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Origine e natura del ghetto

Il XV secolo si aprì con una bolla di Bonifacio IX che attenuava la pressione fiscale sugli ebrei romani: questo non significò, però, una riduzione della repressione sui giudei in generale, soprattutto nelle forme della propaganda antiebraica e dell’attività conversionistica. La prima era esercitata principalmente dai francescani, attraverso la sobillazione delle piazze e delle corti per ottenere l’espulsione degli ebrei e la chiusura delle loro banche di piccolo prestito. Fra i predicatori più importanti possiamo ricordare Giovanni da Capistrano e Bernardino da Siena, che si mossero a volte in convergenza d’intenti e operativa col papato, mentre altre volte la Santa Sede fu costretta a prendere le distanze dall’"estremismo" dei francescani. Alla predicazione antiebraica, che spesso costringeva i giudei a trasferirsi altrove, faceva solitamente seguito la fondazione dei "Monti di Pietà", i banchi di pegno francescani a interesse zero. La cosa importante è, però, che in questo secolo si fece strada una forma di antisemitismo psico-sociologico, con la concezione dell’ebreo come incarnazione del Male.

Nel XVI secolo si ebbe, soprattutto in Spagna, il convergere degli interessi economici e politici delle monarchie con quelli antiereticali e culturalmente egemonici della Chiesa. Iniziò così la "caccia all’ebreo", al fine contemporaneamente di assicurarsene i beni e di reprimerne l’ "eresia": fu un caso emblematico la persecuzione durante la "reconquista". Specie nella seconda metà del secolo gli ebrei diventarono l’esempio da additare a chiunque avesse voluto ribellarsi alla Chiesa, che attraverso la lotta al dissenso voleva anche riaffermare la propria superiorità sull’autorità civile. Venne così creata una serie di strumenti per allontanare gli "infedeli" dalla società: fra questi il più importante e famoso fu il ghetto, nato a Venezia nel 1516 e introdotto a Roma nel 1555.Esso rappresentava, al di là della segregazione, la necessità di mantenere gli ebrei in funzione dell’esaltazione della verità cristiana e in subordine alla società "normale", cioè appunto cristiana. Era inoltre lo spazio chiuso dove preparare i giudei alla conversione.

Le umiliazioni inferte alla comunità ebraica conobbero fasi alterne per tutto il secolo XVI, e continuarono anche durante il XVII e il XVIII. Sono però da notare due particolarità. La prima è il carattere spesso squisitamente economico della persecuzione, che portava alcuni papi ad accrescere le imposte del ghetto per sostenere le proprie casse familiari e alcuni Stati invece, come nel caso della Francia nel 1615, a escludere dai decreti di espulsione la ricca borghesia mercantile.

La seconda è la crescente diffusione dell’antisemitismo, veicolato dalla famiglia e dall’educazione religiosa, anche in ambienti privi di una forte presenza ebraica. Il pregiudizio nasceva dall’orrore per l’ebreo "deicida" combinato con l’ossessione della "limpieza de sangre", tipica del cristianesimo fin dalla "reconquista", che venne addirittura, in alcuni casi, scientificizzata. Intanto proseguiva la lotta alla libertà di pensiero e parola in generale, con l’accensione di roghi di libri "eretici" spesso identificati dal popolo con materiale ebraico. Lo stesso pregiudizio ingenuo causò gravi danni ai giudei durante la rivolta cosacca del 1648 contro la monarchia e la nobiltà polacca, nobiltà di cui gli ebrei, visti ormai come somma di ogni male, furono ritenuti alleati.

Daniela Negro