Il confronto tra l'Edipo re e l'Edipo a Colono






E' sicuramente difficile definire con precisione il rapporto tra l'Edipo Re e l'Edipo a Colono. La prospettiva più plausibile è senza dubbio che la seconda opera si ponga in continuità con la prima; è pertanto doveroso individuare gli elementi di consequenzialità, ma, oltre a questi, è anche necessario porre in evidenza soluzioni diverse, se non addirittura, in alcuni casi, opposte.

La struttura compositiva

Un primo importante elemento di confronto, in parte già evidenziato in precedenza nell'analisi distinta delle due opere, è costituito dalla struttura compositiva. L'Edipo Re è caratterizzato da un estremo rigore strutturale: ciò che è temuto come futuro si rivela già accaduto, l'indagatore si scopre colpevole, il riconoscimento e il cambiamento di comportamento coincidono e si manifestano al massimo della tensione drammatica. In questa situazione molto ricca e serrata, il coro risulta essere un elemento di confronto esterno; esso sta ai margini dell'azione, la interpreta e la commenta, senza però prendervi parte direttamente o in maniera significativa.
Nell'Edipo a Colono, invece, la struttura è assai composita e il coro occupa una parte fondamentale nello svolgersi dell'azione.
Dal punto di vista strutturale, le due tragedie rivelano quindi un'evoluzione graduale nello stile compositivo del tragediografo, o forse, più precisamente, due scelte tecniche diverse.
Torna all'indice

L'ambientazione

Anche per quanto riguarda l'ambientazione geografica, le due opere registrano una notevole differenza. L'Edipo Re si svolge a Tebe, mentre l'Edipo a Colono si apre proprio con l'arrivo ad Atene del protagonista, dopo un lungo errare che rientra nelle pratiche rituali per la purificazione dell'atimos. In questa tragedia Tebe, che pure rimane sempre presente sullo sfondo, passa del tutto in secondo piano. L'ambientazione a Colono, demo della città di Atene, ha portato alcuni a definire l'opera come una "tragedia di rifugio"; la città rappresenta infatti per il protagonista da un lato il luogo sicuro da cui può guardare ciò che succede a Tebe; dall'altro lato essa è tradizionalmente considerata il luogo deputato alle purificazioni e alle reintegrazioni sociali (anche se questo non avviene nel caso di Edipo). L'ambientazione geografica della vicenda assume quindi un ruolo fondamentale di appropriazione del mito dei Labdacidi in rapporto al pubblico ateniese a cui è destinato il teatro di Sofocle, non diversamente da quanto aveva fatto Eschilo concludendo la trilogia dell'Orestea di fronte al tribunale ateniese dell'Areopago.
Torna all'indice

Le sofferenze, la nobiltà d'animo, il tempo

Dalle due tragedie emergono elementi comuni fondamentali per l'analisi del personaggio di Edipo.
Il primo elemento è rappresentato dai pathe, non semplicemente le "sofferenze", bensì, in un'accezione più ampia, i fatti della vita che si subiscono.
Un secondo aspetto basilare è costituito dalla nobiltà d'animo; questa si rivela, soprattutto nell'Edipo a Colono, una prerogativa di Edipo stesso e del vecchio Teseo.
L'ultimo aspetto è il lungo tempo che passa. Esso si rivela molto importante nella storia dell'eroe tebano, che muta il suo comportamento nei confronti del passare del tempo nelle due tragedie. Nell'Edipo Re, c'è un tempo senza tempo e Edipo non riesce assolutamente a controllarlo; nell'Edipo a Colono, invece, il tempo è interno al protagonista, che si rivela capace di riprendere in considerazione il suo tempo passato. Assume inoltre un ruolo diverso la vecchiaia: nella prima tragedia Laio è l'unico vecchio, nella seconda invece tutti, a parte i figli di Edipo, sono vecchi. La vecchiaia è considerata simbolo non tanto di saggezza, quanto di invalidità e di morte: non trova spazio la figura soloniana del vecchio saggio.
Torna all'indice

La paura, la conoscenza e la volontà

Nella visione complessiva del mito di Edipo da parte di Sofocle, ci sono tre elementi basilari, che si evolvono nel passaggio da una tragedia all'altra: la paura, la conoscenza e la volontà.
La paura nell'Edipo Re segue un effetto di tensione ascendente e raggiunge il culmine nel grido: "Ahi, ahi, tutto ora risulta chiaro", nel momento in cui si raggiunge la conoscenza e in cui avviene la svolta, (e si hanno quindi anagnorisis e peripeteia). Nell'Edipo a Colono la paura è invece generata dal presentimento di non riuscire a compiere la propria missione da parte dell'eroe tebano. La tensione in questo caso si alza e si abbassa ripetutamente, e Teseo svolge il ruolo di riequilibratore, quando questa raggiunge livelli troppo elevati. Il suo ingresso sulla scena rappresenta infatti l'entrata del re che incarna gli ideali della città, di colui che riesce a allontanare i pericoli incombenti, di colui infine nel quale gli spettatori si identificano.
Il secondo elemento importante è rappresentato dalla conoscenza. In entrambe le tragedie viene sottolineata la totale mancanza di conoscenza del protagonista. Questa è anche messa in evidenza da un espediente scenico: a partire dal termine della prima tragedia l'eroe è infatti cieco; la sua cecità fisica pone quindi un ulteriore accento sulla sua cecità mentale. Edipo non può conoscere niente: egli può soltanto riconoscere; nell'Edipo Re riconosce a poco a poco i segni dell'oracolo che si sta attuando, nell'Edipo a Colono riconosce invece il luogo dove deve morire. Si può pertanto affermare che a Tebe riconosca la sua vita, mentre a Colono riconosca la sua morte.
Terzo e ultimo elemento è la volontà. Edipo stesso, nella prima tragedia, compie azioni che in seguito definisce come atti involontari e subiti, non fatti di sua spontanea volontà. Nell'Edipo a Colono egli addirittura si astiene dall'agire, proclamandosi incapace e mostrando disapprovazione nei confronti di Creonte, che crede di sapere tutto e di poter fare tutto.
Torna all'indice

Un rapporto ambiguo?

Dall'analisi fin qui condotta potrebbe emergere un giudizio di ambiguità nel rapporto tra l'Edipo Re e l'Edipo A Colono. Il protagonista è l'esempio per eccellenza dell'ambiguità: da una parte infatti egli si dichiara assolutamente innocente, dall'altra sottolinea però l'orrore di quanto è successo e da un lato è un critico radicale del passato, dall'altro è un pio esecutore del futuro. Nonostante sussista questo genere di rapporto tra le due tragedie, l'Edipo a Colono si pone sicuramente in continuità e presuppone per forza l'esistenza dell'Edipo Re, non soltanto per lo svolgimento logico dei fatti, ma anche per la natura intrinseca del personaggio. Edipo, dopo la sua azione nelle due tragedie di Sofocle, appare ormai come personaggio esclusivamente teatrale: riprendere in considerazione il suo mito significa quindi riconsiderare la sua consistenza drammatica, riutilizzandone la sempre nuova e inquietante spettacolarità.
Torna all'indice
Torna alla pagina precedente