Edipo senza complesso?



Il sonno della ragione genera mostri di Goya

Antiquam quaerere matrem

Perché rileggere oggi il mito di Edipo ?
Che cosa ha da spartire la poesia dell'antico re di Tebe con le prosa delle reti telematiche?
E' la domanda che si porrà chi legge il seguito di questo testo, che parte da un'esposizione sommaria del celebre mito dei Labdàcidi per poi passare a una analisi della particolare configurazione assunta dal mito stesso nel poeta tragico greco Sofocle, (V sec. a. C.) che è l'autore dal quale deriva la maggior parte dei dati e delle notizie in nostro possesso .
In particolare, le due tragedie di Sofocle afferenti alla figura di Edipo, e cioè l'Edipo re e l'Edipo a Colono meritano attenzione primaria da parte di chi voglia sapere qualcosa sulla straziante vicenda del loro protagonista.

La tradizione letteraria greca e latina sarnno seguite da Omero alla tarda antichità, per cogliervi la presenza o almeno le tracce di questo mito inquietante.
Si passerà poi alla cultura europea , nel cui ambito sono di particolare interesse alcune interpretazioni o rivisitazioni contemporanee, tra le quali spiccano per la loro provocatoria originalità le letture del mito svolte da Freud, da Propp, da Lévi-Strauss e da Pasolini.

In particolare, il complesso di Edipo è una delle tematiche su cui si è particolarmente accanita la critica, divisa tra fautori del metodo psicanalitico e studiosi di letteratura greca, ai quali le suggestioni freudiane sono sembrate astratte e lontane dall'effettivo spessore del mito greco. Ma qualche decennio prima che fosse concepita l'interpretazione freudiana il mondo accademico era già stato percorso da una polemica sul mito di Edipo: il modello nietzschiano di un Edipo "eroe della saggezza dionisiaca", annidato nella più generale polemica sull'arte tragica, aveva destato le acide repliche del princeps philologorum Ulrich von Wilamowitz: per lo stato della questione cfr. G. Ugolini, Friedrich Nietzsche, il mito di Edipo e la polemica con Wilamowitz, in "Quaderni di storia" XVII n. 34, 1991, pp. 41-61.
Una trentina di anni fa queste problematiche sembrarono definitivamente chiuse dall'intervento di J.-P. Vernant, Oedipe sans complexe, che vide la luce originariamente nel 1967, poi ripubblicato nel volume di J.-P. Vernant e P. Vidal-Naquet, Mythe et tragédie en Grèce ancienne, Parigi 1972 (trad. it. Mito e tragedia nell'antica Grecia, Einaudi, Torino 1976, pp. 64-87), secondo il quale il senso dell'Edipo di Freud e degli psicanalisti "non è quello che cercano l'ellenista e lo storico, un senso presente nell'opera, iscritto nelle sue strutture e che bisogna ricostruire laboriosamente attraverso uno studio a tutti i livelli del messaggio costituito da un racconto leggendario o da una finzione tragica".
Ma la recente comparsa del libro di G. Paduano, Lunga storia di Edipo re, Einaudi, Torino 1994, ha riaperto i termini del dibattito prospettando e sperimentando la possibilità che l'interpretazione freudiana, sottoposta al vaglio di un riscontro diretto con il testo dell'Edipo re, consenta di approfondire l'esplorazione del senso della tragedia di Sofocle. Certo è, in ogni caso, che l'Edipo freudiano costituisce il referente d'obbligo per tutte le rivisitazioni teatrali del Novecento, che propongono l'illecito come cifra essenziale dell'io.

Ripensare Edipo ha dunque una dignità storiografica non inferiore a quella di qualsiasi altra ricerca, se si tiene presente che l'Edipo re appartiene al ristrettissimo numero di capolavori che hanno riproposto nei secoli una sfida ermeneutica mai sopita.

Giunti al termine di questo percorso, a chi ci chiederà quale senso abbia conoscere oggi il mito di Edipo, si potranno dare varie risposte, ma una in particolare può essere suggerita fin da ora e nei seguenti punti:

[Progetto a cura di Angelo Roncoroni; contributi raccolti e predisposti da Beatrice Penati.]