It's walking to the battleground that always makes me cry
I've met so few folks in my time who weren't afraid to die
But dawn bleeds with the people here and morning skies are red
As young girls load up bicycles with flowers for the dead
An aging woman picks along the craters and the rubble
A piece of cloth, a bit of shoe, a whole lifetime of trouble
A sobbing chant comes from her throat and splits the morning air
The single son she had last night is buried under her
They say that the war is done
Where are you now, my son?
An old man with unsteady gait and beard of ancient white
Bent to the ground with arms outstretched faltering in his plight
I took his hand to steady him, he stood and did not turn
But smiled and wept and bowed and mumbled softly, "Danke shoen"
The children on the roadsides of the villages and towns
Would stand around us laughing as we stood like giant clowns
The mourning bands told whom they'd lost by last night's phantom messenger
And they spoke their only words in English, "Johnson, Nixon, Kissinger"
Now that the war's being won
Where are you now, my son?
The siren gives a running break to those who live in town
Take the children and the blankets to the concrete underground
Sometimes we'd sing and joke and paint bright pictures on the wall
And wonder if we would die well and if we'd loved at all
The helmetless defiant ones sit on the curb and stare
At tracers flashing through the sky and planes bursting in air
But way out in the villages no warning comes before a blast
That means a sleeping child will never make it to the door
The days of our youth were fun
Where are you now, my son?
From the distant cabins in the sky where no man hears the sound
Of death on earth from his own bombs, six pilots were shot down
Next day six hulking bandaged men were dazzled by a room
Of newsmen. Sally keep the faith, let's hope this war ends soon
In a damaged prison camp where they no longer had command
They shook their heads, what irony, we thought peace was at hand
The preacher read a Christmas prayer and the men kneeled on the ground
Then sheepishly asked me to sing "They Drove Old Dixie Down"
We gathered in the lobby celebrating Chrismas Eve
The French, the Poles, the Indians, Cubans and Vietnamese
The tiny tree our host had fixed sweetened familiar psalms
But the most sacred of Christmas prayers was shattered by the bombs
So back into the shelter where two lovely women rose
And with a brilliance and a fierceness and a gentleness which froze
The rest of us to silence as their voices soared with joy
Outshining every bomb that fell that night upon Hanoi
With bravery we have sun
But where are you now, my son?
Oh people of the shelters what a gift you've given me
To smile at me and quietly let me share your agony
And I can only bow in utter humbleness and ask
Forgiveness and forgiveness for the things we've brought to pass
The black pyjama'd culture that we tried to kill with pellet holes
And rows of tiny coffins we've paid for with our souls
Have built a spirit seldom seen in women and in men
And the white flower of Bac Mai will surely blossom once again
I've heard that the war is done
Then where are you now, my son ?
La canzone, scritta da Joan Baez sia per quanto riguarda il testo che per quanto riguarda la musica, parla della Guerra del Vietnam. Essa prende spunto dall'esperienza diretta della cantautrice, che visse per due settimane ad Hanoi mentre la città veniva devastata da continui bombardamenti.
Da una prima lettura del testo si comprende immediatamente la differenza che intercorre fra questa canzone e "Saigon Bride", composta anch'essa sulla Guerra del Vietnam.
In "Saigon Bride" , infatti, l'autrice propone una riflessione sull'inutilità della guerra, sull'ingente quantità di morti che esse implica , ma il discorso rimane astratto e l'autrice non rievoca immagini reali.
In questa canzone, invece, sono evocate immagini impresse nella memoria della cantautrice che riaffiorano alla sua mente quasi come dei flash: una signora anziana raccoglie dei panni dalle macerie, un uomo vecchio si piega a terra per la stanchezza, i bambini corrono, le sirene suonano, le bombe esplodono…Ogni singolo episodio viene trattato brevemente nell'arco di due o tre versi e ognuno di essi è a se stante.
La canzone è molto significativa perché raffigura i cittadini di Hanoi nel loro agire quotidiano e nelle azioni più umili e degradanti che la guerra li costringe a compiere , come il rovistare fra le macerie per trovare un panno o una scarpa.
Nella prima parte della canzone l'attenzione viene focalizzata sullo stato d'animo di alcuni personaggi in particolare ma i loro sentimenti rappresentano quelli di tutti i cittadini di Hanoi.
Nella seconda strofa viene presentata la figura di una donna che canta un lamento malinconico perchè ha perso l'unico figlio che aveva : la sua lacerazione è evidenziata da un domanda che funge da ritornello per tutta la canzone :
Dove sei ora figlio mio?
Anche in questa canzone, come in "Saigon Bride" , si avverte un'incertezza di fondo: ciò che lacera la donna, infatti, non è la perdita del figlio, ma il non sapere se il egli sia vivo o morto. La sua disperazione è sottolineata anche dall'uso dell'aggettivo onomatopeico sobbing riferito al suo canto,che è triste e interrotto da forti singhiozzi.
Nella terza strofa viene descritta la figura di un uomo vecchio e tremante; il suo stato d'animo è tutto racchiuso nell'ultimo verso della strofa in una sequela di verbi coordinati per polisindeto:
sorrise e pianse e si inchinò e mormorò.
La sua reazione immediata all'offerta di aiuto è contraddittoria: egli ride e subito dopo piange, poi trova la forza di inchinarsi e di pronunciare un debole ringraziamento.
Nella quarta strofa il quadro raffigurato è più positivo: protagonisti sono i bambini che ridono e saltano entusiasti intorno agli stranieri.
Nella quinta strofa in pochi versi viene rappresentata la fuga nei rifugi sotterranei quando le sirene danno il segnale di un imminente bombardamento; si può immaginare che le azioni avvengano così velocemente come vengono descritte in un unico verso: c'è solo il tempo necessario per prendere i bambini e le coperte e rifugiarsi al più presto sotto terra. Nei rifugi si cerca di celare ogni preoccupazione cercando di cantare, giocare e pitturare, ma è impossibile eludere la paura della morte costantemente presente . Dalla considerazione della vita nei rifugi, Joan Baez passa alle descrizione dello scenario che è possibile scorgere all'esterno: proiettili che fendono l'aria, aerei che bruciano in cielo, altri aerei che sganciano bombe.
Infine, vi è la descrizione della Vigilia di Natale passata ad Hanoi sotto i bombardamenti: l'autrice si rifugia con polacchi, cubani, indiani e vietnamiti in una cantina sotterranea nella quale fra tutti risaltano le figure di due donne : esse sono forti, fiere e gentili e il loro canto pieno di gioia riesce persino a contrastare il boato delle bombe che scoppiano fuori dal rifugio.
La canzone si conclude con un ringraziamento dell'autrice alle persone che le hanno permesso di condividere nel rifugio la loro agonia, ma che le hanno anche dato la forza di superare la paura e il terrore.
La canzone si compone di dodici strofe di quattro versi ciascuna; ogni due strofe vi è un ritornello di due versi. La lunghezza di ogni singolo verso è di quattordici sillabe all'interno della strofa e di sei /sette sillabe nel ritornello.
I versi sono legati fra loro mediante una rima baciata;fanno eccezione gli ultimi due versi della sesta strofa che non sono in rima. Analizzando lo schema delle rime secondo il sistema inglese, la rima unicamente presente è la perfect rhyme (che si verifica quando due parole, nella sequenza consonante-vocale-consonante, presentano la vocale e la consonante finali uguali, come rubble e trouble ecc.) .
E' frequente l'uso dell' enjambement :
I ribelli senza elmetto stanno seduti sull'orlo del marciapiede e fissano
i proiettili che sferrano in aria e gli aerei che scoppiano;
Dalle distanti cabine degli aerei che volano in cielo dove nessun uomo sente
il suono della morte sulla terra che deriva dalle sue stesse bombe;
E io posso solo inchinarmi in completa umiltà e chiedere
perdono e ancora perdono per le cose che vi abbiamo fatto patire.
L'uso dei tempi è estremamente irregolare: per la maggior parte della canzone il tempo utilizzato è quello passato, ma alcune strofe sono costruite unicamente sul presente. Anche la variazione dell'uso del tempo risponde a una precisa esigenza: la cantautrice, infatti, mediante l'uso del passato rievoca alla mente degli avvenimenti dai quali è rimasta particolarmente colpita, ma che sono soltanto degli episodi isolati; attraverso l'uso del presente, invece, descrive alcune azioni che per i cittadini di Hanoi sono usuali: le ragazze che riempono ogni mattina i cestini delle biciclette di fiori per portarli ai caduti, le sirene che danno il segnale di correre nei rifugi, il dolore straziante della donna che si domanda ripetutamente dove possa essere suo figlio.