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La notte

Questo è il libro più celebre dei lavori di Wiesel. Venne pubblicato per la prima volta nel 1958 e, come Se questo è un uomo di Primo Levi, narra la terrificante esperienza nei lager. A differenza del libro di Levi, però, ne La notte la vicenda è narrata da un ragazzo di quindici anni, catapultato dalla normalità della vita quotidiana all’orrore dell’Olocausto. La cronaca di una vicenda forse prevedibile, ma inevitabile; un lungo inferno, in cui l’anima perde la vita giorno dopo giorno e in cui gli uomini vengono ridotti ad animali affamati, senza altra preoccupazione che la propria razione di zuppa, noncuranti degli altri, dei propri cari e di se stessi. All’inizio dell’estate del 1944, Wiesel, con tutta la sua famiglia e gli ebrei di Sighet, viene deportato nel campo di concentramento di Birkenau, dove perde la madre e la sorellina. Viene poi trasferito col padre a Auschwitz, quindi a Buna e infine a Buchenwald, dove, impotente, assiste all’agonia e alla morte del padre. Il libro parla di un’esperienza di morte: la morte materiale degli ebrei, dei familiari, degli amici, ma soprattutto la morte spirituale della fede, della certezza dell’esistenza di Dio, della speranza della salvezza. La disumanizzazione dei deportati, privati di anima e corpo, comporta anche la morte di Dio: "Ma perché, ma perché avrei dovuto benedirlo? Tutto in me si rivoltava. Per aver fatto morire migliaia di bambini nelle fosse? Per aver fatto funzionare sei forni crematori giorno e notte, anche il Sabato e nei giorni di festa? Per aver creato nella sua infinita potenza Auschwitz, Birkenau, Buna e tante altre fabbriche di morte? Come avrei potuto dirGli: "Sii Benedetto, o Signore, re dell’Universo, che ci hai eletto tra i popoli per venire torturati giorno e notte, per vedere i nostri padri e le nostri madri, i nostri fratelli finire al crematorio? Sia lodato il Tuo Santo Nome, Tu che ci hai scelto per essere sgozzati al tuo altare? […] Ma questi uomini, che Tu hai tradito, che Tu hai lasciato torturare, sgozzare, gassare, bruciare, cosa fanno? Pregano davanti a Te! Lodano il Tuo Nome! [] Non imploravo più. Non ero più capace di piangere. Mi sentivo al contrario, molto forte. Io ero l’accusatore, e Dio l’accusato. Avevo aperto gli occhi ed ero solo al mondo, terribilmente solo, senza Dio, senza uomini; senza amore né pietà."

Sara Bernasconi