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dalla Monarchia alla Repubblica


BIBLIOGRAFIA RAGIONATA    (settembre 1998)

a cura di Vito Nanni e Gaspare Polizzi


l'8 Settembre 1943
e il "crollo dello stato"

                  

la Resistenza























la Resistenza



1. Si fornisce una bibliografia sommaria ragionata su alcune opere storiografiche dell'ultimo decennio, a partire dal 1990. Mette conto ricordare comunque che la storiografia sulla Resistenza ha seguito le principali vicende storico-politiche dell'Italia repubblicana e che al suo interno si possono individuare almeno tre grandi periodi:

- una prima fase, caratterizzata dalla storia politica e militare, che arriva fino alla prima metà degli anni Sessanta (esemplificabile nel volume: R. Battaglia, Storia della Resistenza italiana, Torino 1964);

- una seconda fase, arricchita dagli approfondimenti documentari sulle principali vicende istituzionali e sociali (riconoscibile, per esempio, in opere come G. Quazza, La Resistenza italiana. Appunti e documenti, Torino 1966 e E. Collotti, L'amministrazione tedesca dell'Italia occupata (1943-1945). Studi e documenti, Milano 1963);

- una terza fase, nella quale prevale l'attenzione alle vicende umane e morali e che trova nell'opera di Claudio Pavone Una guerra civile. Saggio storico sulle moralità nella Resistenza (Torino 1994) il suo principale punto di riferimento (ma cfr. anche C. Pavone, La resistenza oggi, in "Rivista di Storia contemporanea", aprile-luglio, 1992; C. Pavone, Alle origini della Repubblica. Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello Stato, Torino 1995 e N. Legnani e F. Vendremini, a cura di, Guerra, guerra di liberazione, guerra civile. Milano 1990).

Con il volume di Pavone, ricco nella documentazione e rigoroso sul piano scientifico, è stato compiuto un salto di qualità nella storiografia resistenziale: vengono descritte con incisività le scelte collettive e individuali che furono alla base delle contrapposizioni esistenziali e morali espresse nel biennio 1943-45. Pavone muove dalla categoria storiografica della "guerra civile", inquadrando gli eventi del periodo nella dinamica delle "tre guerre" (patriottica, civile e di classe) e analizzando le scelte resistenziali nella prospettiva di una storia "morale", che mette particolarmente a fuoco il problema delle motivazioni della violenza e i comportamenti di un "antifascismo esistenziale".

Anche grazie all'opera di Pavone, gli storici ormai concordano nel considerare la crisi del 1943-45 come il momento più significativo della storia italiana del Novecento e cercano di trovarne l'adeguata collocazione all'interno della storia del Novecento. I venti mesi della Resistenza, la storia della Repubblica Sociale Italiana, le iniziative dei governi presieduti da Badoglio, l'intervento anglo-americano in Italia e l'occupazione tedesca vengono considerati aspetti della crisi del 1943-45 da tenere collegati in una più ampia prospettiva storiografica. Sul piano delle ricostruzioni generali che tengono conto di tale nuovo inquadramento interpretativo si ricordano: G. De Luna e N. Revelli, Fascismo/Antifascismo (Firenze 1995), N. Ridolfi - N. Tranfaglia, 1945. La nascite della Repubblica (Roma- Bari 1996) e F. De Felice, a cura di, Antifascismi e Resistenze (Roma 1997).

2. Accanto e in alternativa rispetto alla linea interpretativa svolta da Pavone si sono presentate acune proposte di revisione interpretativa dei modelli di ricostruzione storiografica della Resistenza, condotte con prospettive diverse sostanzialmente in due direzioni.

La prima si può identificare nei contributi di Gian Enrico Rusconi e soprattutto in Resistenza e postfascismo (Bologna p.95), opera che intende emancipare l'antifascismo dalle ipoteche comuniste e dalle incongruenze del postfascismo per riaffermare il nesso tra Resistenza e democrazia, attraverso la sottolineatura di nuovi concetti storiografici quali quelli di "guerra civile", "attendismo" e "violenza". Un altro scritto che si colloca su questo piano di ripensamento "militante" sulla Resistenza che è stato oggetto di discussione è stato quello di Pietro Scoppola 25 aprile liberazione (Torino 1995), nel quale si nota una rivalutazione della cosiddetta "zona grigia", distante dall'attivismo di partigiani e repubblichini, ma intesa come une forma radicata di resistenza passiva.

Un'altra direzione è espressa dall'opera di revisione storiografica condotta da lungo tempo da Renzo De Felice, le cui linee direttrici si possono rintracciare nel libro-intervista a cura di Pasquale Chessa Rosso e nero (Milano 1995) e risultano ampiamente dispiegate nel secondo tomo postumo del volume Mussolini l'alleato: La guerra civile 1943-1945 a cura di E. Gentile, L. Goglia e N. Missori (Torino 1997). Tra i punti di maggiore divaricazione interpretativa presenti nella prospettiva di De Felice si ricordano:

De Felice intende demolire i due miti "ideologici" contrapposti che avrebbero condotto o a esaltare la Resistenza e la Repubblica Sociale Italiana: Resistenza e Repubblica Sociale Italiana sarebbero quindi fenomeni speculari di una unica logica ideologica, dietro i quali si configurerebbe anche per De Felice la presenza nel biennio 1943-45 di una vasta "zona grigia" anche tutta da studiare. In questa prospettiva cfr. anche E. Galli Della Loggia, La morte della patria. La crisi dell'idea di nazione, tra Resistenza, antifascismo e Repubblica (Roma-Bari 1996).

3. Gli studi di approfondimento dei diversi aspetti della crisi del 1943-45 hanno permesso di conoscere meglio la storia dell'occupazione tedesca e delle stragi naziste in Italia. Sui caratteri dell'occupazione tedesca nel biennio 1943-45 sono oggi disponibili in lingua italiana le ricerche di Lutz Klinkhammer L'occupazione tedesca in Italia 1943-1945 (Torino 1993) e La guerra contro i civili. I meccanismi delle stragi tedesche 1943- 1945 (Roma 1997), oltre all'opera di Friedrich Andrae La Wehrmacht in Italia. La guerra delle forse armate tedesche contro le popolazione civile 1943-1945 (Roma 1997). Si tratta di ricerche che ricostruiscono in profondità il ruolo dell'esercito tedesco in Italia, sia per quanto riguarda le strategie dell'occupazione che per le responsabilità nei massacri contro i civili, non ascrivibili soltanto alle decisioni delle SS; a tale proposito Klinkhammer ha anche sottolineato come in Italia, a fronte di un'ampia considerazione degli episodi che vedono gli italiani vittime dell'aggressione tedesca, sia scomparsa la memoria della brutale politica di occupazione condotta dal fascismo fuori dall'Italia (specie in Croazia). Una particolare attenzione alle stragi naziste e ai meccanismi, anche distorti, della memoria orale si ritrova in alcune ricostruzioni di episodi significativi per la loro gravità. Leonardo Paggi ha curato un volume collettaneo dal titolo Storia e memorie di un massacro ordinario (Rama 1996), che descrive l'eccidio di Civitella della Chiana e le sue ripercussioni sulla memoria dei sopravvissuti, mentre altre ricostruzioni si ritrovano in G. Contini, Una memoria divisa (Milano 1997), P. Pezzino, Anatomia di un massacro. Controversia sopra una strage tedesca (Bologna 1997) e N. Battini e P. Pezzino, Guerre ai civili. Occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944 (Venezia 1997).

Un altro aspetto collaterale alle vicende resistenziali che stato di recente riesaminato con attenzione riguarda la storia dei militari italiani internati nei campi di concentramento tedeschi dopo l'8 settembre. Si ricordano al proposito la rievocazione di Alessandro Natta L'altra Resistenza. I militari italiani internati in Germania (Torino 1997) e G. Schreiber, I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945. Traditi, disprezzati, dimenticati (Roma 1992), N. Lebanca. Fra sterminio e sfruttamento. Militari internati e prigionieri di guerra nella Germania nazista (1939-1945) (Firenze 1992), G. Rochat e N. Venturi, La Divisione Acqui a Cefalonia. Settembre 1943 (Milano 1993).

Ha assunto rilievo anche l'analisi dell'iniziativa femminile durante e la guerra e la Resistenza, proposta ad esempio in A. Bravo e A. N. Bruzzone, In guerra senza armi. Storie di donne 1940-45 (Roma-Bari 1995).

È stato pure arricchito l'esame di alcune questioni controverse connesse, seppure marginalmente, alla storia resistenziale, quali gli episodi delle foibe e delle deportazioni da parte jugoslava in Friuli-Venezia Giulia. Su questi temi cfr. ad esempio, R. Spazzali, Foibe. Un dibattito ancora aperto (Trieste 1990) e inoltre a cura dell'Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione, Caduti, dispersi e vittime civili dei Comuni della Regione Friuli-Venezia Giulia nella seconde guerre mondiale (Udine 1990-91-92) e G. Valdevit, a cura di, Foibe, il peso del passato (Venezia 1997).

4. In occasione del cinquantennale della Resistenza si sono svolti numerosi convegni e altre iniziative pubbliche che hanno avuto anche una rilevanza didattica. Ci si limita a segnalare, per i suoi aspetti eminentemente didattici, il Seminario sulla metodologia e sulle fonti per la didattica della storia della resistenza e della storia contemporanea: esperienze e suggestioni, tenutosi a Firenze il 3-4 febbraio 1995, a cura del Consiglio Regionale della Toscana e dell'Istituto storico della resistenza in Toscana (durante il quale sono stati presentati numerosi materiali didattici anche a carattere audiovisivo). Tra gli altri strumenti di consultazione si segnala per i suoi rigorosi criteri scientifici la ricerca a cura di Tristano Matta Un percorso delle memoria. Guida ai luoghi della violenza nazista e fascista in Italia (Milano 1996), che presenta. una mappa storico-geografica dei luoghi e delle vicende della violenza nazista e fascista. Si ricorda infine, tra i nuovi strumenti multimediali, il CD-ROM elaborato a cura del gruppo di Ricerca storica multimediale dal titolo La Resistenza, 1943-1945: L'Italia dal fascismo alla Repubblica (Roma-Bari 1996).























l'8 Settembre 1943 e il "crollo dello stato"


Sul tema del "crollo dello stato" conseguente agli avvenimenti dell'8 Settembre si è sviluppata una bibliografia molto vasta (dalla memorialistica,alle ricostruzioni ed interpretazioni) che si è arricchita recentemente di nuovi contributi; il tema centrale che è stato trattato si può riassumere con poche domande: che cosa è crollato l'8 Settembre, lo Stato? la nazione? il mito dell'esercito? L'argomento è stato anche oggetto in questi ultimi anni di convegni, di incontri dato che il dibattito sulla fine della "prima Repubblica" e quello sullo sviluppo di movimenti localistici ha riproposto la questione dell'identità nazionale "debole" degli italiani e ha portato gli studiosi a riflettere sul significato profondo dell'8 Settembre. Non si può comunque prescindere da alcuni classici studi che hanno portato a chiarire molti passaggi diplomatico-militari e politici di questo periodo.Tra questi ne ricordiamo alcuni che ci sembrano ineludibili:

A) L'Italia Tradita: l'8 Settembre '43 di Ruggero Zangrandi, Milano 1964, che fu uno dei primi testi che ebbe il merito di ricostruire, documentandola, la disfatta della classe dirigente monarchica e dello Stato Maggiore delle Forze Armate.

B) E.Aga Rossi : Una nazione allo sbando.L'armistizio italiano del Settembre 1943, Bologna 1993. Questo saggio,era già apparso nel volume della stessa autrice intitolato L'Inganno reciproco. L'armistizio tra l'Italia e gli anglo-americani del Settembre '43, Ministero dei beni Culturali e Ambientali 1993. Questo volume è corredato da una ricchissima appendice documentaria.

C) Ennio Di Nolfo : Le paure e le speranze degli italiani 1943-1953, Milano 1986 (e il più recente La Repubblica delle speranze e degli inganni. L'Italia dalla caduta del fascismo al crollo della Democrazia Cristiana, Firenze 1996.

D) Claudio Pavone : Alle origini della Repubblica. Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello stato, 1995 Torino Bollati Boringhieri. In particolare i saggi sul tema de "La Continuità dello stato"

Negli anni novanta, concentrandosi il dibattito sull'identità nazionale degli italiani e sul passaggio fascismo/monarchia/repubblica nonchè sul ruolo e l'ampiezza della Resistenza, sono apparsi nuovi studi.

Nel volume Nazione e nazionalità in Italia a cura di Giovanni Spadolini, Roma/Bari 1994, si riprendono gli interventi tenuti ad un convegno sullo stesso tema tenuto a Trieste l'anno prima. In questo libro Ernesto Galli Della Loggia pubblicava un saggio dal titolo "La morte della patria" La crisi dell'idea di nazione dopo la II.a guerra mondiale in cui affermava che al crollo dell'8 Settembre non era subentrato un nuovo assetto statuale in cui tutte le componenti potessero riconoscersi ma solo uno stato (quello repubblicano) in cui i vincitori erano risultati tali solo grazie all'aiuto degli alleati. Questo aveva impedito di legittimare gli ex fascisti e tutti coloro che non si riconoscevano nell'accordo tra D.C e P.C.I.
Questa tesi della morte della patria che si è prodotta l'8 Settembre viene ripresa anche da Renzo De Felice nel libro/intervista curato da Pasquale Chessa Il Rosso e il Nero, Milano 1995. Lo storico liberale affronta molte questioni: una delle sue tesi principali è che il trauma dell'8 Settembre si riverbera fino ai giorni nostri in quanto la mancanza di alternanza tra governo e opposizione in Italia ha creato una democrazia "zoppa" che va riformata in senso presidenzialista. L'origine di Tangentopoli per De Felice, è da cercarsi nella mancanza di patriottismo da parte dei partiti italiani. Da qui il suo giudizio "equidistante" tra la Resistenza e la R.S.I. (anzi egli attribuisce a Mussolini il "merito"di aver colmato un vuoto attraverso la fondazione della R.S.I. tentando di ricostruire una "patria"). In quest'ottica De Felice non esita a rivalutare il ruolo "patriottico" di un personaggio (peraltro così screditato) come Junio Valerio Borghese oppure il ruolo di "pacificatore" di Gentile.

A queste tesi hanno risposto molti studiosi tra cui G.E.Rusconi che riprende molte posizioni proprie dell'azionismo nel volume Resistenza e Post-Fascismo, Bologna 1995. Egli vuole "emancipare l'antifascismo dalle ipoteche comuniste e insieme incalzare le incongruenze del post-fascismo" come premessa per " ritrovare il nesso tra la nostra democrazia e la Resistenza" (pag.10). In questo testo non si parla esplicitamente del "crollo dello Stato" conseguente all'8 Settembre ma si analizzano il ruolo delle varie forze che concorsero alla lotta resistenziale stigmatizzando il ruolo di Togliatti e dei comunisti.
Quasi rispondendo a De Felice, Rusconi esamina i casi di Pizzoni e di G.Gentile ma, conducendo una analisi più esauriente dal punto di vista storiografico, ribadisce il ruolo che ambedue queste figure hanno svolto nei rispettivi schieramenti.

Alla tematica classica del "crollo dello Stato" si rifà,al contrario, Francesco Barbagallo nel saggio "La formazione dell'Italia democratica" che apre il primo volume della Storia dell'Italia Repubblicana, Torino 1994. Egli riprende all'inizio la categoria della "disfatta dello Stato" chiarendo subito che lo stato che crolla è quello fascista e monarchico e ricordando in una nota (pag.12) una ampia bibliografia sul tema della nazione che è anche una sintesi esauriente su quanto è stato prodotto dalla storiografia su questo tema dagli anni '60 ad oggi.

Un altro contributo importante a questo dibattito è quello fornito da Piero Scoppola in 25 Aprile - Liberazione, Torino 1995, in cui concentra la sua analisi sugli aspetti di novità della Resistenza rispetto al regime fascista. Nel terzo capitolo - in cui affronta il tema del rapporto tra il 25 Aprile e l'identità nazionale - discute della frattura dell'8 Settembre '43 e del processo di ri-composizione di una identità nazionale che avviene attraverso i partiti e che assume un carattere pluralistico attraverso la riconquista della libertà. Con ciò lo storico cattolico confuta la tesi di E.Galli Della Loggia rovesciandola: l'unica patria che può nascere è quella del compromesso resistenziale il cui risultato più maturo è la scrittura dei principi fondamentali della Costituzione.

Un altro testo estremamente interessante per il contributo che dà al chiarimento del tema del disgregarsi del regime fascista fino al crollo dello stato nel '43 è il libro-intervista di Enzo Collotti a Lutz Klinkhammer il Fascismo e l'Italia in guerra, Roma 1996. In due capitoli molto importanti di questo testo (il V° e il VII°) si affrontano molti problemi tra cui quello del crollo dello stato fascista e dei 45 giorni di Badoglio con un'attenzione particolare alla presenza dell'occupante tedesco e al ruolo svolto dalla R.S.I. e dai collaborazionisti. Merito del testo è quello di riproporre il tema del collaborazionismo che invece è sempre abbastanza eluso e poco studiato.