SIGMUND FREUD






L'interpretazione che Freud diede del mito di Edipo così come esso compare nella tragedia sofoclea non rappresenta solo uno dei tanti punti di vista espressi dagli studiosi nel corso del tempo, bensì si configura anche come un termine di paragone imprescindibile per le interpretazioni successive. E' vero infatti che, in un modo o nell'altro, ogni ellenista o storico che abbia preso in considerazione il mito edipico dopo Freud ha dovuto prendere in considerazione le teorie di quest'ultimo, se non altro per confutarle, rettificarle, adattarle.
D'altro canto, il peso rivestito dall'interpretazione freudiana per gli studi successivi corrisponde all'importanza di essa all'interno dello stesso tessuto teorico elaborato da Freud con la psicanalisi.

L'analisi dei sogni

Sigmund Freud arriva a elaborare le proprie tesi a partire dalla sua esperienza di medico neurologo; come riferisce ne L'interpretazione dei sogni, tra i soggetti affetti da nevrosi o anche sani da lui esaminati, molti avevano sogni ricorrenti di morte dei parenti. All'interno della casistica dei sogni di morte dei genitori, era poi evidente che essi tendevano a sognare la morte del genitore del medesimo sesso.
Partendo dalla regola secondo la quale il sogno non rappresenta i desideri del momento in cui si vive, bensì desideri provati in epoche passate, Freud arriva a sostenere che in generale ogni bambino è portato, nei primi cinque anni di vita, ad essere attratto da genitore di sesso opposto e a percepire come rivale ostile quello del medesimo sesso, fino a desiderarne la morte.

Si potrebbe pensare che tale ostilità derivi dal desiderio, da parte del maschio, di raggiungere il prestigio detenuto dal padre in una società fondamentalmente patrilineare, e, da parte della femmina, di raggiungere l'indipendenza sessuale che invece le viene negata dalla madre.
In realtà il periodo in cui il bambino soffre del complesso di Edipo, che lo porta alle reazioni descritte sopra, deve essere collocato nella prima infanzia e non nell'adolescenza per poter essere rilevante nella strutturazione della personalità individuale.

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La leggenda di Edipo

Freud ritiene che la conferma alla sua teoria psicanalitica possa venire dalla leggenda edipica così come è stata elaborata dalla tragedia sofoclea ( Freud non conosce, o mostra di non conoscere, le altre versioni del mito).
Come altri suoi contemporanei, Freud rigetta l'interpretazione degli ellenisti corrente nel suo tempo secondo la quale l'Edipo re può essere interpretata solo come una "tragedia del destino". Egli ritiene che il successo della tragedia risieda soprattutto nella sua "materia", cioè nella vicenda di Edipo stessa. Infatti, se si accetta, seguendo la tesi di Freud, che nei primi anni di vita tutti hanno desiderato unirsi con la madre e uccidere il padre (o viceversa, nel caso delle femmine), è ovvio che la tragedia non fa che mettere in atto, sulla scena, i desideri infantili di ogni persona umana.
Sarebbe proprio per questo, secondo lo psicanalista, che il mito di Edipo è ancora capace di commuovere, mentre le tragedie moderne del destino non riescono più a farlo. Per usare le parole di Freud:

Il suo destino (quello di Edipo) ci colpisce solo perché avrebbe potuto essere il nostro, perché l'oracolo ha fatto a noi, come a lui, la stessa maledizione prima della nostra nascita.(...) Re Edipo ci mostra semplicemente la soddisfazione dei nostri desideri infantili.

La presunzione dello psicanalista sta forse nell'aver identificato come universale la commozione suscitata dal dramma e nell'aver trovato nella speciale materia di esso l'unica, universale "molla" che genera l'effetto tragico.

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La repressione e la tragedia

Essendo generalmente il pubblico teatrale composto da persone adulte, nessuna di esse, a meno di essere affetta da nevrosi, soffrirà del complesso di Edipo. La tragedia non rivela dunque un desiderio presente, ma uno passato, ed è tanto più capace di suscitare commozione quanto più tale desiderio è stato rimosso dall'inconscio.
Ma la tragedia agisce in modo simile alla psicanalisi, costringendo ciascuno a porsi dinanzi a ciò che si era misconosciuto perché contrario alla morale.

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Fraintendimenti ed evoluzioni

Come è stato messo in evidenza da Guido Paduano (Lunga storia di Edipo re, Einaudi, Torino, 1994) la questione del complesso di Edipo applicato al personaggio non è il nucleo fondamentale della teoria, quanto piuttosto un prodotto della sua distorsione.
Il punto di partenza per lo psicanalista non è Edipo, ma il successo della tragedia di Sofocle che ne parla, successo che avveniva presso gli antichi non meno che presso i moderni: l'orizzonte psichico che si prende in considerazione è solamente quello dello spettatore, al di là delle categorie spazio-temporali.

L'obiezione che viene usualmente rivolta alla teoria di Freud su Edipo, cioè che questi non conosce l'identità né della donna con cui commette incesto, né dell'uomo assassinato, né tantomeno ha con loro relazioni di affetto, cade nel nulla: il desiderio, appunto perché inconscio, non deve necessariamente essere palese. Oltretutto, facendo scivolare la questione nella categoria dell'inconscio, la teoria che la sostiene non è più falsificabile. Si dice che con l'Edipo re i desideri rimossi dello spettatore sono espressi dall'azione scenica, dalla situazione di fatto del protagonista.
Appare allora chiaro che secondo Freud Edipo non realizza i sogni della propria infanzia, ma quelli di ciascuno degli spettatori: anche per questo Freud non etichetta come nevrotico il personaggio, cosa che invece fa con altri protagonisti di tragedie che secondo lui non hanno superato la fase edipica(per esempio Amleto).

Se la presunzione iniziale di Freud stava nella pretesa universalità della sua teoria, lo stesso psicanalista si preoccupa in seguito di elaborare, senza negare quanto aveva prima sostenuto, una nuova possibile interpretazione del personaggio di Edipo: nel Compendio di psicoanalisi egli sostiene che Edipo si acceca in base al senso di colpa che gli viene imposto dal suo Super-ego; quest'ultimo però non condanna i desideri non seguiti dai fatti, come fa nel caso della psiche infantile, bensì i fatti senza desideri: come osserva giustamente Paduano (Introduzione all'Oedipus di Seneca, Rizzoli, Milano), in queste righe Freud offre gli elementi necessari per interpretare in un modo originale la tragedia leggendovi non tanto l'espressione del complesso di Edipo, quanto la sua immagine speculare, in modo tale da evitare le aporie insite nella lettura che invece ne viene data ne l'interpretazione dei sogni.

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