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La musica ebraica nel periodo rinascimentale

In questo periodo, tradizionalmente visto come una fioritura artistica e culturale dopo il buio del Medioevo, il mecenatismo delle corti favorì anche i musicisti ebrei. Chi ebbe la fortuna di essere assunto in tali corti veniva in qualche modo "riscattato" agli occhi dei Cristiani in quanto potevano far a meno del contrassegno in feltro giallo con la stella di David. Salomone Rossi fu uno di questi, al servizio della corte di Mantova. La città di Mantova fu ricca in quel periodo di accademie musicali e compagnie drammaturgiche, tra cui una di soli Ebrei.
I musicisti più noti all'epoca, compositori ed esecutori, erano Anselmo e Matteo Rossi, Madama Europa, forse moglie, forse sorella di Salomone Rossi.

La produzione di quest'ultimo fu molto interessante dal punto di vista delle innovazioni che apportarono alle melodie, quanto possibile fedeli alla tradizione, nuova energia.
Allacciandosi, inoltre, alla teoria per cui l'arte della musica fosse nata in Israele, e poi divenuta patrimonio di tutta l'umanità, auspicava un ritorno degli ebrei a tale pratica

Il problema della polifonia era sicuramente rilevante, ma non decisivo per la critica contraria a Salomone Rossi e Leone Modena.
Gli hashirìm furono le uniche opere destinate al popolo ebraico, di tutta la loro produzione. L'opinione si divise: erano testi ebraici? Era sufficiente avere solo la musica, o solo il testo, relativi al mondo ebraico? Tentarono di far penetrare nel mondo sinagogale l'aria che si respirava nel mondo cristiano, un'eco di novità in una tradizione secolare.

Olga Romagnoni