Edipo in Eschilo



Eschilo tratta il mito di Edipo nella trilogia tebana, rappresentata nel 467; grazie a essa il tragediografo ottiene la vittoria nelle gare. La trilogia comprende Laio, Edipo, e Sette contro Tebe, oltre al dramma satiresco La Sfinge.
Gli elementi presenti nell'opera eschilea possono essere sostanzialmente accostati a quelli presenti nella tragedia di Sofocle. Eschilo parla infatti dell'esposizione di Edipo fanciullo sul monte, dell'uccisione di Laio al trivio da parte del figlio e infine della naturale infelicità dell'eroe, che, per il semplice fatto di vivere, non può che essere vittima di un tale stato d'animo. Oltre a queste scarse informazioni, che sono le uniche che possano essere desunte da ciò che ci è rimasto del Laio e dell'Edipo, ci sono anche altre significative notizie desumibili dai vv. 742-91 dei Sette contro Tebe. In questa tragedia l'autore fa un breve riassunto delle due opere precedenti: egli riprende il momento della generazione di Edipo da parte del padre Laio, ovviamente inconsapevole del futuro parricidio; parla della fama indiscussa dell'eroe non appena giunto a Tebe, grazie alla sua vittoria sulla Sfinge; infine descrive la sciagura dopo la scoperta del duplice misfatto del parricidio e dell'incesto. Questa sciagura si attua immediatamente nei confronti dello stesso Edipo, che decide di privarsi della vista; in un secondo tempo essa manifesterà i suoi effetti anche sui discendenti dell'eroe, a incominciare dai suoi stessi figli Eteocle e Polinice, che si uccideranno in una guerra fratricida. Gli elementi presenti nel dramma sofocleo e in quello eschileo sono quindi sostanzialmente simili; la differenza più grande deve invece essere registrata a livello formale, in quanto i due tragediografi organizzano la struttura delle loro opere in modo notevolmente diverso, cosicchè gli stessi contenuti risultano essere esplicitati in tempi e con intrecci e schemi diversi.
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Edipo in Euripide



La tragedia euripidea che si riferisce al mito edipico è Ŕ intitolata Le fenicie, dalla nazionalitÓ delle donne che compongomo il coro. Scritta dopo il 412 e è stata rappresentata insieme all'Enomao e al Crisippo. Le Fenicie sono state definite una sorta di corpus del fiero mito dei Labdacidi: infatti nel prologo di quest'opera è contenuta una versione completa del mito di questa famiglia, una sorta di archeologia del mito. All'interno dell'opera stessa è poi trattato un argomento molto simile a quello dei Sette contro Tebe, che può per diversi aspetti essere considerato fedele alla versione del mito proposta da Sofocle.
Comunque, in aggiunta ad altre differenze di minore importanza, la più vistosa è il fatto che, in Euripide, Giocasta non muore, ma è addirittura colei che rievoca nel prologo le vicende della casa dei Labdacidi.
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