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L'ideologia nazista e la specificità dell'antisemitismo novecentesco

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Lo sterminio degli ebrei ha una unicità spiegabile solo con le modalità con cui si è sviluppato: non è questione di numeri. Fondamentale è comprenderne il ruolo rivestito nell’ideologia nazista. Gli ebrei, tenendo conto di tale ideologia, sono da considerarsi pericolosi non solo per il Reich tedesco, ma per l’intera umanità. La questione si snoda su due piani: l’accusa sociale-politica di voler sovvertire l’ordine gerarchico e quella razziale di pervertire l’ordine naturale.

La giustificazione alla accusa sociale-politica è data dall’analogia tra "utopia biblica degli ebrei" e "utopia universalistica" delle moderne ideologie egualitarie, in particolare quella marxista. Si tratta della concezione della storia in termini teleologici, con un ritorno alla situazione originaria, dopo aver superato i catastrofici eventi che caratterizzano la fine dei tempi.

I parallelismi sono stringenti: un iniziale contesto di perfezione astorica in cui si inserisce il male ( il peccato-la proprietà privata), dando inizio alla storia, di qui un quadro di conflittualità sempre più esteso e radicalizzato (guerre di religione-lotta di classe) risolto con uno stravolgimento che riporta alla perfezione originaria. Questa presunta "giudaicità" della dottrina è fondamentale per l’accusa di voler osteggiare la gerarchizzazione della società tedesca. Inoltre, appoggiandosi ai recenti studi darwiniani, si è ampliata l’implicazione della accusa: gli ebrei sono una alterazione anomala dell’equilibrio naturale che dipende dal principio del più forte. L’intera specie umana è a rischio di tale "minaccia". Il valore, secondo l’ideologia nazista, non è per l’individuo ma per l’equilibrio naturale di un sistema ben più complesso. Gli ebrei vanno dunque distrutti, e non ha importanza se la loro azione sovversiva dipenda da mero calcolo o sia alla loro razza congenita. Ma se gli ebrei sono "dannosi", quale la loro funzione? Quella di un virus, che provoca la "rinascita" delle società decadenti, vicine alla fine ma ancora dotate di capacità di reazione. Quindi l’antisemitismo è da considerarsi, in tale prospettiva, un vero e proprio meccanismo di difesa dell’organismo sociale e nazionale contro il "virus ebraico". E la natura, eliminato questo, ne creerà un altro che assolva alla stessa funzione. Di qui la volontà di annientarli fino all’ultimo, anche se contingenze più urgenti necessiterebbero di sforzi altrove. Cristiani e comunisti, da tale radice derivati, sono considerati rieducabili, ma gli ebrei "per natura" producono ideologie egualitarie come il cristianesimo e il comunismo: questa mutevolezza nell’intento di distruzione è la più grave colpa.

Olga Romagnoni