EDIPO CON IL COMPLESSO


Pier Paolo Pasolini con la madre





Edipo alla luce del complesso

La lettura psicanalitica dell'Edipo re ha inizio con la constatazione di un "singolare equivoco": Edipo, dopo aver ricevuto il responso oracolare che gli preannuncia l'incesto e il parricidio, non torna a Corinto, pur sapendo che lÓ vi sono i suoi genitori adottivi, bensì si dirige vero Tebe, e così facendo insegue il proprio fantasma. A parere dello psicanalista francese Didier Anzieu, dunque, egli decide inconsciamente di sottostare al proprio destino.
Si tratta di un grosso fraintendimento: dal testo tragico non risulta in alcun modo che Edipo fosse a conoscenza di essere figlio adottivo di Polibo e Merope: anzi, egli appare convinto fino alla fine che siano loro e non altri i suoi veri genitori. Ne consegue che la sua fuga da Corinto è un mezzo con il quale il protagonista crede di sfuggire al suo destino, e non viceversa.
E' possibile che Anzieu abbia basato la sua argomentazione su un episodio tutto sommato marginale: quando ancora si trovava a Corinto, un ubriaco che banchettava con lui lo insultò gridandogli "figlio presunto". Sebbene rassicurato dai genitori, Edipo decide di consultare l'oracolo per conoscere la sua genealogia.
Le motivazioni sulla base delle quali Sofocle introduce questo episodio sono diverse:

Proprio in questa presunzione e in questa incondizionata fiducia nei propri mezzi risiede la hybris di Edipo, che costituisce una delle molle della tragedia.
Il protagonista esce sconfitto suo malgrado dall'indagine che costituisce l'ossatura della trama, sebbene questa attività sia la più consona al personaggio, che fin dall'inizio si caratterizza come un astuto chiaroveggente: non è poi un caso che alla fine Edipo si accechi.
Reso saggio dalla prova, nell'Edipo a Colono il protagonista risalirà il cammino inverso fino a divenire eroe tutelare di Atene.

Questo non è l'unico caso in cui Edipo non si dimostra in grado di intendere correttamente un oracolo: anche quando il messaggero di Corinto gli riferisce l'abbandono di un bambino, Edipo non riesce a cogliere appieno il messaggio e prosegue nell'inchiesta nonostante le preghiere di Giocasta. Ma questo equivoco non ha niente a che vedere con la psicologia del profondo: Edipo crede che Giocasta non voglia far venire a galla una sua eventuale origine plebea.


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Il tema dell'incesto

Come si è osservato, l' interpretazione freudiana si fonda su un palese fraintendimento: se infatti Edipo non conosce la verità sulla sua origine, è chiaro che egli non soffre di alcun complesso.
Il personaggio materno per Edipo è e resta fino alla fine Merope: egli non può vedere in Giocasta chi l'ha generato dal momento che non l'ha mai conosciuta in questo ruolo. Se anche c'è incesto, dunque, manca il vincolo familiare che invece sta alla base del complesso di Edipo nella psicologia infantile. Oltretutto, Edipo sposa Giocasta indipendentemente dalla propria volontà: si unisce a lei solo perché questa è la clausola per l'esercizio del potere, per cui non è vero che il figlio desideri la madre.
Chi poi sostiene che Edipo trova al fianco della madre la felicità di chi ha realizzato un sogno, si sbaglia: Edipo trova la felicità proprio perché é inconsapevole dell'identità di Giocasta; infatti, quando si accorgerà di quel che ha fatto, svanirà per lui ogni possibile gioia.

E' anche stato osservato che Edipo vive il suo rapporto con Giocasta come se ella fosse un sostituto di Merope, per cui la madre biologica e quella affettiva si sovrappongono. In realtà Sofocle non ammette alcun eventuale carattere materno di Giocasta, per esempio tacendo che ella è molto più anziana di Edipo: un divario evidente nell'età sarebbe parso strano al pubblico ateniese, abituato a mogli più giovani dei loro mariti.

Si Ŕ voluta leggere tra le righe anche una rivalità tra Edipo e Creonte per possedere Giocasta. In realtà Edipo non è geloso della philia tra i due fratelli, dal momento che la gelosia che egli attribuisce a Creonte (e che questi non nutre) è detta phthonos, termine che indica l'invidia per il potere, la ricchezza, la fama, etc. e non certo per la donna.


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Il sogno e la realtà

Resta da considerare un ultimo tassello dell'interpretazione psicanalitica: Giocasta, con l'intento di rassicurare Edipo dopo il responso delfico, gli dice che "molti già nei loro sogni hanno diviso il giaciglio materno".
Questo particolare, già notato dallo stesso Freud, è stato letto in modo errato. I sogni hanno per i Greci valore di oracolo; l'affermazione di Giocasta cerca di rassicurare Edipo nel senso che o l'oracolo non significa nulla che gli uomini siano in grado di prevenire, o preannuncia un evento benefico.
Il modello a cui Sofocle fa riferimento è quello dell'aspirante tiranno Ippia, che, nel racconto di Erodoto, prima di entrare in Atene sogna di unirsi alla madre: il sogno viene interpretato come presa di potere sul suolo natale.

Non c'è traccia, in questo simbolismo, di angoscia né senso di colpa propriamente edipici. Ne consegue che non può essere l'universo onirico quale realtà astorica a dare senso alla opere della cultura.
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