SAIGON BRIDE

Farewell my wistful Saigon bride
I’m going out to stem the tide
A tide which never saw the seas
It flows through jungles, around the trees,
some say it’s yellow, some say red
it will not matter when we are dead.

How many dead men will it take
To build a dike that will not break
Hom many children must we kill
Before we make the waves stand still.

Though miracles come high today
We have the wherewithall to pay
It takes them off the streets you know
To places they would never go alone
It gives them useful trade
Lucky boys are even paid.

Men die to build their ferrals tombs
And still and still the teeming wombs
How many men to conquer Mars ?
How many men to reach the stars ?

Farewell my wistful Saigon bride
I’m going out to stem the tide
Some say it's yellow, some say red
It will not matter when we’re dead.

La canzone, che si compone di cinque strofe, offre uno spunto di riflessione sulla Guerra del Vietnam.
Nel primo verso della prima strofa Joan Baez apostrofa una ragazza di Saigon che sta per sposarsi; è significativo notare come la cantante riesca a concentrare tutto lo stato d’animo della donna e, implicitamente, anche quello dei vietnamiti nella parola wistful ( posta in risalto da un innalzamento del tono della voce). Il termine presenta due significati principali: può indicare lo stato d'animo di una persona pensierosa e ansiosa perché teme che un suo desiderio non possa realizzarsi, ma anche quello di una persona malinconica perchè rimpiange una felicità passata che non sa se tornerà . L’attenzione viene quindi focalizzata sulla estrema precarietà nella quale vivono quotidianamente i cittadini di Saigon, che potrebbero morire in ogni istante vittime di un bombardamento.
L'apostrofe è seguita da una metafora: Joan Baez paragona la guerra e gli sconvolgimenti politici del Vietnam a inquietanti onde che difficilmente si calmeranno, a una marea che "scorre attraverso giungle e intorno agli alberi" e che causa milioni di morti , vietnamiti ma anche americani.
Nella seconda e nella quarta strofa la cantautrice focalizza l'attenzione su quale sia il numero degli uomini necessari per costruire un argine sicuro e idistruttibile, riprendendo la metafora della guerra vista come marea travolgente e distruttrice. L'attenzione è focalizzata sull'aggettivo quanti ( how many), posto in risalto mediante la ripetizione anaforica in quattro versi:

How many dead men will it take
How many children must we kill
How many men to conquer Mars
How many dead to reach the stars

Il computo delle perdite investe unicamente gli uomini , come testimoniato dalla presenza ricorrente dei termini uomini (men) e bambini (children). E' interessante notare che mentre nella seconda strofa gli uomini devono morire per un fine strettamente legato alla loro condizione terrena ( far sì che cessi la guerra), nella quarta strofa lo scopo si sposta su un piano ultraterreno (conquistare Marte, raggiungere le stelle); questa disposizione a climax ascendente richiama l'attenzione degli uomini sui vantaggi della guerra, che, in ultima analisi, si rivelano inconsistenti: non solo, infatti, la guerra implica un'enorme quantità di morti, ma gli uomini muoiono per ottenere qualcosa che non è di nessuna utilità; questo concetto viene ulteriormente sottolineato nell'espressione : " Gli uomini muoiono per costruire le tombe dei faraoni".
Nella terza strofa Joan Baez si sofferma sulle condizioni dei giovani chiamati alla guerra; il tono diventa sarcastico e la cantautrice sembra voler estrapolare a forza gli aspetti positivi della guerra: i ragazzi hanno la possibilità di conoscere luoghi nuovi e alcuni di loro, quelli più fortunati, vengono anche pagati.
La canzone si compone di quattro strofe più una quinta che è una ripetizione di quella iniziale. Le strofe si compongono alternativamente di sei e quattro versi ; i singoli versi hanno una lunghezza di otto sillabe ad eccezione degli ultimi tre versi della terza strofa che sono rispettivamente di dieci , sei e sette sillabe.
I versi sono collegati fra di loro mediante rima baciata; se si effettua l'analisi della rime secondo il sistema inglese, tutti i versi sono legati fra loro mediante una perfect rhyme ( quando le due parole finali dei versi terminano con la stessa sequela di vocale-consonante), mentre fanno eccezione gli ultimi quattro versi della terza strofa, legati fra loro con un'assonance ( quando le due parole, nella sequela consonante-vocale-consonante hanno la stessa vocale ma diversa consonante finale) .
Le strofe, dal punto di vista formale, sono indipendenti le une dalle altre; lo stesso si può dire per i distici legati dalla rima, che rappresentano quasi degli asserti a sé.
L'unica eccezione è costituita dalle prime due coppie di versi, legate fra loro madiante anadiplosi:

I'm going out to stem the tide
A tide
which never saw the sea

I periodi si susseguono coordinati per asindeto e vengono quindi a costituire dei pensieri indipendenti, scelta formale che risponde all'esigenza di isolare i concetti fondamentali e di focalizzare l'attenzione su determinati aspetti.
Nella prima strofa vi è un'allitterazione di suoni duri e forti, mediante i quali si cerca di esprimere anche fonicamente la durezza della guerra:

I'm going out to stem the tide

Nella seconda strofa, anche se non si può parlare di vera e propria allitterazione, la scelta lessicale privilegia termini con suoni velari sordi come, ad esempio, take, dike, break, kill, make, finalizzati a rendere l'idea dell'asprezza della guerra.
Anche la scelta dei tempi verbali, infine, contribuisce a sottolineare l'idea di incertezza e di precarietà che costituiscono uno sfondo di tutta la canzone: il tempo presente viene utilizzato per esprimere la situazione reale e contingente vissuta dagli abitanti del Vietnam: la realtà è la guerra, l'enorme quantità di giovani chiamati alle armi, l'elevato numero di morti. Il tempo futuro viene utilizzato per esprimere un interrogativo destinato a rimanere senza risposta, ovvero quale sia la quantità di uomini destinati a morire prima che la guerra si concluda.

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