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Il processo di Norimberga

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Il processo di Norimberga, per la propria durata di poco meno di un anno (novembre1945-ottobre1946), per l’enorme quantità di testimonianze udite, visionate, trascritte nelle aule, per le tensioni prodotte, per la sua centralità nell’ambito della stampa internazionale, costituisce indubbiamente uno degli eventi più rilevanti e discussi della storia contemporanea, che si pone a conclusione di un’epoca tragica di morte e distruzione.

In quell’occasione, attraverso complesse procedure giuridiche, accusa e difesa si confrontarono con efficaci e studiate argomentazioni, con cautela e diplomazia, sollevando innumerevoli problematiche, adducendo agghiaccianti testimonianze per provare ora la propria innocenza ora l’altrui colpevolezza.

Oggi, con il passare del tempo, sembra possibile una visione più equilibrata, che privilegia, alla infruttuosa ricerca di un colpevole, che inevitabilmente si traspone sul piano ideologico, un’indagine sul significato più profondo che un simile evento ebbe per l’umanità.

Il processo di Norimberga pare infatti la manifestazione di una tendenza comune inespressa, la concretizzazione di un diffuso e angosciante senso di colpa, che, una volta conclusa la guerra, si insinuò negli animi di fronte all’atrocità dei crimini commessi. Si percepì allora la necessità di incolpare i generali tedeschi per circoscrivere ai vertici della gerarchia nazista, che effettivamente si era macchiata dei più efferati delitti, una responsabilità di fatto collettiva, dal momento che i protagonisti dell’Olocausto furono per lo più uomini comuni (cfr. Browning, Verso il Genocidio, Il Saggiatore, Milano 1998).

La condanna dei generali nazisti, percepita come la soluzione più naturale e legittima, malgrado abbia palesato il riaffiorare di una comune coscienza morale di fronte agli orrori della guerra, tuttavia non si è rivelata sufficiente per dissolvere le responsabilità dell’intero genere umano di fronte all’Olocausto.

Il processo di Norimberga perciò, più che porsi a conclusione di un drammatico tratto di storia, chiudendolo con la propria inequivocabile sentenza, inaugura un nuovo periodo di indagine e riflessione sulla problematicità del genocidio, le cui radici paiono affondare nella stessa natura umana e negli sviluppi più profondi della modernità.

I dossier segreti di Norimberga
Elementi strutturali e dinamica del processo
Arresto degli imputati
Apertura del processo e requisitoria introduttiva
Illustrazione dei capi d'accusa
Interrogatori
Dichiarazioni finali degli accusati
Hitler, il grande assente a Norimberga
Polemiche sulla liceità del processo
Attualità del dibattito: documentazione in rete
Dati essenziali sul processo

I dossier segreti di Norimberga

La più puntuale e impressionante documentazione sull’Olocausto è ampiamente reperibile negli atti del processo di Norimberga, pubblicati per la prima volta nel 1947 in quattro edizioni (inglese, russa, francese, tedesca): quarantadue tomi contenenti il testo ufficiale del dibattimento.

Tuttavia è possibile reperire anche testimonianze deliberatamente espunte su giudizio del Tribunale, che costituiscono l’imponente raccolta dei Dossier segreti di Norimberga (a cura di Mayda, op. cit.).

Tale materiale documentario, ricco e eterogeneo, consente da un lato di ricostruire gli elementi strutturali e le dinamiche del processo, dall’altro di accedere a testimonianze inedite e talora compromettenti per comprendere in modo più critico gli sviluppi dell’Olocausto attraverso il diretto confronto con i responsabili dei crimini perpetrati.

Elementi strutturali e dinamica del processo

Nella drammatica e desolata cornice che si profilava alla fine della seconda guerra mondiale, gli alleati disposero, su decisione comune, l’arresto di ventisette altissimi dirigenti del Terzo Reich, che avrebbero dovuto comparire davanti a un Tribunale Militare Internazionale per rispondere di crimini di guerra, delitti contro la pace e l’umanità perpetrati dai tedeschi durante il secondo conflitto mondiale.

Arresto degli imputati

Il primo ad essere rintracciato ed arrestato nella notte del 29 marzo 1945 fu Gustav Krupp, settantacinquenne, ex diplomatico renano. Nei tre mesi seguenti vennero arrestati anche tutti gli altri esponenti nazisti: il barone Franz von Papen, nascosto nella tenuta del genero in Vestfalia; l’architetto Alfred Rosenberg, rintracciato in un ospedale vicino alla Danimarca; Hjalmar Schacht, fermato su un camion mentre era in fuga scortato dalle SS; l’avvocato Hans Frank, riconosciuto tra un gruppo di duemila prigionieri di guerra tedeschi; il barone Kostantin von Neurath; Wilhelm Frick, che abitava con il cugino alla periferia di Monaco; Fritz Sauckel, sorpreso mentre stava per imbarcarsi clandestinamente su un peschereccio; l’avvocato Arthur Seyss-Inquart, nascosto nelle stive di una motovedetta tedesca; Hermann Göring, bloccato a Salisburgo con la moglie; Walter Funk, catturato a Berlino dai sovietici; Wilhelm Kietel,; l’avvocato Ernst Kaltenbrunner, intenzionato a sottoporsi a plastica facciale; l’ammiraglio Karl Dönitz; il colonnello generale Alfred Jodl, l’architetto Albert Speer; Jiulius Streicher, accanito antisemita; Baldur von Schirach, il più giovane dei gerarchi nazisti ricercati; Jioachim Ribbentrop; il giornalista Hans Fritzsche; l’ammiraglio Erich Raeder; Robert Ley, che si suicidò nella sua cella impiccandosi con un asciugamano e infine Rudolf Hess, catturato dai Britannici e da loro consegnato nel ’45.

Sfuggirono alle minuziose e sistematiche ricerche Hitler, che si tolse la vita con il cianuro nel proprio bunker a Berlino; Himmler, che si avvelenò in un campo di prigionia presso Amburgo e Bormann, misteriosamente scomparso e del quale non si trovarono mai più tracce.

Gli arrestati furono trasferiti durante l’estate nel Lussemburgo, in una nota stazione termale dove era stato preparato un albergo - prigione, protetto da filo spinato, circondato da posti di blocco e attentamente sorvegliato.

Apertura del processo e requisitoria introduttiva

Il processo si aprì la mattina del 20 novembre 1945 in un’aula del Palazzo di Giustizia a Norimberga.

Il Tribunale Militare Internazionale era composto da circa sessanta membri; gli inglesi Lawrence e il sostituto Birklett lo presiedevano. L’accusa era rappresentata per gli Stati Uniti da Robert Jackson, per la Francia da François de Menthon, per la Gran Bretagna da sir Hartley Shawcross, infine per l’Unione Sovietica dal generale Rudenko.

Il capo di imputazione, che nella sua articolazione suscitò innumerevoli polemiche di natura giuridica, conteneva quattro accuse fondamentali:

Congiura. Gli imputati hanno elaborato e perseguito un comune progetto per la conquista del potere assoluto, ritenendo legittimi, in vista di tale finalità, i crimini commessi.
Delitti contro la pace. Gli imputati hanno violato trattati internazionali, intraprendendo guerre di aggressione e provocando un conflitto mondiale.
Crimini di guerra. Gli imputati hanno ordinato e tollerato il massacro collettivo, torture e schiavitù di milioni di uomini.
Crimini contro l’umanità. Gli imputati hanno perseguitato minoranze razziali e religiose, sterminando intere collettività etniche.

La mattina del 20 novembre il presidente Lawrence diede inizio al processo, chiedendo agli imputati di dichiararsi colpevoli o innocenti. A Göring, che, interrogato per primo, cercò di pronunciare una dichiarazione preliminare, accuratamente studiata, venne immediatamente tolta la parola: "Per ora lei non ha il diritto di rivolgersi al Tribunale se non tramite il suo avvocato. Si segga, la prego". Tutti gli accusati si dichiararono non colpevoli (Mayda, op. cit., pag.19).

L’intera giornata venne poi occupata dal discorso introduttivo di Jackson, che, con estrema chiarezza e lucidità, delineò i temi dell’accusa, partendo dalla nascita del nazismo e sviluppando argomentazioni che si sarebbero poi rivelate necessarie per controbattere alle polemiche sorte sulla liceità del processo. Ricordò il momento della creazione dei corpi paramilitari delle SS e della SA, la costituzione di una politica di potenza da parte dei nazionalsocialisti, l’abolizione delle chiese e lo sterminio degli ebrei, additando al mondo i generali nazisti quali "simboli viventi degli odi razziali, del terrorismo, della violenza, dell’arroganza, della crudeltà che spesso sono le caratteristiche del potere".

Illustrazione dei capi d’accusa (novembre 1945 - marzo 1946)

Le prime venti giornate del processo furono dedicate dall’accusa alla presentazione di documenti inerenti agli atti di aggressione e in particolar modo all’invasione della Polonia. Seguirono inoltre lunghe testimonianze sui campi di concentramento, sul lavoro coatto nelle industrie tedesche, sulla persecuzione degli ebrei, sulla spoliazione dei territori occupati in Europa. Nei dossier segreti del processo, si testimonia come, alla proiezione in aula di un documentario di orrori e sevizie girato dai tedeschi nel ghetto di Varsavia, Göring, ex maresciallo del Reich, esclamò: "Un pomeriggio così bello rovinato da quella maledetta pellicola!". Il processo, momentaneamente sospeso durante il periodo natalizio, fu riaperto nel gennaio ’46 e l’intero mese fu nuovamente assorbito dall’accusa, che tornò a parlare in dettaglio delle responsabilità degli imputati. Nel novembre infatti Jackson si era occupato dell’accusa di complotto, in dicembre invece il procuratore generale britannico aveva ripercorso le vicende della guerra sul fronte occidentale, nei Balcani e sul mare; il procuratore francese François de Menthon aveva poi denunciato i crimini commessi in Europa occidentale nonché i furti e le persecuzioni a danno degli ebrei; Rudenko infine, portavoce dell’accusa sovietica, a partire dall’8 febbraio, denunciò i crimini di ogni natura commessi nell’est a danno della Polonia, Cecoslovacchia, Jiugoslavia. Egli inoltre accusò i tedeschi di aver violato le convenzioni di guerra sul trattamento dei prigionieri sovietici, sottoponendo al tribunale documenti e statistiche drammatici. L’accusa russa terminò il 27 febbraio; il giorno successivo venne dichiarata la colpevolezza delle organizzazioni criminali e furono esaminate le relazioni di ciascun imputato con esse.

A questo proposito il testimone Otto Ohlendorf, interrogato sull’attività dei "gruppi speciali di azione", rilasciò una agghiacciante testimonianza:

Procuratore americano Amen: "Quali istruzioni aveva avuto?"

Ohlendorf: "Liquidare gli ebrei"

Amen: "Con liquidare vuol dire uccidere?"

Ohlendorf: "Sì, uccidere tutti"

Amen: "Tutti? Anche i bambini?"

Ohlendorf: "Sì, tutti: uomini, bambini" (Mayda, op. cit., pag.24).

Interrogatori (marzo - giugno 1946) e presentazione delle prove a discarico (luglio 1946)

Gli interrogatori degli imputati ebbero inizio il 13 marzo. Primo tra tutti, Göring esordì con quella dichiarazione che gli era stato impedito di leggere all’inizio del processo: "Come Reichsmarshall del Grande Reich Germanico mi assumo la responsabilità politica dei miei atti […]. Sono disposto, pur senza riconoscere la giurisdizione di questo Tribunale, a fornire ogni spiegazione desiderata e a dire tutta la verità. Però rifiuto di accettare la responsabilità per atti compiuti da altri; atti di cui ero ignaro e che non avrei approvato o non avrei potuto impedire se ne fossi stato a conoscenza" [Mayda, op. cit., pag.24]. Sul finire di marzo fu la volta di Ribbentrop, l’ex ministro degli esteri, che, interrogato da Rudenko a proposito dell’aggressione all’Austria e all’Unione Sovietica, dichiarò: "Credo che il termine aggressione sia difficile da definire. Si trattò certamente di un intervento preventivo, questo è sicuro. Noi abbiamo attaccato, è incontestabile. Tuttavia io speravo che si potesse giungere ad un accordo diplomatico con la Russia; ho compiuto ogni sforzo in questo senso" (Mayda, op. cit., pag.25).

Particolarmente incisiva per la sua freddezza e lucidità si rivelò la testimonianza di Höss, comandante del campo di sterminio di Auschwitz, la più grande e attrezzata delle sei "fabbriche della morte" costruite dal nazismo nella Polonia occupata. Interrogato dall’avvocato Kurt Kauffman, egli rispose con arroganza e imperturbabilità:

Avvocato Kauffmann: "E’ vero che ad Auschwitz è stato distrutto un totale di più di un milione di ebrei?"

Höss: "Sì"

Avvocato Kauffmann: "Uomini, donne e bambini?"

Höss: "Sì"

Avvocato Kauffmann: "Com’era allora possibile, per lei, compiere quelle tremende azioni?"

Höss: "Malgrado tutti i dubbi che avevo, l’unico argomento, e quello decisivo, era l’ordine dato da Himmler"

Avvocato Kauffmann: "E’ vero che usavate il gas Zyklon-B per uccidere gli ebrei?"

Höss: "Sì"

Avvocato Kauffmann: "E’ vero che i crematori lavoravano giorno e notte?"

Höss: "Sì"

Avvocato Kauffmann: "E’ vero che nelle camere a gas finivano anche i neonati?"

Höss: "Sì" (Mayda, op. cit., pag.27-28).

Toccò poi a Kietel, accusato di conoscere tutti i piani delle guerre di aggressione, a Jodl, responsabile degli attacchi alla Cecoslovacchia, alla Norvegia, alla Jugoslavia, alla Grecia e alla Russia e agli imputati Raeder e Dönitz, comandanti della flotta da guerra. In particolar modo la principale accusa rivolta nei confronti di Dönitz era basata sul testo di una istruzione che egli inviò a tutti i comandanti di sommergibili: "E’ proibito ogni salvataggio degli equipaggi delle navi colate a picco, cioè ripescare i naufraghi o distribuire viveri e acqua potabile. Il salvataggio, in effetti, è contrario alle esigenze più elementari della guerra sul mare. E’ necessario essere implacabili, ricordare che il nemico bombarda le nostre città" (Mayda, op. cit., pag.29).

L’imputato successivo, von Shirach, alla domanda "che cosa significa per lei, oggi, il nome di Auschwitz?", rispose: "Il massacro più satanico della storia del mondo". In seguito vennero interrogati i tre uomini che avevano fiancheggiato più o meno direttamente Hitler nella scalata al potere: von Papen, Shacht e il barone von Neurath. Accusati per la deportazione e lo sfruttamento dei civili europei furono invece Rosemberg e Speer; Funk, a sua volta, ebbe parte nella preparazione di due guerre di aggressione, nella persecuzione degli ebrei e nello sfruttamento dei territori occupati. Contro Streicher, infine, così come contro Fritzche, pesava una sola ma gravissima imputazione, quella di "crimini contro l’umanità".

La difesa prese la parola il 4 luglio 1946 con un arringa del professor Hermann Jahrreis, difensore di Jodl, che negò la validità dell’accusa per il reato di "delitti contro la pace", e, snodandosi nel corso di quasi tutto un mese, si concluse il 25 luglio con l’arringa dell’avvocato di Hess.

Dichiarazioni finali degli accusati (31 agosto 1946) e sentenza (1 ottobre 1946):

Le dichiarazioni finali degli accusati, che ebbero luogo nell’udienza del 31 agosto, da un lato costituiscono la sintesi più efficace delle argomentazioni della difesa, dall’altro colpiscono per la loro brevità e per il senso di assoluta freddezza e determinazione che ne traspare:

Göring: "Non volevo la guerra, non ho fatto nulla per provocarla"

Ribbentrop: "L’unica cosa della quale mi considero colpevole , davanti al mio popolo e non davanti a questo Tribunale, è di non essere riuscito nei miei scopi politici"

Hess: "Se dovessi ricominciare, agirei una volta di più come ho fatto"

Rosemberg: "La mia coscienza è assolutamente monda"

Raeder: "Ho fatto il mio dovere di soldato"

Funk: "Ho commesso degli errori, ma la mia coscienza è pulita"

Seyss-Inquart: "Ho servito Hitler e gli rimango fedele"

Von Neurath: "Ho consacrato la mia vita alla verità"

Jodl: "In una guerra così feroce le misure più dure anche se più discutibili paragonate con la legge internazionale, non sono delitti né in morale né in coscienza" (Mayda, op. cit., pag.35).

Il Tribunale si aggiornò e tornò in aula il 30 settembre per pronunciare la sentenza.

La maggior parte degli imputati fu condannata a morte per impiccagione: "The International Military Tribunal sentences you to death by hanging"; Hess, Funk e Reader ebbero l’ergastolo: "The Tribunal sentences you to imprisonment for life"; Dönitz fu condannato a 10 anni di carcere, Schirach e Speer a 20, von Neurath a 15; Schacht e Fritzsche furono assolti.

Hitler, il grande assente a Norimberga

Un alone di silenzio e di mistero avvolge la vita di Adolf Hitler, la cui reale identità non fu chiara neppure ai suoi collaboratori più stretti. Egli stesso infatti seppe abilmente celare le proprie radici: nacque nell’aprile del 1889 a Braunau sull’Inn; il padre Aloïs, probabilmente di origini ebree, figlio illegittimo, lo indusse a imporre il più assoluto silenzio sui propri antenati. Egli annotò pochi elementi sulla propria ascendenza in Mein Kampf, in cui ricostruì un albero genealogico che le numerose omissioni rendono vago e incompleto.

Dagli atti del processo Hitler, il cui nome ricorre ben 71213 volte, appare come una personalità politica di raro acume, in grado di infiammare le folle, ma privo di quei principi morali che costituiscono uno degli elementi fondativi della natura umana. Come testimoniano i suoi collaboratori più intimi, non ebbe mai relazioni di amicizia: "Chiunque ha avuto occasione di conoscere da vicino il Führer sa che quanto dico è esatto. Chiunque pensava che un giorno sarebbe riuscito a diventare suo amico si illudeva: Hitler è stato un essere eccezionale sotto tutti gli aspetti ed io credo di poter affermare che non ebbe relazione di amicizia con nessuno, almeno di amicizia intima" (Mayda, op. cit., pag.47).

Egli si rivelò anche un brillante oratore nonché uno stratega di estrema genialità, che pianificò vittoriose campagne di guerra: fu realmente una personalità di eccezione, che emerse però dalla storia nelle sue profonde contraddizioni e nella sua pericolosa fragilità. Le sue stesse parole rivelano una decisa e sicura consapevolezza del proprio potere: "Date le qualità politiche di cui dispongo, tutto in realtà dipende da me, dalla mia esistenza. V’è inoltre il fatto che nessuno godrà mai più come me della fiducia dell’intero popolo tedesco. Nel futuro, probabilmente, non ci sarà più un uomo con un’autorità maggiore delle mia. La mia esistenza è quindi un fattore di grande importanza" (Mayda, op. cit., pag.48).

Alcune testimonianze rilasciate a Norimberga sembrano documentare la presunta follia di Hitler:

Hermann Rauschning, ex presidente nazista, che a lungo l’aveva frequentato, affermò: "Chiunque si è trovato faccia a faccia con quest’uomo e ha incontrato lo sguardo vuoto, privo di profondità e di calore, di questi occhi che sembrano duri e remoti, e ha visto come si raggela, avrà sicuramente provato un'inquietante impressione: quest’uomo non è normale!" (Mayda, op. cit., pag.48). Birger Dahlerus, industriale svedese impegnato in una difficile opera di mediazione tra Germania e Gran Bretagna, descrisse minuziosamente un colloquio avuto con il Führer: "Hitler prima mi pose una serie di domande sull’Inghilterra e sul suo popolo, poi passò ad illustrarmi com’erano perfettamente organizzate le forze armate tedesche. Andò via via agitandosi. […] A un tratto si fermò in mezzo alla stanza e rimase lì, in piedi, con lo sguardo fisso. Aveva una voce turbata e un aspetto assolutamente anormale: " Sommergibili, sommergibili…" continuava a mormorare" (Mayda, op. cit., pag.51).

Göring invece, suo intimo collaboratore, smentì ogni supposizione sulla sua presunta instabilità mentale:

"Io fui per tanti anni il solo a collaborare così intimamente col Führer, a conoscere il fondo dei suoi pensieri, a seguirne tutte le azioni. Eppure nessuno mi apparve più equilibrato di Hitler" (Mayda, op. cit., pag. 52).

Fondamentalmente tutti gli imputati presenti a Norimberga giudicarono positiva la politica interna ed estera di Hitler, esprimendo una sostanziale ammirazione per le sue doti politico militari. Ribbentrop affermò:

"Mi fece una forte impressione. Mi colpirono particolarmente i suoi occhi blu e i capelli neri, il suo gestire, l’atteggiamento riservato e il modo in cui esprimeva i pensieri; le sue dichiarazioni avevano sempre qualcosa di definitivo. Io ebbi l’impressione di trovarmi davanti ad un uomo che sapeva esattamente quello che voleva e che era animato da una indomabile volontà messa al servizio di una personalità molto spiccata" (Mayda, op. cit. pag.57). Egli aveva sempre combattuto come soldato semplice nell’esercito, aveva però studiato approfonditamente saggi di tattica e di strategia, acquisendo così un’ampia e dettagliata conoscenza per la risoluzione di ogni problema concernente le forze armate.

Dal frammentario insieme delle testimonianze rilasciate a Norimberga è possibile ricostruire la complessa e oscura personalità di Hitler. Da un lato l’irrazionalità, considerata perfino follia, dall’altro il lucido razionalismo; le qualità che gli consentirono di eccellere fino ad essere considerato " essere soprannaturale"; l’assenza di una dimensione etica e affettiva che costituiscono uno degli aspetti più semplici, ma anche essenziali, della natura umana; l’insolita consapevolezza della importanza e perfino necessità della propria esistenza, lo ritraggono come un individuo la cui sensibilità umana si dissolve, con esiti drammatici, di fronte al rigido schematismo di una carriera ossessivamente finalizzata alla realizzazione del proprio progetto politico.ì

Polemiche sulla liceità del processo

A proposito della liceità del processo sorsero aspre e innumerevoli polemiche, soprattutto di natura giuridica, ma con implicazioni anche sul piano politico storico etico, a causa del carattere complesso e contraddittorio nonché della gravità dei crimini sottoposti a giudizio.

"Nullum crimen sine lege"

In primo luogo si obbiettò che i delitti commessi non potevano legittimamente essere condannati, dal momento che non esisteva una legge penale internazionale che li considerasse come tali.

In questo modo veniva violato il principio, tradizionalmente europeo, della libertà dell’individuo: "Nullum crimen sine lege, nulla poena sine lege". Mai infatti si era raggiunto un accordo internazionale tale da prevedere la condanna della guerra, se non quando, dopo le stragi del primo conflitto mondiale, l’umanità stessa aveva riconosciuto l’illegittimità della guerra di aggressione.

Nessuno perciò poteva essere punito per fatti che , nel momento in cui vennero compiuti, non rappresentavano giuridicamente un reato.

Illegittimità dei capi di accusa

In particolar modo le polemiche più forti vennero riservate ai capi di imputazione: complotto, crimini contro la pace, crimini di guerra, crimini contro l’umanità.

Complotto, o piano concertato: "I dirigenti, organizzatori, provocatori o complici, che abbiano preso parte all’elaborazione o all’esecuzione di un piano concertato o di un complotto per commettere uno qualsiasi dei crimini sopra definiti, sono responsabili di tutti gli atti da chiunque commessi in esecuzione di quel piano". Il concetto di complotto deriva dal diritto anglosassone, che prevede l’incriminazione per conspiracy, l’accordo criminale di un gruppo di individui che progettano un delitto nei particolari. L’accusa per tale reato si fonda su due basilari condizioni: l’accordo tra i partecipanti e l’elaborazione di un piano comune di azione. Il procuratore Jackson conferì una notevole rilevanza a tale accusa, la cui infondatezza costituì l’oggetto dei principali argomenti della difesa, che discusse ampiamente sull’assenza di un piano comune e del concorso delle volontà tra le autorità naziste: Hitler infatti deteneva un potere pressochè assoluto e l’iniziativa di ciascun collaboratore appariva rigorosamente limitata alle competenze lui affidate. Pareva così che solo il Führer, che per altro si riservava l’indiscussa prerogativa di ogni decisione, fosse al corrente dell’intero progetto, di cui ogni altra autorità conosceva solo una parte. Perfino il giudice francese sostenne fermamente la necessità di escludere dal capo di imputazione la nozione di complotto, sconosciuta al diritto internazionale.
Crimini contro la pace e guerre di aggressione: "Con ciò si intende la direzione, la preparazione, lo scatenamento o la prosecuzione di una guerra di aggressione, o di una guerra di violazione di trattati, impegni o accordi internazionali, o la partecipazione ad un complotto o piano concertato per compiere qualcosa delle suddette azioni". Ben sedici imputati vennero accusati di delitti contro la pace, cioè di aver pianificato e realizzato guerre di aggressione contro la Polonia ( 1° settembre 1939), la Gran Bretagna e la Francia (3 settembre 1939), la Danimarca e la Norvegia ( 9 aprile 1940), il Belgio, i Paesi Bassi, il Lussemburgo (10 maggio 1940), la Iugoslavia e la Grecia (6 Aprile 1941), l’Urss (22 giugno 1941), gli Stati Uniti d’America (12 dicembre1941). Anche le violazioni dei trattati di pace e delle convenzioni furono innumerevoli, tra cui la più celebre fu quella del trattato di Versailles, stipulato il 28 giugno 1919. Malgrado l’opinione pubblica mondiale non considerasse più la guerra di aggressione come uno strumento legittimo per la risoluzione delle controversie internazionali, furono numerose le contestazioni della difesa: dal momento che gli imputati infatti non erano coscienti al momento dei fatti che la guerra di aggressione costituiva un crimine, la sanzione penale avrebbe dovuto colpire esclusivamente lo Stato, non i singoli individui. Di fatto però una eventuale assoluzione dei criminali di guerra avrebbe determinato la completa negazione del carattere normativo del diritto internazionale.
Crimini di guerra: "violazioni delle leggi e degli usi di guerra. Tali violazioni comprendono l’assassinio, i maltrattamenti, la deportazione a fini di lavoro forzato o per altri scopi di popolazioni civili nei territori occupati, l’assassinio e il maltrattamento di prigionieri di guerra e di naufraghi, l’esecuzione di ostaggi, il saccheggio di beni pubblici e privati, la distruzione senza motivo di città e villaggi e le devastazioni non motivate da esigenze militari". Una delle testimonianze più agghiaccianti venne rilasciata dal generale Lahousen, che riferì degli ordini ricevuti da Keitel e da altri capi nazisti di assassinare in massa comunisti ed ebrei russi e di procedere alle esecuzioni di prigionieri di guerra e civili.
Crimini contro l’umanità. Parallelamente all’avanzata degli alleati l’opinione pubblica mondiale venne progressivamente a conoscenza delle atrocità commesse dai nazisti non solo durante la guerra, ma anche prima del 1939 in Germania. "I crimini contro l’umanità sono: l’assassinio, lo sterminio, la riduzione in schiavitù, la deportazione e ogni altro atto disumano commesso contro popolazioni civili durante la guerra o prima, nonché le persecuzioni per motivi politici, razziali o religiosi".

Numerosi testimoni citati dall’accusa rivelarono al mondo con estrema efficacia e lucidità l’ampiezza dell’attività criminale nazista:

Otto Ohlendorf, membro del partito nazista e capo di una delle unità incaricate dell’eliminazione sistematica degli ebrei sul fronte orientale(Einsantzgruppe), durante l’interrogatorio illustrò in ogni dettaglio il funzionamento del sistema: egli ammise che in un anno erano state assassinate circa 90000 persone, descrivendo il loro trasporto sui camion e la loro esecuzione:

Accusatore Amen: "Durante quell’anno quanti ebrei vennero soppressi dal suo Einsatzgruppe?"

Ohlendorf: "Novantamila"

Amen: "La cifra comprende uomini, donne, bambini?"

Ohendorf: "Sì"

Amen: "Fu mai presente ad esecuzioni in massa di ebrei?"

Ohendorf: "Sì, un paio di volte"

Amen: "Può spiegare al Tribunale come avvenivano?"

Olhendorf: "Si radunavano gli ebrei di un paese, gli si diceva come pretesto che avrebbero dovuto trasferirsi in un’altra regione, Poi, quando c’erano tutti e si erano fatti i controlli sulle liste, si portavano, magari anche in camion, al luogo di esecuzione: di solito si trattava di un fossato anticarro oppure di una cava di sabbia o di pietrisco. Le esecuzioni venivano compiute con la prassi militare: c’erano regolari plotoni di esecuzione e relativi comandanti.

Amen: "Come si comportavano gli esecutori?"

Ohlendorf: "Non ho mai permesso che a sparare fossero singoli individui; ordinavo che diversi militari sparassero simultaneamente per evitare responsabilità dirette e personali"

Amen: "Ha mai avuto scrupoli nell’eseguire quegli ordini?"

Ohlendorf: "Oh, sì."

Amen: "E come mai li eseguì?"

Ohlendorf: "Perché ritengo inconcepibile che un capo subalterno non esegua gli ordini impartiti dal capo dello Stato!" (Mayda, op. cit., pag. 190).

Di fatto però il concetto di crimine contro l’umanità si rivelò alquanto problematico, dal momento che, per quanto atroci fossero i delitti perpetrati, essi per lo più non costituivano il risultato di un piano concepito in vista di condurre una guerra di aggressione: i crimini di guerra finirono così per assorbire in sé anche i crimini contro l’umanità.

Radice del problema: contraddizioni di fondo

Le polemiche sorte sulla liceità del processo, che ne mettono in discussione i fondamenti stessi, non si esauriscono sul mero piano giuridico, ma dischiudono una differente e più profonda prospettiva, rivelando la natura contraddittoria e problematica di un evento che si colloca nel momento delicato della sconfitta e della fine del secondo conflitto mondiale.

A quel punto infatti la società umana sottopose a giudizio i dirigenti del Terzo Reich con lo scopo di ottenere una immediata e definitiva soluzione delle problematiche aperte dall’Olocausto.

Fu proprio il tentativo di valutare in base a criteri razionali, che si esprimono immediatamente sul piano giuridico nell’istituzione di un Tribunale Internazionale, ciò che per certi aspetti sfugge alle umane possibilità di comprensione, a produrre inevitabili contraddizioni, che, solo in parte, trovano espressione nelle critiche mosse alle dinamiche e ai fondamenti del processo di Norimberga.

Attualità del dibattito: la documentazione in rete

La illegittimità dei capi di accusa costituisce solo una delle innumerevoli obiezioni mosse dalla difesa, oggi facilmente reperibili nelle pagine Web dei siti revisionisti, che talora concernono anche aspetti strutturali dello stesso svolgimento del processo. Al sito revisionista AAARGH si legge:

"Non si trattava di un tribunale internazionale, dal momento che era costituito soltanto dai vincitori e che, di conseguenza, avrebbe considerato solo i crimini commessi dai vinti…Il procuratore generale degli Stati Uniti, Robert Jackson, che presiedette l’udienza del 26 luglio 1946, riconobbe: "gli alleati si trovano ancora in stato di guerra con la Germania da un punto di vista tecnico. In quanto tribunale militare, questo tribunale rappresenta una continuazione degli sforzi bellici delle nazioni alleate".

"Si trattava dunque di un tribunale di eccezione, che rappresentava l’ultimo atto di guerra, escludendo, per suo stesso principio, tutte le responsabilità dei vincitori, in primo luogo nello scatenamento del conflitto. Si escludeva a priori ogni richiamo su chi ne fosse stata la causa primaria: a Norimberga non si pose la questione di sapere se il trattato di Versailles, con tutte le sue conseguenze, in particolare con la moltiplicazione dei fallimenti e soprattutto con la disoccupazione, non avesse permesso l’ascesa di un Hitler, grazie al consenso della maggioranza del popolo tedesco. Per esempio, imponendo alla Germania sconfitta del 1928 di pagare, a titolo di risarcimento, 132 miliardi di marchi - oro, mentre il patrimonio nazionale del paese stesso era valutato in 260 miliardi di marchi - oro. L’economia tedesca ne fu rovinata e il popolo tedesco fu ridotto alla disperazione dalla crisi, dal crollo della moneta e soprattutto dalla disoccupazione, che permisero le salita al potere di Hitler e gli diedero gli argomenti più facili per sostenere la sua più importante parola d’ordine: annullare il trattato di Versailles con il relativo strascico di miserie e di umiliazioni" (http://www.abbc.com/aaargh/ital/gar/miti3.html).

Le argomentazioni revisioniste, in alcuni punti eccessivamente riduttive e schematiche, contribuiscono tuttavia a valutare in modo critico e in una prospettiva ampia e articolata le dinamiche più complesse, e anche più discusse, del celebre processo.

Nelle aule del Tribunale Militare a Norimberga accusa e difesa si sono fronteggiate, con agghiaccianti testimonianze, sui difficili temi della colpevolezza e della responsabilità, sollevando innumerevoli problematiche di natura etica, giuridica, politica e perfino storica, dietro le quali si cela, lasciando la propria indelebile impronta nella storia, l’orrore dei campi di sterminio, di fronte al quale non più solo gli alleati o i generali nazisti, ma l’intera umanità è responsabile.

Bibliografia

Per l’intero lavoro, e in particolar modo per la prima parte dedicata alle dinamiche del processo, mi sono servita del testo di Mayda, I dossier segreti di Norimberga, Mursia, Milano 1997, dal quale ho attinto le testimonianze riportate. Per alcune informazioni generali sugli imputati ho consultato il testo di Arkadi Pltorak, Il processo di Norimberga, Teti Editore 1976.

Un’ampia documentazione è poi reperibile in rete al sito revisionista http://www.abbc.com/aaargh/ital/gar/miti3.html, a cura di Roger Garaudy, dal quale ho tratto le argomentazioni della difesa; oppure all’indirizzo http://www.abbc.com/aaargh/ital/CWPnc1.html, nella sezione a cura di Carls Whitlock Porter, sempre con un orientamento di tipo revisionista.

Una ricca e dettagliata documentazione, nonché più equilibrata, sullo svolgimento del processo è reperibile, in inglese, al sito http://www.holocaust-history.org/works/imt/01/htm/t365.htm.

Accusati

Franz von Papen (1879-1969). Uomo politico reazionario tedesco. Divenne cancelliere del Reich nel giugno 1932. Con i suoi intrighi favorì la conquista del potere da parte di Hitler, del quale divenne vicecancelliere. Succesivamente venne nominato ambasciatore a Vienna. Giudicato a Norrimberga, venne assolto contro il parere dei giudici sovietici.

Hemann Göring (1893-1946). Gerarca nazista, fu il numero due del regime hitleriano. Svolse un ruolo di primo piano negli intrighi che portarono al potere Hitler. Fu responsabile supremo dell’economia di guerra nazista. Successore designato di Hitler (1939), perse però progressivamente la sua fiducia fino ad essere emarginato nell’ultimo periodo di esistenza del Terzo Reich. Fu il principale imputato nel processo di Norimberga: condannato a morte, si suicidò nella propria cella la notte prima dell’esecuzione.

Robert Lay (1890-1945). Gerarca nazista, assunse nel 1945 il comando dei corpi volontari che avrebbero dovuto condurre la guerriglia dopo la disfatti della Germania nazista. Venne incarcerato a Norimberga, dove si suicidò poco prima dell’inizio del processo.

Heinrich Himmler (1900-1945). Gerarca nazista, fu organizzatore e comandante delle SS (squadre di protezione), che, sotto la sua direzione, divennero una temibile organizzazione paramilitare che seminò il terrore nelle file degli avversari politici del nazismo. Nel 1936 divenne capo di tutte le polizie del Terzo Reich, che egli trasformò nel più feroce organismo repressivo di tutti i tempi. Fu responsabile della politica di sterminio contro gli ebrei. Catturato dagli inglesi, si avvelenò in un campo di prigionia presso Amburgo.

Karl Dönitz (1891). Grande ammiraglio, fu comandante in capo della marina da guerra e successore di Hitler alla testa della Germania nazista. Nel 1939 fu nominato comandante della flotta sottomarina tedesca. Giudicato a Norimberga, venne condannato a 10 anni di reclusione.

Rudolf Hess (1894). Gerarca nazista, combattè nella prima guerra mondiale insieme ad Hitler, al quale si legò strettamente. Fu uno dei primi ad aderire al partito nazista. Segretario personale di Hitler, partecipò alla stesura del Mein Kampf. Internato in un campo di prigionieri, venne giudicato a Norimberga e condannato all’ergastolo.

Joachim von Ribbentrop (1893-1946). Gerarca nazista, fu ministro degli esteri di Htler, dando un contributo decisivo alla sua politica aggressiva. Arrestato ad Amburgo dagli inglesi, venne condannato a morte a Norimberga.

Wilhelm Kietel (1882-1946). Fu maresciallo e comandante supremo dalla Wehrmacht. Venne poi nominato ministro della guerra del Reich. Fedelissimo servitore di Hitler, fu fino all’ultimo supino esecutore dei suoi ordini. Giudicato a Norimberga per crimini di guerra e contro l’umanità, venne condannato a morte.

Hjalmar Schacht (1877-1970). Finanziere, fu uomo politico nazista. Nel 1933 venne nominato presidente della Reichsbank e, l’anno dopo, ministro dell’economia. A Norimberga venne assolto nonostante le sue pesanti responsabilità nell’ ascesa e nel consolidamento del regime nazista.

Erich Raeder (1876-1962). Grande ammiraglio, fu comandante in capo della flotta della Germania nazista. Giudicato a Norimberga, venne condannato a dieci anni di reclusione.

Albert Speer (1905). Gerarca nazista, architetto, divenne ministro degli armamenti e delle munizioni. Assunse poi la direzione dell’economia bellica del Terzo Reich. Venne condannato a venti anni di reclusione.

Dati essenziali sul processo

Gli imputati. A Norimberga vennero processati :

nove capi nazisti (Hermann Goring, Rudolf Hess, Alfred Rosemberg, Hans Frank, Arthur Seyss-Inquart, Wilhelm Frick, Jiulius Streicher, Baldur Von Scirach, Fritz Sauckel)
quattro capi militari (i generali Wilhelm Kietel e Alfred Jodl, gli ammiragli Karl Donitz eErich Raeder)
tre diplomatici (Joachim von Ribbentrop, Franz von Papen, Constantin von Neurath)
cinque alti funzionari e tecnocrati (Hjalmar Scacht, Walter Funk, Albert Speer, Hans Fritzche e Ernst Kaltenbrunner)
Martin Bormann venne giudicato in contumacia.

Sfuggiti alla resa dei conti, perché suicidi, furono Hitler, Goebbels, Himmler, Ley e il capo della Gestapo Muller.

Imputato

Condanna

1.Goring

Impiccagione

2.Hess

Ergastolo

3.Ribbentrop

Impiccagione

4.Keitel

Impiccagione

5.Kaltenbrunner

Impiccagione

6.Rosemberg

Impiccagione

7.Frank

Impiccagione

8.Frick

Impiccagione

9.Streicher

Impiccagione

10.Funk

Ergastolo

11.Schacht

Non colpevole

12.Donitz

10 anni

13.Raeder

Ergastolo

14.Schirach

20 anni

15.Sauckel

Impiccagione

16.Jodl

Impiccagione

17.von Papen

Non colpevole

18.Seyss-Inquart

Impiccagione

19.Spear

20 anni

20.von Neurath

15 anni

21.Fritzsche

Non colpevole

22.Bormann (contumace)

Impiccagione

Assenti

 
23.Goebbles (suicida)

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24.Himmler (suicida)

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25.Ley (suicida)

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26.Hitler (suicida)

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27.Müller (fuggito)

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I tempi. Il processo durò dal 20 novembre 1945 al 31 agosto 1946. La sentenza venne pronunciata il 1° ottobre 1946. Le undici esecuzioni capitali (Goring riuscì a sottrarsi suicidandosi) vennero eseguite il 16 ottobre.

Francesca Conti