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Definizione

 

L’incontro con il mondo greco

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L’impero macedone

Il territorio macedone, per le sue caratteristiche geografiche, ha consentito in varie epoche l’afflusso di popoli dalle regioni illiriche, da quelle epirotiche e dalla stessa Tracia o dall’area frigia, favorendo così una commistione etnica e anche culturale.

La leggenda fa risalire la fonazione dell’impero macedone al re Perdicca, ma la dinastia vera e propria si delinea solo con Aminta I in concomitanza con la nascita della storiografia greca, cioè alla fine del VI secolo e soprattutto con Erodoto a metà del V secolo. L’importanza che assume la Macedonia in questo periodo dipende da quella dei fatti storici in cui essa è coinvolta. Si tratta delle spedizioni persiane di Dario I, nel 513 a.C., e di Serse nel 480, che particolarmente interessano la storiografia greca. Nel corso della spedizione in Scizia, Dario invia uomini al re di Macedonia, Aminta I, per ottenere il riconoscimento della sua sovranità sulla regione confinante con la Tracia; questo avvenimento consolida, la condizione di vassallaggio della Macedonia verso la Persia. Dopo Platea tale rapporto viene di fatto ricusato, dando così inizio all’ascesa della Macedonia.

I re Macedoni fino ad Alessandro Magno

La tavola seguente contiene l’elenco dei re di Macedonia fino ad Alessandro Magno; le date certe sono però solo quelle forniteci da Erodoto, a partire quindi da Aminta I.

CARANO   ORESTE 399-396
CENO   AEROPO II 396-393
TIRIMMA   PAUSANIA 393-392
PERDICCA I Subito dopo il 700 AMINTA II il Piccolo 393-393
ARGEO I   AMINTA III 393-384
FILIPPO I Ca. 600 ARGEO 384-382
AEROPO I   AMINTA III di nuovo 382-370
ALCETA   ALESSANDRO II 370-369
AMINTA I Ca. 500 TOLOMEO DI ALORO 369-365
ALESSANDRO I Ca. 485-440 PERDICCA III 365-359
PERDICCA II Ca.440-413 FILIPPO II 359-336
ARCHELAO 413-399 ALESSANDRO MAGNO 336-323

Tav. 67- Domenico Musti, Storia Greca, Bari 1989

 Questa seconda tavola invece rappresenta l’albero genealogico degli Argeadi fino a Filippo II

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[Domenico Musti, Storia Greca, Bari 1989]

I contatti con la Grecia

L'inserimento della Macedonia nel conflitto all'interno del mondo greco, che ha i suoi poli in Atene e Sparta, avviene durante il regno di Perdicca II, dal 437 al 414 circa. Il regno di costui è caratterizzato dal continuo barcamenarsi tra le due città, anche se in realtà: il vero problema politico e storico della Macedonia è Atene. La scelta per Perdicca II è tra l'accettazione dell'egemonia di una città, il cui ruolo culturale è vitale per la Macedonia, e il rifiuto di forme di dominio che contrastino troppo con gli interessi della Macedonia.

A Perdicca II succede il figlio Archelao, il cui regno anche se di breve durata, è di fondamentale importanza per la crescita culturale della Macedonia, cioè per la sua ellenizzazione. Alla sua corte giungono infatti poeti greci come Euripide, che qui compone le Baccanti. Tucidide inoltre ci informa che Archelao favorì una migliore organizzazione del territorio come anche dell'esercito.

La vittoria sulla Grecia

Successore di Archelao è Aminta III, il cui regno è segnato da una profonda crisi, a causa delle lotte dinastiche seguite all'assassinio di Archelao. Egli deve fronteggiare una lega calcidica ormai divenuta ostile verso la Macedonia, al punto da occupare, temporaneamente, la capitale Pella. Aminta chiede aiuto a Sparta, che sconfigge la lega calcidica dopo una guerra di tre anni.

E' poi con Filippo II che la Macedonia inizia una grande ascesa storica che trasformerà il paese in uno degli imperi universali nella storia del Mediterraneo.

I primi anni del regno di Filippo II sono contrassegnati da azioni dapprima diplomatiche, poi militari, volte a respingere la pressione degli Illirii, dei Peoni e dei Traci. La fase successiva del regno di Filippo II rappresenta il periodo in cui si pongono le premesse dello scontro con Atene. In un trattato stipulato segretamente, il re macedone si mostra disponibile a conquistare per Atene Anfipoli, in cambio della città macedone di Pidna. Ma nel 357 Filippo II procede all'annessione di Anfipoli. Approfittando della guerra sociale all'interno della Lega navale attica (357-355). Infine in quello stesso tempo non solo per Atene ma per tutta la Grecia si apre la terza guerra sacra, che si svolge intorno al santuario di Delfi e alle sue ricchezze.

La politica di Filippo verso Atene sembra di guerra limitata alle aree di diretta frizione tra la Macedonia e Atene, lontane dall'Attica, che il re sente come appartenenti alla sfera di interesse macedone, e macedoni di diritto. Filippo infatti fino all'ultimo intende avere Atene legata a sé; e questo lo dimostra il fatto che a condurre alla battaglia di Cheronea è la guerra anfizionica (una sorta di quarta guerra sacra) che si accende in Grecia tra il 339 e il 338, e non il volere di Filippo. Il 7 Metagheitnione (2 agosto o 1° settembre) del 338 dunque, ha luogo l'epocale battaglia: tra le alture di Cheronea e il Cefiso si dispongono gli alleati (a destra i Beoti, al centro i Corinzi, gli Achei e altri, a sinistra gli Ateniesi al comando di Carete, Lisicle, Stratocle). I Macedoni attaccano da sinistra la destra nemica: una decisione che riprende la "tattica obliqua" della battaglia di Leuttra. Sulla sinistra il figlio di Filippo, Alessandro, attacca e sfonda, travolgendo il battaglione "sacro tebano"; sulla destra, il re dapprima fronteggia gli Ateniesi e poi si ritira su terreni più alti presso il cefiso, fino al momento che il centro dei nemici si allarga e scompone: a questo punto il contrattacco macedone produce l'accerchiamento degli Ateniesi.

I caratteri della politica estera di Filippo emergono chiaramente nella buona disposizione verso Atene,al momento della vittoria, e nella decisione di non distruggere la città ma di aggregarla al proprio disegno panellenico.

Alessandro Magno

Tra l'estate del 336, data dell'assassinio di Filippo II, e l'autunno del 335, quando Alessandro Magno distrugge Tebe, che si era ribellata alla Macedonia, il regno macedone sembra stentare a ritrovare il livello di potenza a cui Filippo lo aveva portato; gli inizi di Alessandro sono faticosi, ma si tratta solo di mere apparenze.

Tentando un confronto tra i due sovrani, infatti, è possibile delinearne le principali caratteristiche: dell'uno era stata l'iniziativa militare continuamente alternata all'abile tessitura politica; dell'altro la conquista fulminea di spazi immensi, l'impresa straordinaria che sembra creare una nuova storia per tutto il mondo greco.

Il primo problema di Alessandro si presenta all'interno del contesto familiare e dinastico, ma egli lo supera con una durezza che lo contraddistingue subito dal padre, più incline a soluzioni diplomatiche di compromesso.

La prima impresa compiuta da Alessandro è la campagna al nord, iniziata nella primavera del 335, in cui affronta i popoli dell'area tracica, danubiana, peonica e illirica. La lontananza del re macedone, il diffondersi della notizia della sua morte e della distruzione del suo esercito, insieme all'opera di sobillazione antimacedone svolta in Grecia dal re persiano, determinano un'insurrezione in Grecia; la reazione di Alessandro è di concentrarsi su Tebe: con un'azione decisiva nell'ottobre del 335 la polis ribelle cade nelle mani dei macedoni, con una perdita di circa 600 uomini e la vendita in schiavitù del resto della popolazione.

Prosegue poi il confronto con la Persia, che sfocia nella varcata dell'Ellesponto da parte di Alessandro, nella primavera del 334, con un esercito di circa 32000 fanti e 8000 cavalieri. La battaglia si combatte presso il fiume Granico e si conclude con la sconfitta persiana.

L'azione espansionistica di Alessandro prosegue fino a giungere in Asia nel 333 con la battaglia di Isso nella Siria settentrionale. Dopo tale vittoria Alessandro si impegna nella conquista della Fenicia e dell'Egitto; prende infine contatto con l'esercito di Dario presso il villaggio di Gaugamela: la battaglia si svolge nel 331 e si chiude con la fuga del re persiano.

Una volta caduto il regno di Persia, Alessandro può organizzare la campagna d'India e la spedizione nel Golfo Persico (estate 327-esate 325).

La morte di Alessandro e la successione

Quando già tutto è pronto per la spedizione arabica, il re cade malato: una febbre, probabilmente dovuta ad una vecchia ferita, risalente alla campagna d'India, che Alessandro aveva trascurato per anni. Le efemeridi ("diario" ufficiale delle giornate del re) ci permettono di conoscere giorno per giorno l'avvicinarsi della morte, che giunge il 13 giugno del 323.

Il problema della successione è, questa volta, più grave che mai, a causa della morte prematura del re e della vastità e complessità dell'impero conquistato. Alessandro non ha figli legittimi al momento della morte: Eracle infatti è figlio di una concubina, in compenso un figlio legittimo sta per nascere da Rossane. I suoi generali sono favorevoli ad aspettare la nascita di quest'ultimo, tuttavia Perdicca riprende il titolo di chiliarcos, una sorta di primo ministro, che precedentemente gli era stata conferita, mentre Cratero quella di prostates, rappresentante del regno di Arideo. Si apre così un interrogativo: le posizioni centrali sono da intendere come sovrordinate ai poteri regionali dei generali a cui erano state attribuite le varie satrapie, o devono valere invece solo come centri di coordinamento fra quei poteri? Si apre cioè il conflitto fra il principio unitario e quello particolaristico, destinato a prevalere.

I re macedoni dopo Alessandro Magno

La seguente tavola contiene l'elenco dei re macedoni dopo Alessandro

FILIPPO III ARRIDEO 323 (giugno)-317 (sett/ott)
OLIMPIADE 317 (sett/ott)-316 (primavera)
CASSANDRO 316 (primavera)-298/7 (inverno)
FILIPPO IV 297 (ca. febbr.-maggio)
ANTIPATRO E ALESSANDRO 297 (maggio)-294 (tarda estate)
DEMETRIO POLIORCETE 294 (tarda estate)-288 (fine)
LISIMACO E PIRRO 288 (fine)-284 (estate)
LISIMACO (da solo) 284 (estate)-281 (luglio/agosto)
ARSINOE 281 (luglio/agosto)-280 (primavera)
TOLOMEO CERAUNO 280 (primavera)-279 (maggio)
MELEAGRO 279 (maggio-luglio)
ANTIPATRO 279 (luglio-agosto)
Anarchia 279-277/6
ANTIGONO GONATA 277/6-240/39 (inverno)
DEMETRIO II 240/39 (inverno)-230/29 (inverno)
ANTIGONO DOSONE 230/29 (inverno)-221 (estate)
FILIPPO V 221 (estate)-179 (mezza estate)
PERSEO 179 (mezza estate)-168 (ca. agosto)

Tav. 78 - Domenico Musti, Storia Greca, Bari 1989

L'impero ellenistico

Dopo aver pensato a mantenere l'unità imperiale sotto la finzione di una reggenza, i generali di Alessandro si combattono assai presto selvaggiamente. Già nel 306 lo stato di Alessandro si trova fatto a pezzi per sempre.

Antigono domina la penisola greca, e i suoi successori, gli Antigonidi, assicureranno lo sviluppo di una società degna di nota alla quale dobbiamo la Vittoria di Samotracia e la Venere di Milo.

In Egitto i Tolomei prendono il posto dei Faraoni, ma vivranno più per il commercio, il denaro e i piaceri, che per la gloria e la politica.

Infine i discendenti di Seleuco, il più valoroso dei luogotenenti di Alessandro, regneranno su tutte le terre dell'Asia; in realtà l'Impero Seleucide si restringerà presto alla mezzaluna fertile, con capitale Seleucia in Mesopotamia e Antiochia sul'Oronte. Essi saranno gli unici delle tre dinastie ad avere il senso della politica a larghe vedute; ma avranno la sfortuna di risultare scomodi al futuro padrone del mondo: l'Impero Romano. Tuttavia la loro traccia rimane nell'Asia attuale, dove le comunità siriane iniziano a contare gli anni dall'inaugurazione del regno seleucide, 312 a.C.

Quello ellenistico non è un impero nel significato politico della parola, ma è l'impero di una forma di civiltà. Mai epoca ha conosciuto una simile animazione, un simile scambio di cose e di idee. Le grandi civiltà di quel tempo rivaleggiano con le nostre: Alessandria, che conterà un milione di abitanti, possiede un porto brulicante di navi internazionali e un Museo con la sua biblioteca di settecentomila volumi, che donerà al mondo la Traduzione dei Settanta; Antiochia, sull'Oronte, è un mercato che attira le carovane dell'Asia intera; a Seleucia arrivano sulle navi fenicie i prodotti dal Mediterraneo; infine Pergamo è un focolaio di tradizioni greche.

L'importanza di Alessandria d'Egitto

Androne, uno storico di Alessandria del II/I secolo a.C., sosteneva che "gli Alessandrini avevano educato i Greci e i barbari" quando "l'educazione scientifica e letteraria" stava venendo meno a causa delle continue lotte tra i successori di Alessandro. Questo elogio di Alessandria come centro della paideia, che ricorda l'analoga esaltazione di Atene nell'epitafio pericleo, esprime in modo efficace il dislocarsi dei centri propulsori della cultura nei nuovi centri del potere politico. Lo strumento intorno a cui si organizzano i nuovi centri culturali sono le grandi biblioteche. Esse si sviluppano nel III secolo nella zona egizia e siriaca, organizzate in stile grandioso secondo il modello fornito dalla scuola di Aristotele; naturalmente richiedono un sostegno economico e uno sforzo di raccolta, che i Tolomei per primi compirono su vasta scala.

La Biblioteca regale di Alessandria fa parte di una più vasta struttura, composta innanzitutto dal Museo, comunità di dotti rigorosamente reclutati dal sovrano; nel recinto del Museo trova posto la grande Biblioteca, fornita di organismi direttivi suoi propri e posta in primo luogo al servizio dei dotti del Museo. La tradizione ci fornisce le circostanze della distruzione della più grande e perfezionata biblioteca del mondo ellenistico-romano: la Biblioteca di Alessandria sarebbe stata incendiata nel corso della campagna di Cesare contro Tolomeo XIV, la "guerra alessandrina" del 48/7 a.C. Le fonti si distinguono circa i danni: 40000 volumi andati in fumo secondo Seneca, 700000 volumi distrutti secondo Gellio. Probabilmente i danni sono stati meno ingenti di quanto si pensasse in passato dal momento che l'edificio è rimasto in piedi; sembra piuttosto che l'incendio abbia devastato soprattutto i depositi della biblioteca.

La resistenza d'Israele all'ellenismopalestina ellenistica.jpg (104951 byte)

Fra il mondo greco e la comunità d'Israele l'opposizione è completa, a causa delle profonde differenze esistenti fra i due popoli.

Dopo la morte di Alessandro, la Palestina tocca in sorte a Tolomeo e per ventitré anni rimane egiziana, rendendo possibile l'infiltrazione dell'ellenismo in Giudea; ma quando passerà sotto dominazione seleucide il problema si presenterà più grave. Sotto la dominazione di questa ambiziosa dinastia, la propaganda greca a Gerusalemme prende nuovo vigore e, soprattutto con Antioco IV Epifane, che diviene odioso ai giudei. Segue così una violenta crisi, che dapprima sfocia in resistenze individuali, e successivamente esse si concentrano in un'intera famiglia con la rivolta dei Maccabei, che diviene un fenomeno di grandissima importanza, destinato a continuare a fasi alterne per molto tempo.

La dominazione seleucide

La cronologia seleucidica

La fonte principale per fissare il quadro cronologico del regno seleucide è la Cronaca di Eusebio, sia al parte attinta da Porfirio sia le enunciazioni proprie di Eusebio.

L'era seleucidica babilonese, dal nome del generale di Alessandro e della sua dinastia, ha inizio dalla primavera del 311 a.C. ma Porfirio fissa la cronologia secondo l'era olimpica:

PORFIRIO EUSEBIO

SELEUCO (I) NICATORE 117,1-124,4 SELEUCO (I) NICATORE 117,1-124,4
ANTIOCO (I) SOTERE 125,1-129,3 ANTIOCO (I) SOTERE 125,1-129,3
ANTIOCO (II) THEOS 129,4-135,3 ANTIOCO(II) THEOS 129,4-133,2
SELEUCO (II) CALLINICO 133,3-138,2 SELEUCO (II) CALLINICO 133,3-138,2
SELEUCO (III) CERAUNO -139,1 SELEUCO (III) CERAUNO 138,3-139,1
ANTIOCO (III) IL GRANDE 139,2-148,2 ANTIOCO (III) IL GRANDE 139,2-148,1
SELEUCO (IV) FILOPATORE 148,3-151,1 SELEUCO (IV) FILOPATORE 148,2-151,2
ANTIOCO (IV) EPIFANE 151,3-154,1 ANTIOCO (IV) EPIFANE 151,2-153,4
ANTIOCO (V) EUPATORE ANTIOCO (V) EUPATORE 154,1-154,2
DEMETRIO (I) SOTERE 154,4-157,4 DEMETRIO (I) SOTERE 154,3-157,2
ALESSANDRO (BALAS) 157,3-158,4 ALESSANDRO (BALAS) 157,3-159,4
DEMETRIO (II) NICATORE 160,1-160,3 DEMETRIO (II) NICATORE 160,1-160,3
ANTIOCO (VII) SIDETE 160,4-162,4 ANTIOCO (VII) SIDETE 160,4-162,4
DEMETRIO (III) 162,2-164,1 DEMETRIO (III) 163,1-163,4
ANTIOCO (VIII) GRIPO 164,2-166,4 ANTIOCO (VIII) GRIPO 164,1-166,4
ANTIOCO (IX) CIZICENO 167,1-171,1 ANTIOCO (IX) CIZICENO 167,1-171,2
FILIPPO 171,3- FILIPPO 171,3-171,4

Emil Schurer, Storia del popolo giudaico al tempo di Gesù Cristo,

La cultura greca penetra in Israele

Nel 175 a.C. sale al trono di Siria Antioco Epifane, figlio del re Antioco, e continua a regnare fino al 164 a.C.: i giudizi sulla sua personalità sono contrastanti: per i Giudei Antioco IV rappresenta l'archetipo del persecutore e del profanatore; lo storico greco Polibio invece ne fa un ritratto brillante e gradevole; Diodoro Siculo e Livio sono di tutt'altra opinione; mentre Tacito, aristocratico, spregiatore dei costumi giudaici ne esalta il tentativo di abbattere la superstizione dei Giudei e di far assumere loro i costumi dei Greci e Antioco, nel fare ciò, può contare sulla cooperazione e concreta iniziativa di una certa fazione del popolo, i cosiddetti ellenizzanti, che a differenza dei farisei, sono aperti alle nuove correnti culturali. Egli sostiene questo partito e gli affida il governo. Quando però i Giudei si oppongono, l'ira del despota si scatena: la nazione viene prima depredata del ricco tesoro del tempio, successivamente si cerca di introdurre a forza la totale ellenizzazione.

Intanto il potere di Antioco si consolida ed egli decide di conquistare anche l'Egitto.

Antioco occupa Gerusalemme

Due anni dopo il re saccheggia e incendia Gerusalemme e fa strage di Ebrei; infine con un grande muro e solide torri fortifica la città e ne fa la sua fortezza chiamata Acra.

Il re inoltre obbliga tutti gli abitanti del regno a rinunciare alle proprie leggi per formare un unico popolo; inoltre anche la religione deve essere assorbita dal popolo ebraico, e quelli che vi si oppongono vengono condannati a morte.

E' in questo periodo che Mattatia e i suoi cinque figli (detti Maccabei) si oppongono agli ordini del re riguardo la professione della religione, ed è in questo modo che ha inizio la rivolta dei Maccabei.

La rivolta dei Maccabeigiuda maccabeo.jpg (18606 byte)

Giuda Maccabeo

Questa rivolta rappresenta la lotta di liberazione, in nome della riaffermazione della legge mosaica, e prende inizio dal padre Mattatia che a Modin uccide un Giudeo apostata e il controllore greco che cerca di indurlo a tradire la propria religione, ma è a partire dal 166, sotto il comando del terzo figlio, Giuda Maccabeo, che si passa a un implacabile guerriglia. Così in breve tempo il governatore greco è vinto e ucciso: in due anni il re siriano è costretto a cambiare metodo. Restituisce ai Giudei la libertà religiosa. Dopo la vittoria Giuda e i suoi fratelli si recano al tempio e, dopo averlo purificato, demoliscono l'altare dei sacrifici e ne costruiscono un altro, infine riconsacrano il tempio.

La morte di Antioco Epifane

Il re, recatosi in Persia con l'intenzione di depredarla dell'oro e dell'argento, non ottiene in realtà maggiore successo di quello ottenuto dai suoi generali contro i Giudei, ed è costretto a ritirarsi. Nell'Antico Testamento si narra che egli, dopo aver appreso la notizia della sconfitta contro Giuda, muore nella città di Tabae, dopo aver riconosciuto come causa della proprie sventure la sua volontà ingiustificata di sopprimere gli abitanti della Giudea. Suo successore è il figlio Antioco Eupatore.

La comunità giudaica torna a essere uno Stato libero

Dopo la morte di Epifane, Giuda riprende le armi e riporta un ultimo trionfo, ma infine, sulle colline di Gerusalemme con poche truppe, ingaggia un supremo combattimento e si fa uccidere. A lui succedono al comando i fratelli Jonathan e Simone; dati, infatti, i successi di quella famiglia, il popolo non può più concepire che un capo sia scelto all'infuori di essa. La guerra antigreca continua, e i nuovi capi, che, a differenza di Giuda non sono solo soldati ma anche diplomatici, ottengono comunque i propri scopi: nel 142 il re Demetrio II abbandona la fortezza dell'Akra e riconosce l'indipendenza giudaica. La comunità ridiviene uno Stato libero e vengono anche battute le prime monete giudaiche.

Se la rivolta ha successo è perché i Maccabei hanno saputo sfruttare la debolezza dello stato seleucidico, minacciato a Nord dai Parti, tenuto a freno dalla diplomazia Romana e minato all'interno da lotte per la successione e da vari tentativi di usurpazione.

Le conseguenze della rivolta dei Maccabei

Sembra dunque che gli scopi cui mirava l'antiellenismo siano stati notevolmente raggiunti. Ma quegli stessi successi fanno deviare Israele dalla sua linea. Il vero senso del suo sforzo dopo il ritorno dall'esilio in poi è stato di salvaguardare la sua anima. La libertà politica è una garanzia per la libertà religiosa. Ma riuscendo sul piano temporale, i successori di Giuda Maccabeo si danno in balia a quelle stesse tentazioni che si sono volute combattere. Diventano così dei sovrani orientali come gli altri, dei principi eleganti, aventi relazioni con le corti ellenistiche.

Il risultato così è di un'inversione di tendenza: i Farisei si allontanano dai capi diventati sospetti, e si viene a formare un altro partito, che favoriva una religione meno rigorosa: i Sadducei.

Il problema si ingrandisce quando a Simone succede il figlio Giovanni: egli infatti, nonostante il pericolo seleucidico sia sempre incombente, rafforza l'indipendenza e inizia una politica di espansionismo: in breve tempo il suo regno supera quello di Davide. Siamo all'incirca nel 100a.C. ma questa situazione durerà per poco, la comunità giudaica avrebbe conosciuto ben presto un nuovo padrone: i Romani.

La dinastia degli asmonei e l’intervento di Roma

La rivolta dei maccabei era stata una lotta per l’indipendenza; ma poiché in quel secondo secolo a. C. l’indipendenza si poteva ottenere solo con l’aiuto di Roma, questa lotta significò con il passare degli anni la riduzoine della Giudea a stato vassallo di Roma.

Fino al 141 una guarnigione siriaca resta nella cittadella di Gerusalemme (la cosiddetta Akra) per proteggere quegli ebrei che avevano accettato l’influenza dei seleucidi e lo stile di vita greco. Ma già l’anno dopo, nel 140 a. C., una grande assemblea pubblica aveva proclamato Simone etnarca ("comandante del popolo", cioè governatore) e sommo sacerdote. In seguito queste cariche furono dichiarate ereditarie dando così inizio alla dinastia degli asmonei, che in seguito assunsero il titolo di re e durarono al potere fino all’invasione della Giudea da parte di Pompeo nel 63 a. C.

Sotto i dinasti asmonei (Giovanni Ircano, figlio di Simone, che regnò dal 134 al 104; Aristobulo I, che fu il primo ad assumere ufficialmente il titolo di re, dal 104 al 103; Alessandro Ianneo, che regnò dal 103 al 77 con la moglie Alessandra Salome, la quale poi rimase sola al potere dal 76 al 67; i figli Ircano II e Aristobulo II che con le loro lotte per la successione sollecitarono l’intervento di Pompeo e la conquista romana della Giudea nel 63 a. C.) il popolo giudaico poté godere un periodo di relativo benessere approfittando del declino del regno seleucide. Il paese si allargò oltre i confini della Giudea propriamente detta, ma fu turbato da conflitti interni tra la classe sacerdotale aristocratica dei sadducei, favorevole alla congiunzione tra il potere religioso e quello politico, e quella dei farisei, avversari del potere monarchico, continuatori dei pii hassidìm, dediti allo studio della Legge e fautori di un messianesimo intinto di rivendicazioni sociali. Nell’88 una rivolta di farisei indusse Alessandro Ianneo alla fuga; il suo rientro fu seguito da un massacro con oltre 50000 morti e migliaia di esiliati. La setta più rigorista tra tutte, quella degli esseni, si ritirava invece nella comunità monastica di Qumran, in rocce presso il Mar Morto, dedicandosi a rigide pratiche ascetiche (v. scheda a p. 00).

La debole monarchia degli Asmonei, funestata da intrighi familiari e turbolenze civili, non riuscì a fare del paese uno stato ebraico, ma un regno di tipo greco-ellenistico, assai simile a quello di Siria. E della Siria fece la medesima fine: la lotta per la successione tra gli eredi asmonei Aristobulo II e Ircano II finì per sollecitare l’intervento di Pompeo, che già si trovava in Oriente nell’ambito della terza guerra mitridatica e aveva invaso la Siria trasformandola in provincia romana e stabilendo la fine della monarchia dei seleucidi. Pompeo occupò Gerusalemme e irruppe nel Tempio facendo strage di nemici ma astenendosi dal toccare alcunché: gli bastava aver affermato il controllo di Roma in terra giudea.

Giulia Sapi