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Le origini culturali del nazionalsocialismo

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L’ideologia nazional-patriottica trae origine da una congerie di elementi culturali in cui ricoprivano un ruolo centrale la concezione razzistica, il cristianesimo germanico, il misticismo naturalistico del Volk, il concetto di radicamento inteso come una interiore e spirituale corrispondenza tra l’individuo, il suolo natio, il Volk e l’universo in una prospettiva di organica unità volta ad eliminare una civiltà esteriore, artificiale e materialistica per ripristinare una cultura spirituale e interiore, condizione per il rifiorire della nazione.

Tale ideologia potrebbe sembrare apparentemente apolitica, per il rifiuto dei partiti quali creazioni artificiali, del governo rappresentativo, cui avrebbe dovuto sostituirsi un dominio di élite, fondato su una concezione misticheggiante dell’uomo e della natura. In realtà essa ebbe un peso assolutamente rilevante nel determinare le trasformazioni della politica tedesca, accostando vasti strati di popolazione ai problemi dell’epoca attraverso il proprio complesso di valori e di idee. Gli sviluppi politici che condussero gradualmente al consolidamento del regime nazista fino alla Shoah possono perciò essere interpretati, senza negare la centralità dei fattori concreti, a partire da questa prospettiva ideologica che progressivamente si impose nel corso del diciannovesimo secolo, con l’unificazione della Germania e la trasformazione dell’economia locale da agricola ad industriale.

La lunga ricerca dell’unità nazionale contribuì a dischiudere l’idea del destino del popolo tedesco, inducendo all’istituzione di una coesione culturale tra le popolazioni germaniche attraverso la scoperta delle antiche radici nazionali e l’opposizione allo straniero. Il rifiuto del mondo moderno, veicolo del progresso tecnico e della deleteria frantumazione legata all’individualismo, incominciò a profilarsi tra il 1848 e il 1870, parallelamente alla ricerca di una stabilità nazionale su cui fondare l’effettiva unione della Germania. La fusione politica, realizzata sotto il dominio della Prussia nel 1871, non sembrò tuttavia comportare quella consapevolezza nazionale cui molti tedeschi aspiravano e i nuovi problemi legati all’industrializzazione indussero a consolidare la fede antico-germanica.

L’unità politica e l’industrializzazione si rivelarono perciò fattori fondamentali per produrre quella crisi del pensiero tedesco che diede origine al sistema di idee nazional-patriottico: sorto nel decennio 1870-1880, elaborato e divulgato nei suoi fondamenti ideologici negli anni prebellici, inglobato nel Movimento giovanile già prima del 1918, acquisì progressivamente nuova vita e dinamismo e si impose definitivamente dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale e la costituzione delle Repubblica di Weimar, trovando un seguito politico di massa soprattutto tra la piccola e media borghesia danneggiata dall’industrializzazione. Si trattava di uomini e donne desiderosi di conservare i propri possessi e privilegi rispetto alle classi lavoratrici, che promuovevano una rivoluzione tedesca come rivoluzione spirituale destinata ad infondere nuova vita alla nazione senza però trasformarne la struttura sociale. Fu proprio il nazionalsocialismo a farsi interprete delle esigenze della borghesia, tutelandone i legittimi interessi economici e radicalizzando l’ideologia nazional-patriottica sulla base di una presunta minaccia ebraica. Lo stereotipo dell’ebreo costituì perciò un elemento centrale in una ideologia dalle radici antiche, cui diede nuovo dinamismo il nazionalsocialismo, trasformando la rivoluzione tedesca in una vera e proprie rivoluzione antigiudaica.

Mosse sostiene che il consolidamento e l’affermazione dell’ideologia nazional-patriottica costituisca il prodotto di uno sviluppo storico e di fattori concreti, che determinarono una trasformazione della cultura tedesca: furono la crisi economica, legata ai problemi dell’industrializzazione, la crisi sociale, connessa con la delusione dei ceti medi, la crisi politica determinata da una scarsa fiducia nel parlamentarismo a produrre una crisi del pensiero tedesco, che, procedendo già verso forme di razionalismo astratto e idealistico, non esitò ad aprirsi alle soluzioni proposte dall’ideologia nazional-patriottica. Fu poi il nazionalsocialismo ad operare una decisiva radicalizzazione, mobilitando un sistema di idee frutto di un antico processo evolutivo e traducendolo nelle forme della disciplina e di una efficiente organizzazione politica. A quel punto l’ideologia divenne istituzionalizzata e così pervasiva da rendere completamente prigioniera un’ampia fascia delle popolazione, inducendola a perdere di vista le leggi della civiltà e della più elementare solidarietà umana.

La specificità del fattore ideologico diviene perciò, come nella prospettiva di G., fondamentale per comprendere l’orizzonte culturale in cui fu possibile anche solo concepire l’Olocausto e realizzare una diffusa disponibilità dei tedeschi a perpetrarlo senza esitazioni, senza tuttavia negare l’irriducibile articolazione di prospettive necessaria per interpretare e comprendere il problema della Shoah.

Francesca Conti