CLAUDE LEVI-STRAUSS


Scena di partenza




Premessa generale

L'opera di LÚvi-Strauss si colloca in netto superamento rispetto alle due altre principali correnti interpretative del mito della sua epoca:
Entrambe queste soluzioni presentano alcuni limiti e rischiano talora di maneggiare arbitrariamente il materiale mitico.
LÚvi-Strauss, pur rompendo con queste scuole interpretative, si pone in continuitÓ rispetto a studiosi come Mauss e DumÚzil.

Secondo Mauss il mito Ŕ accostabile, come fenomeno prima ancora che come oggetto di studio, al linguaggio. Il simbolo mitico si definisce allora in duplice riferimento alla realtÓ socio-storica con le sue esigenze specifiche e alla regola linguistica, sebbene esso sia dotato di originalitÓ rispetto a entrambe queste cose. Il mito avrÓ allora un valore totalizzante, capace di esprimere le diverse componenti del mondo umano.

DumÚzil fa un passo avanti. Con l'ausilio di discipline quali la filologia comparata e la sociologia storica, egli introduce la possibilitÓ di raggruppare i vari sistemi religiosi indoeuropei in un unico ambito di studio entro il quale operare in modo comparativo.
Scopo della ricerca Ú identificare l'ideologia cui fanno capo la religione e il rituale; Ŕ per˛ inopportuno che lo studioso cerchi nel mito la cartina al tornasole per risalire al contesto storico, poichÚ un'operazione del genere presenterebbe un alto grado di arbitrarietÓ, date le possibili distorsioni esistenti tra i due piani, quello della storia e quello mitologico.
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Mitemi e fasci di relazioni

Le premesse sulle quali si basa l'analisi del mito di Edipo compiuta da LÚvi-Strauss sono derivate in parte da Mauss, per quanto riguarda l'approccio al mito come a un sistema linguistico dotato di strutture proprie, e in parte da DumÚzil, con cui l'antropologo concorda nell'identificare il fine dello studio mitografico con il rilievo di strutture mentali articolate.

LÚvi-Strauss utilizza gli strumenti propri dell'analisi strutturale, cui accosta quelli della linguistica. Distinguendo tra lingua e parola, egli prende tuttavia in considerazione solo la prima, cioÚ la modalitÓ comunicativa e non l'utilizzo che ne fa il singolo locutore.
D'altro canto, il mito Ŕ dotato pure di una dimensione metalinguistica, grazie alla quale riesce a distaccarsi dal fondamento linguistico per rivelare un significato superiore alla mera narrativitÓ.
Il mitologo deve allora cercare di isolare le unitÓ costitutive di questo livello superiore (mitemi) dalle altre unitÓ linguistiche (fonemi, morfemi, etc.), per riuscire a identificare i tratti originali del mito.

Come ogni altra unitÓ costitutiva dell'espressione linguistica, il mitema Ŕ una relazione; tuttavia, una unitÓ costitutiva cosý ampia dovrÓ distinguersi dalle altre. L'originalitÓ di LÚvi-Strauss sta nell'aver introdotto il concetto di fascio di relazioni come grande elemento costruttivo del mito. Tale premessa fondamentale Ŕ ricavata dalla constatazione della natura insieme diacronica e sincronica della narrazione mitica.
Una volta scomposto in mitemi, il mito pu˛ essere manipolato fino a raggiungere una soddisfacente distribuzione nei diversi fasci di relazioni. I mitemi vengono incasellati in una tabella nella quale le bande orizzontali segnalano lo svolgimento diacronico della narrazione, mentre quelle verticali stanno ad indicare i fasci di relazione che i mitemi compongono.
Questo metodo si comprende agevolmente ricorrendo al paragone usato dallo stesso LÚvi-Strauss: la tabella suddetta pu˛ essere accostata a una partitura musicale: la lettura orizzontale identifica il susseguirsi delle note, mentre quella verticale permette di rappresentare l'armonia, ovvero le note eseguite dai diversi strumenti nella medesima unitÓ di tempo.

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Il mito di Edipo

La tecnica operativa illustrata prima viene applicata anche al mito di Edipo, o meglio all'intera saga dei Labdacidi.

Nella prima colonna troviamo una serie di episodi nei quali dei membri della famiglia ricevono dei trattamenti pi¨ intimi di quanto sia normale o consentito dalla norma tradizionale: si tratta dunque di rapporti di parentela sopravvalutati.
La seconda colonna traduce la medesima relazione, ma in senso inverso: siamo qui di fronte a rapporti di parentela sottovalutati o svalutati.
La terza colonna propone dei mostri e illustra la loro distruzione.
La quarta, infine, propone i nomi dei tre esponenti pi¨ importanti della dinastia dei Labdacidi. L'antropologo, pi¨ ancora del linguista, Ŕ portato ad osservare che questi tre nomi hanno, nella loro possibile etimologia, un ambito semantico comune: la difficoltÓ a camminare diritto.

In riferimento alla terza colonna, si pu˛ ricavare che la vittoria sul mostro, che Ŕ per statuto una forza terrestre (gli Sparti sono addirittura generati dal suolo), ha il valore generale di una negazione dell'autoctonia originaria dell'uomo.
Questa ipotesi consente di intendere meglio anche la quarta colonna. Nella mitologia, come nota lo studioso, l'uomo, appena nato dalla terra, viene alle volte rappresentato come incapace o goffo nel camminare. Riporta anche alcuni esempi per suffragare la sua tesi, citando le tradizioni di alcune trib¨ pellerossa o asiatiche. La quarta colonna rappresenterebbe allora la persistenza dell'autoctonia dell'uomo.
Se ne ricava che la colonna quattro sta alla tre come la uno sta alla due.

L'interpretazione di LÚvi-Strauss vede dunque nel mito di Edipo o perlomeno nella struttura di pensiero che esso sottointende l'incapacitÓ, da parte di una societÓ basata sulla negazione delll'autoctonia, di riconoscere che ciascun individuo Ŕ nato dall'unione di un uomo e di una donna. Si nega che l'uomo nasca dalla madre Terra, insomma, ma senza essere in grado di trovare un altro modo di generazione.
Il mito di Edipo tenta allora di formulare e di suggerire una risposta a questo interrogativo: nasciamo da uno solo o da due? E ancora, il medesimo nasce dal medesimo o dall'altro?
La sopravvalutazione del legame di sangue cerca di liberare l'uomo dall'autoctonia, ma non vi riesce completamente: da qui la rivincita dell'autoctonia medesima e la negazione del legame di parentela.

Alcuni potranno obiettare che nelle versioni pi¨ antiche del mito, ad esempio in Omero, mancano sia il suicidio di Giocasta sia l'accecamento di Edipo.
In realtÓ queste due componenti non possono modificare l'interpretazione proposta dal momento che rientrano rispettivamente nelle colonne tre e quattro, quali esempi di autodistruzione e del tema della infermitÓ. In particolare l'autoaccecamento segna, nel passaggio dal piede alla testa, l'evoluzione dalla negazione dell'autoctonia all'autodistruzione.
E' chiaro che il metodo di LÚvi-Strauss libera anche lo studioso dall'ostacolo della ricerca a tutti i costi della versione archetipica del mito.

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LÚvi-Strauss e Freud

Esiste un punto di contatto tra l'interpretazione antropologica e quella psicanalitica del mito di Edipo.
Il problema posto da Freud in termini edipici non sarÓ pi¨ quello dell'autoctonia e della sua negazione in una societÓ, ma si tratta pur sempre di capire, scrive LÚvi-Strauss, come uno possa nascere da due: perchŔ non abbiamo un solo genitore, ma un padre e in pi¨ una madre? In questi termini l'interpretazione freudiana pu˛ essere addirittura considerata come una delle tante varianti assunte dal mito di Edipo nel corso dei secoli: anch'essa infatti sembra derivare dalla medesima struttura intellettuale.
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