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Esodo In quel periodo lEgitto stava attraversando una fase (1785-1570 circa) caratterizzata dallinvasione e dalla presa di potere da parte degli Hyksos. E probabile che Giuseppe fosse semplicemente un principe amorreo che aveva seguito gli Hyksos in Egitto dopo il loro passaggio in Palestina. Verso il 1550 a.C. perņ, gli Hyksos furono cacciati dal re tebano Amasi, con la conseguenza di intaccare inevitabilmente le relazioni tra ebrei e egiziani. Sotto Ramses II lintolleranza verso la popolazione ebraica raggiunse il culmine; una serie di riforme volute dal faraone vide la perdita dei privilegi di cui avevano goduto fino a quel momento gli ebrei: essi furono ridotti allo stesso rango dei contadini egizi e come questi costretti a sottoporsi allimmane fatica richiesta dalla costruzione delle piramidi. Il mutato stile di vita fu ovviamente causa di insofferenze da parte degli ebrei, i quali idealizzarono la famosa terra dei loro antenati, Canaan. Di questi sentimenti si fece interprete e guida Mosč, un personaggio che si pensa esistito davvero. Mosč radunņ i disposti a fuggire: una massa ingente e eterogenea che passņ il mar Rosso e attraversņ il deserto giungendo nella terra di Canaan dopo un lungo periodo di stenti e di fatica. Lespulsione dallEgitto secondo le fonti profane. Secondo la tradizione egiziana e greco-romana, invece, gli ebrei furono espulsi dallEgitto per una sorta di pulizia etnica, in quanto erano lebbrosi e indesiderati. Questa versione dellesodo trova la sua prima attestazione nei perduti Aigyptiaką di Ecateo di Abdera (circa 300 a. C.) dei quali ci sono giunti estratti nella Biblioteca storica di Diodoro Siculo (I sec. a. C .), e va a costituire una tradizione che trova credito in vari autori fino a giungere a Tacito, secondo il quale, "scoppiata in Egitto unepidemia che deturpava i corpi, il re Boccori, consultato loracolo di Ammone per chiedere un rimedio, ricevette lordine di purificare il regno e di trasferire in altre terre questa stirpe di uomini per il fatto che era invisa agli dči" (Historiae V 3, 1; v. p. 00). E probabile che Tacito e le sue fonti confondano lespulsione degli ebrei con quella degli Hyksos, la popolazione semitica che a partire dal 1720 circa, approfittando della debolezza dei faraoni della XIII dinastia, era penetrata pacificamente in Egitto per poi estendere la propria dominazione finché era stata espulsa intorno al 1580 a. C. Un ulteriore elemento di confusione poteva essere il fatto che gli ebrei fossero scesi in Egitto proprio durante la dominazione degli Hyksos. Ma quel che conta non č qui la realtą storica quanto il primo delinearsi di una tradizione greco-egiziana ostile agli ebrei, che Tacito adatta al proprio tempo, cioč agli anni successivi alla distruzione di Gerusalemme nel 70 d. C., immettendola nel circuito della cultura occidentale. La veridicitą del racconto biblico Mentre si puņ affermare che il periodo monarchico e i due successivi corrispondano a reali momenti storici della vicenda di Israele (e questo č confermato da diverse altre fonti), le tre precedenti fasi sono finzioni bibliche. La storicitą di figure come quelle dei patriarchi non č credibile, come non lo sono lesodo dallEgitto, il viaggio attraverso il deserto e la conquista della Palestina, almeno per la portata, la datazione e il contesto degli eventi. Certamente questi avvenimenti hanno una base di veritą storica, ma sono ingigantiti e letti secondo una concezione religiosa che porta a modificarli notevolmente. In realtą, la narrazione biblica non č storiografia; č la ricostruzione a posteriori della vicenda di Israele e del suoi rapporti con il dio secondo quella religiositą che vedeva solo in D-o la divinitą nazionale e nella fedeltą riconosciutagli lunica forma possibile di comportamento corretto. Tutte le narrazioni infatti seguono lo stesso criterio di base: a) violazione del b'rith in seguito a gravi atti di infedeltą nei confronti di Dio; b) castighi e punizioni scagliati dal dio e calamitą che si scatenano su Israele; c) ripensamenti, pentimenti e desiderio da parte del popolo di riallacciare i legami con la divinitą, di cui si invocano il perdono e laiuto; d) interventi salvifici del dio e instaurazione di brevi periodi di pace e prosperitą. Erica Baricci |