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La Chiesa e i processi ai criminali di guerra

Meiser, vescovo territoriale bavarese, si sente in dovere di protestare, durante i processi ai criminali di guerra, contro l’ingiustizia perpetrata contro il personale dei lager affermando che essi «sono stati distaccati senza che venisse richiesto il loro parere, come soldati, al servizio dei lager, dove hanno dovuto eseguire gli ordini». Per dare valenza maggiore alla sua presa di posizione aggiunge che «tra di loro vi erano molti onesti fedeli delle diverse Chiese, anche un diacono».

Le posizioni tenute dalla Chiesa durante i processi ai criminali di guerra
Rudolf Weeber e il suo memorandum
Gli avvocati e il circolo di Heidelberg

Le posizioni tenute dalla Chiesa durante i processi ai criminali di guerra

I rappresentanti delle Chiese che seguono i processi ai criminali nazisti svolgono un ruolo ausiliario rispetto agli avvocati difensori ma nonostante questo cercano di far valere le loro posizioni.

Attivo da questo punto di vista è il cardinale Frings, arcivescovo di Colonia; egli afferma che i crimini non sono stati compiuti «per una specifica disposizione al crimine» invocando così per i condannati al processo di Dachau «le circostanze di guerra, nelle quali è avvenuto il fatto» . Sono sue le parole attestate nell’opera di Koln "Für die Menschen bestellt" con le quali si afferma: «A quell’epoca richiedeva una particolare attività l’assistenza ai cosiddetti criminali di guerra, ovvero soldati cui si era addossata la responsabilità di un qualche delitto». Il cardinale, durante una manifestazione a Essen, tiene un discorso nel quale afferma che gli abitanti della città sono sempre stati fieri della casa Krupp, accusata di collaborazione con il regime di Hitler. Il direttore della ditta Krupp, Hans Kallen, ringrazia Frings per le «calde e nobili parole».

Nel 1948 si segnala anche il presidente della conferenza episcopale cattolica come la personalità più vigorosa nell’intercedere a favore dei criminali di guerra ormai condannati.

All’inizio del maggio 1948 il vescovo territoriale del Wüttemberg, Theophil Wurm, in una lettera aperta al pubblico ministero di Norimberga scrive che: «nella preparazione degli atti d’accusa in questi processi, conclusisi in seguito con una serie di condanne a morte, si è fatto ricorso a sevizie criminali per ottenere dichiarazioni e confessioni».

Il 20 maggio del 1948 Wurm dichiara, al congresso territoriale evangelico, di conoscere, tra gli uomini condannati a morte, «alcune persone la cui responsabilità di veri e propri crimini è estremamente improbabile».

Anche altri rappresentanti delle alte gerarchie ecclesiastiche protestanti come Meiser, Bender e Wüstemann sono concordi sul fatto che la prassi attuata nel processo di Norimberga sia causa di un «grave ottenebramento della coscienza pubblica» poiché dal loro punto di vista i testimoni vengono influenzati e gli ufficiali prigionieri di guerra vengono giudicati da giudici civili.

Il 26 agosto 1948 viene inviata una «risoluzione della conferenza episcopale di Fulda al governo militare americano» grazie alla quale si riscontra il desiderio da parte dei vescovi di un ritorno alle norme del diritto penale dei popoli civilizzati poiché da parte loro si sostiene che i tribunali abbiano condannato dei tedeschi «secondo un diritto finora sconosciuto in Germania».

Attento alle condizioni di vita degli incarcerati è il vescovo Heinrich Wienken che il 20 ottobre scrive a Frings: «Potrà la Chiesa cattolica tedesca tacere il fatto che qui a Berlino-Spadau 8 uomini vengono fatti morire di fame?».

Il 26 ottobre in risposta alle pressioni da parte delle alte gerarchie ecclesiastiche Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, dichiara che perfino il Santo Padre si sta dando da fare affinchè la sorte dei condannati «se è possibile, cambi».

Rudolf Weeber e il suo memorandum

L’alto consigliere ecclesiastico di Stoccarda Rudolf Weeber può essere definito come uno dei più accaniti innocentisti. Secondo Weeber le condanne non sono proporzionate alle reali colpe e ai reati commessi: dal suo punto di vista i processi sono la «continuazione della guerra nelle aule dei tribunali» e i metodi attraverso i quali si sono portati avanti sono criminali.

Weeber si adopera nella stesura, grazie all’aiuto dell’alto consigliere ecclesiastico Ranke, di un memorandum sui processi ai criminali di guerra. Dà la notizia dell’avvenuta stesura del memorandum Ranke in una lettera indirizzata al vescovo regionale Wurm, al presidente della Chiesa territoriale dell’Assia e Nassau Niemöller e al prelato Hartenstein di Stoccarda, datata 23 settembre 1949. Il documento rimane segreto: scritto in inglese non viene infatti pubblicato. Il 14 gennaio 1950 il presidente della cancelleria ecclesiastica Brunotte rende pubblica la notizia dell’avvenuta stesura del memorandum sui processi per crimini di guerra svoltisi davanti ai tribunali militari ai membri del consiglio della EKD (Evangelische Kirche Deutch).

L’obiettivo che la Chiesa evangelica si prefigge con la stesura del memorandum è quello di porsi dalla parte degli imputati e dei loro difensori poiché secondo il suo punto di vista il lavoro dei difensori verrebbe ostacolato e gli americani violerebbero il diritto: la Chiesa crede realmente che ci siano dei condannati «che non sanno perché sono stati condannati a morte». Il documento, il cui titolo originale è "Memorandum by the Evangelical Church in Germany on the Question of War Crimes Trials before American Military Courts", è firmato da Wurm, Niemöller e Hartenstei. La premessa recita: questo rapporto si pone «sotto la responsabilità che il Signore della Chiesa impone ai suoi servitori».

Gli avvocati e il circolo di Heidelberg

Il 28 maggio del 1949 si tiene all’università di Heidelberg un incontro che vede la partecipazione di ecclesiastici e giuristi; gli avvocati sono in maggioranza difensori di nazisti. Organizzatore è il barone Hodo von Hodenberg, presidente della corte d’appello di Celle e ammiratore dell’azione di Wurm in favore dei criminali nazisti; a presiedere l’incontro è Eduard Wahl, studioso di diritto internazionale. Dalle parole di Ranke, alto consigliere ecclesiastico, si può comprendere quale sia l’obiettivo dei giuristi riuniti a Heidelberg: «Coordinamento degli sforzi volti a ottenere giustizia».

Per la Chiesa cattolica i delegati sono Aschenauer (occasionalmente rappresentato dall’ex SS Malz), su incarico di Neuhäusler, e Knott, su incarico di Frings.
Per la Chiesa evangelica Weeber e Ranke; in seguito si aggiunge Stempel, presidente ecclesiastico del Palatinato.
Il rappresentante dell’associazione per l'«assistenza ecclesiastica di Monaco ai prigionieri» è l’ex SS Joppich.
Rappresentante dello stato è il dottor Hans Gawlik, consigliere ministeriale.

Il circolo di Heidelberg, che può essere definito come il "tacito soccorso" dei giuristi, segue le vie più complicate pur di riuscire a scagionare i nazisti detenuti a Landsberg e annullare le sentenze emesse dai tribunali alleati.

Nell’estate del 1950 il ministero federale della Giustizia raccoglie dati sulle condizioni delle famiglie dei «cosiddetti» criminali di guerra per poter redigere un quadro completo delle varie situazioni e inoltrare le richieste di grazia. Per esempio vengono compiute delle indagini su Walter Durrfeld, ex direttore di una fabbrica ad Auschwitz. Nel rapporto sulla famiglia Durrfeld si legge la paradossale frase: «I coniugi Durrfeld hanno perso tutti i loro mobili durante la loro fuga da Auschwitz nel 1945».

Giudizio favorevole per quanto riguarda i meriti nel campo del sociale e dell’assistenziale è quello nei confronti del dottor von Ammon, ex consigliere ministeriale al ministero della Giustizia del Reich: «Von Ammon ha partecipato molto attivamente alla vita della Chiesa e è stato membro della Chiesa confessante». Grazie all’aiuto ecclesiastico von Ammon viene scarcerato da Landsberg nel 1951 trovando un lavoro presso l’ufficio ecclesiastico evangelico luterano di Ansbach. Nel 1948 von Ammon scrive una lettera al giurista Flitner nella quale afferma che Daumiller, alto consigliere ecclesiastico, ha partecipato a un incontro a Landsberg con i giuristi condannati durante il quale li ha esortati a procurare materiale sui metodi illegali utilizzati dagli americani durante il processo di Norimberga, così da aiutare Wurm nella sua azione contro i processi degli alleati.

Elena Roda