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O mia patria sì bella e perduta...

Tema elegiaco per eccellenza, quello dell’esilio del popolo ebraico ha trovato ampia risonanza artistica sia nel campo poetico sia in quello musicale.

Il Salmo 137. Ne offre un esempio il famoso Salmo 137, che canta l’esilio degli ebrei lungo i fiumi di Babilonia affidando alla forza scabra delle immagini un messaggio di dolore e speranza. In esso l’amore per la terra di Sion si misura in base al rifiuto di profanare le melodie del Tempio in una terra straniera a contatto con la brutalità degli oppressori, nel ricordo degli edomiti, i vassalli d’Israele che avevano contribuito alla distruzione della città santa. Nel finale la maledizione prende corpo nella giustizia biblica del taglione, con l’immagine macabra di bambini sfracellati per vendetta contro la roccia.

1 Lungo i fiumi di Babilonia,

laggiù sedevamo in pianto

nel ricordo di Sion.

2 Ai salici di quella terra

appendemmo le nostre cetre.

3 Là ci chiedevano parole di canto i nostri oppressori

canzoni di gioia ci chiedevano quegli aguzzini:

"Cantateci i canti di Sion".

4 Ma come cantare i canti del Signore

in terra straniera?

5 Qualora mi dimentichi di te, Gerusalemme,

la mia destra si dimentichi di me.

6 Mi si attacchi la lingua al palato,

se mi dimentico di te, Gerusalemme,

se non pongo Gerusalemme sopra ogni mia gioia.

7      Ricordati, o Signore, dei figli di Edom,

che nel giorno di Gerusalemme gridavano:

"Distruggetela, distruggete anche le sue fondamenta".

8 Figlia devastatrice di Babilonia,

beato chi ti renderà l’infamia

che hai commesso contro di noi.

9 Beato chi afferrerà i tuoi piccoli

e li sfracellerà contro la roccia.

Il Nabucco di Verdi. Anche il celebre coro del Nabucco verdiano si svolge in terra di Babilonia. Su un libretto assai mediocre di Temistocle Solera, quest’opera rappresenta l’inizio della carriera di Giuseppe Verdi; a determinarne il trionfo nella Milano risorgimentale (la prima della Scala ebbe luogo il 9 marzo 1842) è certamente il messaggio di fondo secondo il quale Dio premia il coraggio dei popoli oppressi, che prendono voce in questo canto di ebrei incatenati e condotti al lavoro sulle sponde dell’Eufrate:

Va’ pensiero sull’ali dorate,

va’ ti posa sui clivi, sui colli,

ove olezzano libere e molli

l’aure dolci del suolo natal!

Del Giordano le rive saluta,

di Sionne le torri atterrate...

Oh mia patria sì bella e perduta,

oh membranza sì cara e fatal!

Arpa d’or dei fatidici vati

perché muta dal salice pendi?

Le memorie nel petto raccendi,

ci favella del tempo che fu!

O simìle di Solima ai fati,

traggi un suono di crudo lamento:

oh t’ispiri il Signore un concento

che ne infonda al patire virtù!

Signore della Misericordia di Moni Ovadia. Ma la storia ebraica doveva conoscere una cattività ben più dolorosa di quella babilonese. Se infatti da Babilonia gli ebrei sarebbero di lì a un cinquantennio ritornati in terra d’Israele, la quasi totalità di quelli che furono deportati nei campi di sterminio dalla barbarie nazista non fece più ritorno. Alla memoria dei morti di Auschwitz, Maidanek, Treblinka è dedicato questo straziante lamento funebre, traduzione italiana di un testo yiddish (la lingua parlata nelle comunità degli ebrei della Germania e dell’Europa orientale, mista di ebraico e tedesco, con elementi slavi e romanzi) noto nella suggestiva esecuzione del musicista italiano di origini bulgare Moni Ovadia:

El Mole Rahamim (Signore della Misericordia)

Signore pieno di misericordia

che ha trovato il giusto riposo

sulle ali della schechinà nelle

altezze sante, pure come la

limpidezza dei nostri fratelli,

i santi puri che sono caduti

per mano degli assassini.

Il loro sangue è stato versato ad

Auschwitz, Maidanek, Treblinka e

negli altri campi di sterminio in Europa.

E sono stati uccisi con morte inaudita

e feroce. La loro morte è stata il

sacrificio per la santificazione

del nome affinché i loro figli e

figlie, fratelli e sorelle

promettano giustizia per ricordo

delle loro anime. Nel paradiso

che sia il loro riposo e il

Signore della Misericordia li tenga

sotto le sue ali in eterno e terrà

nella vita eterna le loro anime.

Dio è la loro eredità

e riposeranno in pace sui loro

giacigli in eterno. Amen.