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Le due vincitrici

All’indomani della fine del secondo conflitto mondiale l’Europa giace senza forze, abbandonata nelle mani degli americani.

Le uniche vincitrici alla fine della guerra sembrano le due Chiese, quella cattolica e quella protestante: le loro organizzazioni sono sopravvissute intatte. Forti dinanzi a una popolazione ormai stremata si pongono come protagoniste sulla scena europea. Grandi personalità ecclesiastiche e piccoli pastori di provincia si prefiggono l’obiettivo di aiutare gli ex-membri delle SS a "ritrovare la via verso la croce di Cristo" dopo che la caduta del nazionalsocialismo li aveva posti di fronte a un vuoto spirituale.

Tra le fila di coloro che erano stati sostenitori di Hitler regna comunque un diffuso senso di innocenza. "Tutti si sentono innocenti, come se Hitler o Himmler avessero personalmente fucilato, gassato o consegnato alla morte milioni di persone" (Ernst Klee, Chiesa e nazismo, Einaudi, Torino 1993, p.13).

Significativa è la lettera del vescovo di Magonza Albert Stohr, scritta il 21 giugno 1945 e indirizzata a papa Pio XII, nella quale sostiene che solo il comunismo avrebbe potuto rallegrarsi che a Francoforte sul Meno quasi tremila nazisti fossero stati allontanati dall’amministrazione cittadina. Quasi comico poi ci può apparire il tentativo di un vescovo, August Mahrarens, di far passare per un’associazione cristiana di anziani le SA.

Tutti, chi più chi meno, si sentono vittime ingannate dalle false promesse di un partito, quello nazionalsocialista, che aveva prospettato un volto nuovo per la Germania. Le Chiese si sentono così in dovere di aiutare tutti quei cittadini che avevano aderito al partito credendo in buona fede "che i nazisti avrebbero posto il loro governo sul terreno del cristianesimo".

Elena Roda