Il santuario di Apollo a Delfi


Pianta del santuario di Delfi


Delfi si trova nella regione della Focide, a ridosso dell'altopiano meridionale della catena del Parnaso, a 500 metri di altitudine ma non troppo lontano dal mare: il golfo di Corinto dista infatti solo 8 chilometri.

Il santuario risale molto probabilmente all'età micenea, ma in origine esso non era adibito al culto di Apollo: prima di lui si erano infatti succeduti a Delfi la Terra, Temi e Febe, come alcuni miti eziologici lasciano presumere. Resta quindi aperto il problema circa la collocazione cronologica della attribuzione dell'oracolo ad Apollo.

L'amministrazione del santuario era affidata alla città di Delfi, ma il controllo sull'area sacra e sui riti era esercitato per lo più dalla cosiddetta anfizionia pilaio-delfica, associazione di dodici popoli e città risiedenti nelle vicinanze di Delfi e del santuario di Demetra ad Antela, presso le Termopili. Il fatto che l'anfizionia dovesse proteggere l'oracolo da ingerenze esterne non impedì comunque lo scoppio di numerose guerre sacre.
Delfi era infatti considerato un santuario panellenico, cioè frequentato da tutti i Greci, specialmente nella forma delle theoriai, le ambascerie religiose inviate dalle città-stato a consultare il dio. Inoltre, Delfi era incluso tra i santuari della periodos, che organizzavano ogni quattro anni competizioni di vario genere adattando il naturale spirito agonale dei Greci alle loro esigenze religiose. Delfi allestiva le gare pitiche, esattamente come Olimpia le Olimpiadi, Nemea le gare nemee, il santuario di Poseidone a Corinto i giochi istmici; tutto questo spiega la presenza di alcuni edifici sportivi entro il recinto sacro del santuario.

In questo recinto, detto temenos, si aprivano alcune porte; una di esse costituiva l'imbocco della via sacra, che si snodava tra gli edifici del santuario fino allo spiazzo antistante l'altare e il tempio. Quest'ultimo fu ricostruito due volte, dopo un incendio nel 548 e dopo un terremoto nel 505 a.C., ma l'ultima riedificazione fu terminata solo in epoca ellenistica, nel 325, quando ormai era iniziato il declino del santuario. I resti a noi pervenuti sono quelli di un tempio periptero esastilo con alto crepidoma a tre gradoni, dotato di pronao, cella e opistodomo.
Molte città greche e magnogreche hanno lasciato a Delfi offerte monumentali, siano esse statue o più frequentemente tesori, ossia piccoli edifici ove conservare offerte ed ex voto, secondo l'uso di consacrare agli dei la decima parte del bottino delle battaglie.

Sono dunque due le componenti emotive alla base del santuario: da un lato il sentimento panellenico, espresso nella donazione del tripode dopo la vittoria a Platea contro i Persiani (479), dall'altro il particolarismo orgoglioso delle singole poleis.

L'oracolo di Apollo a Delfi è forse il più famoso tra quelli della Grecia antica, dove era diffusa la pratica della divinazione per entrare in contatto con gli dei e conoscerne, almeno parzialmente, la volontà. Nel mondo greco esistevano due diversi tipi di divinazione. quella attraverso i segni (volo degli uccelli, visceri degli animali sacrificati, fiamma dell'altare...) e quella orale, che però necessitava comunque di una interpretazione. All'inizio a Delfi le consultazioni avvenivano una sola volta all'anno, ma in età classica esse assunsero scadenza mensile, salvo la possibilità di consultazioni straordinarie. Nella consultazione i Greci hanno la precedenza sui barbari e tra i Greci i primi sono i cittadini di Delfi, poi gli altri membri dell'anfizionia delfica.
Prima della consultazione era necessario fare delle offerte: in primo luogo il pelanos, in origine in natura, che poi divenne una tassa, variabile a seconda della consultazione, destinata agli abitanti di Delfi per le spese del culto. Vi è poi un sacrificio preliminare detto prothysis, la cui vittima, generalmente una capra, deve essere fatta tremare con l'aspersione di acqua fredda come segno di assenso.

Le offerte servivano anche al mantenimento del personale permanente del santuario: i profeti, che vigilano sull'oracolo, gli Hosioi, che si occupano del rispetto dei riti, ma soprattutto la Pizia, incaricata di trasmettere la parola del dio.


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La Pizia

La sacerdotessa di Delfi viene scelta a vita tra le donne di Delfi, senza limite d'età; unici obblighi che le sono richiesti sono la purezza rituale e la continenza. Ci potevano essere anche più pizie contemporaneamente.
La tradizione descrive il momento del vaticinio vero e proprio come un atto di mania profetica in cui la Pizia è invasata dal dio mentre, seduta su un tripode, aspira il vapore che esce da una fessura nel suolo, presso l'omphalos, l'ombelico del mondo, forse masticando vegetali allucinogeni come l'alloro.


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Il declino

Gli storici antichi parlano di un declino dell'oracolo sin dalla fine dell'epoca classica; in realtà sembrerebbe che solo la domanda di consultazioni circa gli affari pubblici sia calata nel corso del tempo. Si tratta di un fenomeno abbastanza plausibile, se si tiene presente il cambiamento nella natura del potere politico delle città a cui si assiste da Alessandro Magno in poi; inoltre, era tradizionalmente l'oracolo di Delfi a fornire la sanzione religiosa, necessaria a conferire autorità, ai risultati della evoluzione delle poleis: quando tale evoluzione cessa di esistere, venuta meno l'autonomia cittadina, una delle ragioni d'essere dell'oracolo svanisce.


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Le gare pitiche

Le competizioni organizzate a Delfi erano pressoché identiche a quelle che si svolgevano negli altri santuari della periodos: corsa semplice, doppia e lunga, lotta, pugilato, pancrazio e pentathon per quanto riguarda le prove ginniche, corse di cavalli ed anche prove musicali, tra cui l'esecuzione del nomo citarodico (canto con la cetra) e del nomo pitici (esecuzione di brani di flauto sul soggetto della lotta di Apollo contro il Pitone). In occasione delle gare veniva indetta una tregua di un anno, che permetteva ai pellegrini di recarsi senza rischi al santuario. Sono molte le testimonianze della partecipazione degli antichi alle gare: l'auriga di Delfi, parte di un gruppo donato al santuario dopo una vittoria equestre, ma anche le liriche corali composte da Pindaro e Simonide per i vincitori.


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