Edipo in Omero






La fonte più antica in cui è possibile individuare tracce del mito edipico è rappresentata dai testi omerici dell'Iliade e dell'Odissea.
In particolare sono presenti cenni all'eroe in due brevi passi. Il primo si trova nell'Iliade, nel contesto dei giochi funebri in onore di Patroclo, (Y 677 sgg.): si tratta di un rinvio a un celebre episodio dell'agonistica mitica, ai giochi per la morte di Edipo. Da questo passo si desume con sicurezza la morte dell'eroe a Tebe, ma non è possibile indicare con altrettanta sicurezza il modo in cui egli muoia. Il termine impiegato dall'autore in riferimento a Edipo è "dedoupotos". Esso ha dato adito a due interpretazioni principali: la prima individua in questo verbo un modo particolare di morte, accompagnata dal rumore; la seconda interpretazione tende invece a considerare "dedoupotos" con il semplice significato di morto.

Edipo morto in battaglia?


Se si tiene conto della prima interpretazione, quella che coglie nel verbo doupeo un riferimento al rumore che accompagna la morte, si possono fare due diverse ipotesi. Nel primo caso la morte rumorosa viene connessa alla morte in battaglia; Omero vorrebbe quindi indicare la caduta di Edipo durante un combattimento. Potrebbe esserci perciò un'allusione alla morte dell'eroe nella grande guerra tebana, al suo combattimento accanto ai valorosi guerrieri che in Esiodo sono detti lottare sotto le mura della città per le sue greggi, oppure potrebbe trattarsi addirittura di un riferimento al figlio Polinice; anche se, in questo caso, sarebbe necessario considerare "Oidipodes" come patronimico. Comunque, pur essendo possibili interpretazioni del genere, non appare alcuna traccia di eventi bellici in tutti i testi antichi che contengono informazioni sulla morte di Edipo a Tebe; tali interpretazioni devono quindi essere tenute in secondo piano.
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Edipo morto suicida?


Sempre considerando la connessione del verbo doupeo con una morte rumorosa, è possibile riferirlo a un eventuale suicidio di Edipo, che può essere connesso con l'autoaccecamento tramandato dalla tradizione letteraria successiva. Il suicidio consisterebbe quindi nella decisione presa dall'eroe di buttarsi in un kremnos, per porre fine alla sua esistenza. L'abisso in cui egli precipita è un'immagine nata evidentemente dalla suggestione del barathron. Esso ha avuto nella storia della Grecia antica principalmente due funzioni: in un primo tempo questa era una forma arcaica di esecuzione capitale, attuata nei confronti di quei cittadini o di quegli stranieri giudicati colpevoli di reati contro l'incolumità della polis; in un secondo tempo, invece, il barathron era utilizzato come mezzo per privare della sepoltura il reo già giustiziato, colpevole di un reato particolarmente grave.
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Edipo semplicemente...morto?

La seconda interpretazione possibile del participio dedoupotos è quella che considera il verbo con il semplice significato di morire. A favore di questa ipotesi gioca il fatto che il termine sia di formazione recente, e abbia perciò perso parte del senso originario, che è andato affievolendosi. Dal senso di "cadere con un tonfo imbracciando le armi", è passato al senso di "cadere in battaglia", per arrivare infine ad assumere il significato di morire. Anche molti altri autori ellenistici, come ad esempio Apollonio, utilizzano il verbo doupeo con quest'ultima accezione. Il secondo passo omerico in cui è possibile individuare un richiamo all'eroe tebano è quello della nekuia, in Odissea, L 271 sgg., in cui l'autore parla prima brevemente della sorte di Edipo dopo la rivelazione dell'incesto, poi del suicidio di Epicasta, infine afferma che Edipo rimane in vita, anche se in preda ai dolori che sono opera delle Erinni della madre. Questo accenno finale non deve per forza essere inteso come un richiamo alla morte dell'eroe; infatti le Erinni in Omero possono avere due ruoli: da un lato rappresentano la cieca follia che spinge a compiere azioni prive di senso; d'altra parte esse occupano un ambito di potere caratterizzato dalla difesa dei diritti di determinate persone o di determinate circostanze. Pertanto niente porta a considerare questo accenno omerico come la presentazione della morte dell'eroe.
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In conclusione...


Le notizie sicure di cui siamo in possesso per quanto riguarda il mito di Edipo in Omero sono quindi ridotte alla morte di Epicasta suicida e al fatto che Edipo continui a regnare fino alla morte. Non ci sono inoltre accenni espliciti alla morte dell'eroe in guerra, al suo suicidio, o infine all'autoaccecamento. In particolare quest'ultimo aspetto potrebbe essere dovuto all'intervento massiccio che la religione delfica ha avuto sul mito, e sarebbe quindi stato introdotto solo in un secondo momento. All'autore dei poemi omerici non importa precisare il modo di morte dell'eroe: per lui è sufficiente attuare un richiamo alla sua sorte nell'Iliade, e affermare che ci sono i giochi funebri in suo onore nell'Odissea.Non è quindi possibile andare al di là delle semplici supposizioni attuate per quanto riguarda la morte di Edipo secondo Omero.
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