1812);
  8. Costituzione francese del 1814 (Charte di Luigi XVIII);
  9. Costituzione francese del 1830 (Charte di Luigi Filippo);
  10. Costituzione belga (1831);
  11. Statuto del Granducato di Toscana (1848);
  12. Statuto del Regno di Sardegna [Statuto Albertino] (1848);
  13. Costituzione della Repubblica Romana (1849).



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    COSTITUZIONALISMO DEL VENTESIMO SECOLO

      Sono esempi della diversità delle costituzioni del Novecento, quella tedesca del 1919, quella spagnola del 1931, quella francese del 1946, quella italiana del 1948, quella tedesca del 1949. Un caso a parte sono le costituzioni sovietiche: leniniste del 1918 e del 1924, stalinista del 1936.
      Qui si rinvia ai testi delle costituzioni: tedesca del 1919 (Repubblica di Weimar), francese del 1946 (prima delle modifiche apportate nel 1954) e tedesca del 1949. Per quella italiana vedi alla voce "la nostra Costituzione".
     Bisogna avvertire che la costituzione tedesca del '49, stante il regime di "occupazione" della Germania da parte dei quattro alleati (USA, FR, GB, URSS), non è la vera costituzione di un vero stato. Anche il nome è diverso: "Legge fondamentale (Grundgesetz) della Repubblica Federale Germanica del 23/V/1949" (nota come Costituzione di Bonn). Si trattava infatti di una costituzione non del tutto spontanea e non frutto di una piena sovranità, in quanto prodotta da un organo costituente non eletto a suffragio universale e diretto, sottoposta all'approvazione alleata, concernente solo una parte della Germania (quella Ovest) stante la separazione dall'altra parte (quella dell'Est). Solo dopo la caduta del Muro di Berlino (3/10/1989) il testo è stato profondamente modificato a partire dal Trattato di Unificazione del 31/VIII/1990. Ora si può parlare di costituzione in senso stretto, anche se conserva il nome originario: Grundgesetz, e non Verfassung.



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    DISCIPLINA PROFONDAMENTE DIVERSA DEI DIRITTI

      «Se si ipotizza che le Costituzioni debbano essere misurate solo con i modelli del costituzionalismo settecentesco e della prima metà dell'Ottocento [...], si ignorano le radicali trasformazioni che si sono prodotte nelle Costituzioni europee successive al primo conflitto mondiale, per cercare di renderle adatte a reggere ordinamenti politici ormai integralmente democratizzatisi ed espressivi del progressivo affermarsi del modello di Stato sociale. [...] Ciò che muta nel costituzionalismo del ventesimo secolo non sono solo le tecniche della cosiddetta "razionalizzazione" del potere per garantire una migliore governabilità, l'effettiva separatezza dei diversi poteri e centri di decisione, nonché la guida efficace dei sempre più vasti apparati pubblici, ma la disciplina profondamente diversa dei diritti e dei doveri dei singoli e dei gruppi sociali, ormai soggetti attivi dei processi decisionali e destinatari di molteplici servizi.» (Ugo De Siervo)

      Dopo la prima guerra mondiale si ebbe «il differenziarsi ed il divaricarsi dei sistemi costituzionali. [...] Si ebbe, da un lato, una sua "razionalizzazione" (e cioè la predisposizione di congegni atti ad ovviare gli ormai palesi difetti del costituzionalismo classico, come le troppo frequenti crisi parlamentari o lo squilibrio dei poteri), e, dall'altro, per l'avanzata dei partiti di massa e del movimento operaio, un posto più largo fatto ai diritti sociali.» (Alessandro Galante Garrone)



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    COSTITUZIONI AMBIZIOSE
     
      E' in parte l'equivalente di Costituzioni "lunghe", come sono quelle dei paesi di democrazia occidentale prodotte dopo la seconda guerra mondiale (la costituzione francese del '46, quella italiana del '48, quella tedesca del '49), le quali oltre a contenere l'ordinamento delle istituzioni, cioè l'organizzazione dello stato, contengono un'ampia regolamentazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, ed essa è anche formalmente posta nella prima e non nella seconda parte del testo costituzionale.
      I diritti dell'uomo (cfr. Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ONU 1948), precedenti a quelli del cittadino, vengono "riconosciuti" appunto come preesistenti e tutelati con la doppia riserva: "riserva di legge" (le limitazioni ad essi sono ammesse solo se esplicitamente previste da fonti primarie, legislative) e "riserva di giurisdizione" (l'effettiva limitazione di tali diritti può essere messa in pratica solo a seguito di un atto formale e motivato della autorità giudiziaria).
      Non solo, ma nelle costituzioni "lunghe" ai tradizionali diritti di "libertà da" (freedom from), cari alla tradizione liberale, libertà da uno stato oppressivo o almeno invadente (detti anche diritti negativi o libertà negative o diritti di prima generazione), si affiancano i diritti di "libertà di" (liberty to), cari alla tradizione socialista e al pensiero sociale cattolico (dottrina sociale della Chiesa), libertà di partecipare attivamente, da soli o associati, alla vita pubblica, rilevanza dei gruppi oltreché dell'individuo (detti anche diritti positivi o libertà positive o diritti di seconda generazione).
      Le costituzioni lunghe diventano "ambiziose" quando disegnano oltreché uno stato di diritto, costituzionale, democratico, anche uno "stato sociale" che si pone come programma l'attivo intervento a favore degli individui e dei gruppi svantaggiati, con atti positivi in tema di uguaglianza sostanziale (oltreché formale), salute, istruzione, assistenza, previdenza, tutela del lavoro e del risparmio, etc. Oggi, considerando questi campi di intervento, uniti alla tutela dell'ambiente, dei consumatori, dei beni culturali, dell'informazione, etc., si parla anche di diritti di terza generazione.



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    COSTITUZIONI MODESTE
     
      Sono il contrario di quelle "ambiziose": sono in parte l'equivalente delle costituzioni "corte" e si limitano ad organizzare in maniera sommaria i poteri e i loro rapporti (a delineare, cioè, gli "organi" dello stato), e se contengono dei diritti per i cittadini (pochi e posti in fondo al testo) spesso ne danno un'indicazione sommaria rinviando la loro regolamentazione alla legislazione ordinaria e all'attività amministrativa.
      Tali diritti talora sono anche "condizionati", se non addirittura "funzionalizzati", a qualche così detto "interesse superiore", sono cioè tutelati solo se "in conformità con...".



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    STATO LIBERALE DEL XIX SECOLO

      E' il tipico stato europeo ottocentesco basato sull'ideologia liberale (e liberista), che, in ogni caso, rappresenta un superamento dello stato assoluto, in quanto è la prima forma moderna di stato di diritto, uno stato, cioè, nel quale anche i suoi organi sono sottomessi alla stessa legge che emanano. Ma la legge è "onnipotente", non è a sua volta soggetta ai princìpi superiori di una costituzione, in quanto le "carte" e gli "statuti" allora vigenti sono flessibili, hanno cioè la stessa forza della legge ordinaria che dunque può modificarli o contraddirli.
      Lo stato liberale del XIX secolo è caratterizzato sopratutto dal suffragio elettorale ristretto per censo e/o per istruzione, oltre che per sesso e per età. Considera intangibile la proprietà privata e mette al centro dell'economia l'impresa privata e il mercato (liberismo) e il non intervento (laisser faire). Dunque uno stato elitario e limitato.
      Si deve avvertire che quanto sopra detto a proposito dell'accostamento tra liberalismo e liberismo è, come si può capire, una semplificazione/astrazione, valida come primo approccio e come descrizione generale. La realtà storica è stata più complessa e non sempre lo stato liberale in politica ha abbracciato pienamente il liberismo in economia, o, almeno, nell'economia internazionale. Se all'interno l'impresa privata, il mercato, il non intervento sono i perni dell'economia, all'esterno si adottano politiche non liberiste. La III Repubblica francese (alla fine dell'Ottocento) e l'Italia dell'età giolittiana (primi anni del Novecento), qualificabili come stati liberali, furono "protezionisti" in tema di commercio internazionale.



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    COSTITUZIONI CORTE
     
      E' quasi sinonimo di "modeste" e si contrappone a "lunghe" o anche "ambiziose".
      Contengono cioè pochi diritti per i cittadini, appena accennati e posti in fondo alla carta, spesso "condizionati" o "funzionalizzati".
      Ne è un esempio lo Statuto del Regno di Sardegna del 1848 [Statuto Albertino], al cui testo qui si rinvia.



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    COMMISSIONE DEI 75
     
      Per la spiegazione vedi le voci "Assemblea Costituente", "Patto costituzionale" e la scheda "breve storia dell'Assemblea Costituente".
      Qui si danno i nomi dei deputati componenti con l'indicazione del partito di appartenenza.