Il mito di Edipo



Il personaggio di Edipo e le vicende di cui egli è protagonista ci sono noti in una serie di varianti, la vesione più suggestiva e più nota è però quella tramandataci nelle tragedie di Sofocle, in particolare dall' Edipo re e dall'Edipo a Colono.

Edipo appartiene alla discendenza di Cadmo, mitico fondatore della città di Tebe: tutti i suoi antenati, dunque, hanno regnato sulla città. Il padre di Edipo, Laio, è re di Tebe nel momento in cui ha inizio la narrazione mitica. Fin dalla nascita, Edipo è segnato da una maledizione: nella versione sofoclea, è un oracolo ad annunciare che il nascituro avrebbe ucciso suo padre, mentre in Eschilo e in Euripide l'oracolo interviene ancor prima del concepimento, mettendo in guardia Laio con il preannuncio della sua sciagura e di quella dell'intera casa regnante. Per evitare il compimento dell'oracolo, Laio espone il bambino appena nato, dopo avergli forato i piedi con una fibbia (di qui la probabile etimologia del nome di Edipo come "piede gonfio"). In alcune versioni si narra che il piccolo fu abbandonato in mare in un canestro di vimini sigillato, altrove che egli fu chiuso in un vaso nel pieno dell'inverno e lasciato in un luogo disabitato, dove fu trovato da alcuni pastori che lo portarono al loro re senza eredi. Nella versione di Sofocle, fu un servitore di Laio a consegnare personalmente il bambino ai pastori stranieri. In tutti questi casi la vicenda dell'esposizione termina con la crescita del protagonosta presso un re, il cui nome è sempre Polibo, sebbene lo si collochi in diverse città. Durante l'infanzia e l'adolescenza Edipo vive presso la corte di Polibo, di cui è convinto di essere il figlio. La ragione per cui a un certo punto egli abbandona i genitori adottivi varia a seconda delle fonti del mito: la versione più arcaica lo vede allontanarsi alla ricerca di cavalli rubati, ma i tragici introducono motivazioni più sottili dal punto di vista psicologico: secondo Sofocle, durante una lite un commensale ubriaco aveva rivelato a Edipo, per insultarlo, che egli non era il figlio del re, bensì un trovatello. Allora il protagonista decide di interrogare l'oracolo di Delfi circa le sue origini. Durante questo viaggio, Edipo incontra suo padre Laio e in una strettoia lo uccide in seguito a un diverbio con la scorta che intima al protagonista di far passare per primo il re di Tebe. La profezia del parricidio è dunque realizzata. L'oracolo di Delfi, che a seconda delle versioni viene interpellato prima o dopo l'assassinio, annuncia a Edipo i crimini che è destinato a compiere, cioè il parricidio e l'incesto con la madre; spaventato e convinto che i suoi genitori siano quelli adottivi, il protagonista fugge lontano dalla casa dove è stato allevato e si dirige verso Tebe. Giunto a questa città, Edipo affronta la sfinge, un mostro talora rappresentato mezzo leone e mezzo donna, che gli impone di risolvere un indovinello:
"Qual è l'essere che cammina pima con quattro gambe, poi con due e infine con tre e, contrariamente all'opinione comune, è tanto più debole quante più gambe gambe ha?"
La risposta di Edipo, "L'uomo", è corretta: l'eroe evita che la sfinge lo divori e libera la città dalla minaccia del mostro: egli viene così accolto festosamente e in premio gli viene data in sposa la madre Giocasta, rimasta vedova in seguito all'assassinio di Laio.
Il regno di Edipo su Tebe non è però lungo: il segreto della sua origine presto emerge, anche se con modalità diverse a seconda delle versioni. Una prima tradizione, più arcaica, racconta che Giocasta scoprì le cicatrici sulle caviglie del protagonista, mentre la tragedia di Sofocle presenta un percorso di scoperta molto più articolato e quindi atto a suscitare emozioni nel pubblico.
A causa della colpa di cui Edipo si è involontariamente macchiato, una tremenda pestilenza si è abbattuta sulla città; preoccupato, Edipo invia a Delfi il cognato Creonte, il quale, una volta tornato, annuncia che la peste si placherà solo quando la morte di Laio sarà vendicata. Edipo allora maledice l'assassino ignorando di maledire se stesso.
Viene interrogato anche Tiresia, che, grazie alle sue facoltà divinatorie, conosce l'identità dell'assassino, ma proprio perchè sa che si tratta di Edipo, il veggente risponde evasivamente, cosicchè Edipo si convince che l'assassino sia il cognato Creonte, assistito dallo stesso Tiresia. Tuttavia, nel momento in cui Giocasta gli comunica le circostanze più precise della morte di Laio, Edipo è preso dai sospetti, che trovano una ulteriore conferma nell'arrivo di un messaggero che annuncia la morte di Polibo, che quindi non è ucciso da colui che ritiene di essere suo figlio.
Giocasta, inorridita, si suicida nel palazzo, mentre Edipo maledice la propria stirpe e si acceca, autoesiliandosi da Tebe.
Nella versione tramandata dall'epica omerica, dopo il suicidio di Giocasta Edipo continua a regnare: segno di una sensibilità profondamente diversa da quella dei poeti tragici, che descrivono Edipo,vittima della sua stessa maledizione, costretto a vagare, vecchio e cieco, fino a trovare la morte in Attica, a Colono.
La maledizione e la colpa di Edipo si ripercuotono anche sulla sua discendenza: Eteocle e Polinice si uccidono a vicenda alle porte di Tebe nella guerra per il potere sulla città, mentre Antigone viene sepolta viva per aver cercato di seppellire il cadavere di Polinice, il fratello traditore della patria, contravvenendo al divieto di Creonte, divenuto tiranno di Tebe.

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