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Lopera di questo Papa è, come quella del suo successore Pio XII, estremamente discussa dal punto di vista dei rapporti con il nazismo. Oltre ad analizzare quanto accaduto, ci soffermeremo sullenciclica "Mit Brennender Sorge", con cui il pontefice prendeva in parte le distanze dal regime nazista, e sulla molto più pesante, ma mai pubblicata, "Humani Generis Unitas". Il rapporto problematico con il regime nazistaIl pontificato di Achille Ratti, durato dal 1922 al 1939, è inscindibile dal problema principale che lo caratterizzò nella sua seconda parte: il rapporto fra la Chiesa e il neonato regime nazista. Si trattò, almeno a livello del Vaticano e dellepiscopato tedesco, di un rapporto inizialmente di appoggio o di neutralità. Questa posizione fu determinata dal desiderio di opposizione al "bolscevismo", garantita solo da uno Stato autoritario, e alle "trame degli ebrei". Inoltre, si temeva di perdere, ponendosi su un piano di opposizione, la fedeltà di molti cattolici, soprattutto tedeschi, oppure di creare dei rischi proprio per i cattolici di Germania. Di conseguenza, si preferì passare sopra a elementi che potevano preoccupare già da prima che Hitler prendesse il potere nel 33, oppure negli anni immediatamente successivi. Fra questi ricordiamo:
Lappoggio, come abbiamo già accennato al punto 2), venne anche da dichiarazioni di eminenti prelati soprattutto tedeschi, oltre che dalla stampa cattolica. Fra queste personalità possiamo citare i prelati Faulhaber e Bertram, pur ricordandone anche lettere pastorali in cui si condannava il razzismo nazionale del regime. Il secondo, (presidente della Conferenza Episcopale di Fulda) dichiarò che molte idee naziste facevano parte della tradizione cattolica, mentre il primo (cardinale arcivescovo di Monaco) operò una distinzione fra gli ebrei dellAntico Testamento, popolo eletto, e quelli contemporanei, dispersi e pericolosi per lordine statale in quanto bolscevichi e comunisti. Altra voce autorevole fu quella dellarcivescovo di Friburgo Gröber, di cui, oltre allo zelo patriottico e antisemitico, ricordiamo lappartenenza alle SS fino allespulsione nel 1938. Latteggiamento della Chiesa venne ratificato nel 1933 dalla Conferenza Pangermanica di Fulda (Marzo) e dal Concordato fra Santa Sede e Terzo Reich (Settembre).Lappoggio comportò anche laccettazione delle teorie razziste e, nel 1935, delle leggi di Norimberga. Vennero create soluzioni improbabili per conciliare la politica eugenetica e arianistica del regime con il cattolicesimo: tutto questo perché si commise il duplice errore
Questi atti, volti a ratificare lappoggio del Vaticano al regime, disorientarono molti cattolici tedeschi che furono quindi attratti dallideologia nazista, e ottennero il risultato di lasciare isolato chi cercava di opporsi. Infatti, non mancarono certo le voci che si levarono contro il nazismo, fra cui quella del prevosto di Berlino Lichtenberg, ma furono appunto quelle di singoli coraggiosi. Questo isolamento si protrasse in parte anche durante gli anni 1937-38, che segnarono un visibile peggioramento dei rapporti fra Vaticano e Hitler, con lo scioglimento delle associazioni studentesche e operaie cattoliche e delle scuole confessionali e lintroduzione di criteri razzisti e anticristiani (il "culto della razza") nelleducazione della gioventù. Le enciclichePer condannare la situazione di violazione dei patti, che in realtà si era venuta a creare già da due o tre anni, Pio XI scrisse la famosa enciclica "Mit Brennender Sorge", al centro di tante polemiche. Laspetto più criticato è la genericità del documento, non riscontrata nella di poco successiva "Divini Redemptoris" contro il comunismo. E però da dire che la genericità è parte dello stile dellenciclica, che per sua natura si rivolge a diversi destinatari, e poteva essere particolarmente importante in questo caso per evitare ritorsioni. Inoltre, il documento è scritto in tedesco, e già questo sottolinea la specificità del problema. Nello scritto, il Papa condanna chi vuol proibire luso scolastico dellAntico Testamento, senza citare i nomi di chi effettua la proibizione o sottolineare lo spiccato antisemitismo del provvedimento. Sempre in linea generale, viene condannata ogni idolatria della razza, senza alcun riferimento al regime nazista; inoltre, si afferma che il "problema della razza" resta comunque importante nell "ordine naturale". Per quel che riguarda più strettamente i rapporti con il governo tedesco, segnati da continue violazioni del Concordato, si afferma di aver cercato laccordo spinti più che altro dal desiderio di evitare ripercussioni sui cattolici tedeschi e con la presenza di vari dubbi. Viene poi detto che la Santa Sede, come il contadino della parabola, non intende condannare il nazismo per non estirpare, insieme alla "zizzania" degli estremismi, anche il "grano" di quanto cè di buono, sia a livello di persone sia a livello di pensiero. Quello che dellenciclica viene criticato è, oltre alla genericità, questo atteggiamento "pacifista", volto a cercare di mantenere laccordo. Inoltre, viene fatto rilevare come in molti luoghi compaiano ancora espressioni antisemite. Esse si ritrovano anche nella "Humani Generis Unitas"; questa, scritta pochi mesi prima della morte del Papa e mai pubblicata (e anche di questo possiamo chiederci il motivo: considerazione dellopportunità dellatto per i cattolici tedeschi o per laiuto "nascosto" che il Vaticano poteva offrire ai perseguitati, paura o magari ancora altro?), doveva contenere invece, nonostante questi passaggi criticati, una fermissima condanna delle persecuzioni naziste e fasciste. Quindi, in sintesi, ribadiamo ancora una volta che la posizione della Chiesa non fu unitaria e stabile e questo, unito alla recentezza degli avvenimenti, rende difficile dare un giudizio obiettivo e definitivo su quanto accadde. Daniela Negro |