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Intellettuali ebrei nelletà contemporanea Vienna e gli ebrei dal 1880 agli anni Trenta del Novecento Sigmund Freud Sigmund Freud nacque a Freiberg nel 1856, e come tanti giovani ebrei decise di studiare medicina. Da numerose annotazioni pare evidente che egli, in comune con altri ebrei liberali austriaci, ebbe sempre una forte avversione per ogni minima forma di antisemitismo. Nel momento in cui decise di elaborare il metodo psicanalitico, le barriere sociali così forti lo indussero a pensare che la psicoanalisi sarebbe stata facilmente bollata come scienza ebraica, e tale senso di esclusione fu la spinta decisiva per favorire la carica rivoluzionaria delle sue idee. Emarginato a livello sociale, potè permettersi una notevole libertà intellettuale e un forte anticonformismo, privo di dogmi e superstizioni, convinto che solo un ebreo avrebbe potuto creare la psicoanalisi: <<Per arrivare alla teoria psicanalitica bisognava avere una notevole disponibilità ad accettare un destino al quale nessun altro è avvezzo come lebreo; è il destino di chi sta allopposizione da solo>>. Scrisse a Max Graf, padre del piccolo Hans, un suo futuro paziente; <<Se voi non lasciate crescere vostro figlio come un ebreo, lo priverete di una fonte di energia che non può essere rimpiazzata da qualsiasi altra>>. Il crescente isolamento lo portò ad aderire allassociazione ebraica Bnei Berit nel 1897, che divenne un rifugio in un ambiente ostile e una palestra intellettuale dove poteva esprimere senza timore le sue idee anticonformiste. Raccolse così numerose storielle ebraiche che sarebbero confluite negli unici suoi testi ispirati alle tradizioni popolari ebraiche: Il motto di spirito e la sua relazione con linconscio e Mosè e il monoteismo. Nellevidenziare le astuzie dei sensali ebrei, limpudenza degli schnorrer, Freud sottolinea limportanza dellironia e dellumorismo nella vita degli Ostjuden, come valvola di sfogo di tensioni insostenibili e di infelicità senza speranza. Sebbene privo di qualsiasi fervore nazionalista, Freud cosiderò il sionismo come una risposta orgogliosa degli ebrei; ma nei confronti di Herzl ebbe sempre riserve e un forte rifiuto. Sigmund Freud visse sempre il suo essere ebreo vivacemente, positivamente, anche se non sempre in modo lineare. Ai propri colleghi del Bnei Berit spiegò di essere molto fiero della propria identità marginale, e mai ne cercò una differente. Il rapporto con lebraismo Sebbene notevolmente arttratto dalla cultura tedesca, questo non fu un ostacolo allaccettazione del suo vissuto ebraico, bensì un incentivo a coniugare entrambe le culture. Avvertiva la sua appartenenza al popolo ebraico come una sorta di elemento essenziale dellanimo. A livello psicologico egli si riteneva ebreo e individuava nelle proprie radici la forza morale per lelaborazione di idee anticonformiste e la tenacia per difenderle. Il proprio orgoglio lo portò a scrivere in Mosè e il monoteismo: <<Da duemila anni gli ebrei hanno dimostrato una preferenza per lo sforzo intellettuale e spirituale>>. Il primo circolo di psicoanalisti di vienna fu principalmente costituito da ebrei, cui in seguito si unirono Carl Gustav Jung e Ludwig Binswanger. Considerando i risultati di Jung, Freud li ritenne meritevoli di attenzione e, nonostante rivendicasse radici ancestrali ebraiche nello studio della psiche, sostenne la necessità che la psicoanalisi uscisse dal circolo di Vienna per godere dellappoggio di studiosi ariani e in tal modo trovare protezione dalla denigrazione antisemita. Ma la secessione di Jung nel 1914 lo turbò notevolmente, per la speranza che questi divenisse il suo erede e fosse disposto ad abbandonare pregiudizi razziali che a suo parere avevano impedito fino a quel momento alla psicoanalisi di distaccarsi dalle radici troppo evidentemente ebraiche. Tuttavia Freud ribadì sempre la necessità di mantenere la nuova scienza neutrale, in quanto era assurdo, oltre che oppugnabile, pensare a una scienza esclusivamente ebraica o esclusivamente ariana. Alla vigilia della Prima guerra mondiale Freud scrisse: <<Per la prima volta in trentanni mi sento austriaco e mi sento di concedere unaltra possibilità a questo Impero non troppo fiducioso nel suo avvenire>>. Scettico e piuttosto pessimista, con una forte tendenza allindividualismo, nel 1917, in seguito alla Dichiarazione Balfour, che garantiva un primo successo al movimento sionista commentò: <<Lunica cosa che mi rallegra è la conquista di Gerusalemme e lesperimento che gli inglesi stanno tentando col popolo eletto>>. Freud e il sionismo Piuttosto distaccato nei confronti del sionismo, cui tuttavia mai si oppose, Freud ne preferè più la necessità che non la vocazione patriottica; istintivamente non nazionalista, si era sempre domandato come una terra piccola come la Palestina avrebbe potuto accogliere tutti gli ebrei. Nel 1921 accetterà di collaborare alla creazione di una patria ebraica senza però quellimpegno e la devozione che sarebbero stati di Albert Einstein e Chaim Weizmann. Negli anni in cui fu maggiormente difficile, Freud fu sempre più fiero di essere ebreo, quasi questo fosse il segno di una nuova moralità; il rapporto del medico con lebraismo seguì dunque una parabola tipica di molti suoi contemporanei. Da unadolescenza disinteressata a una maturità impegnata e vissuta. Quando nel 1926 i colleghi del Bnei Berit celebrarono il suo settantesimo compleanno, Freud scrisse: <<Ciò che mi legava allebraismo era [ ] non la fede e nemmeno lorgoglio nazionale. [ ] Rimanevano a sufficienza altre cose che rendevano irresistibile lattrazione dellebraismo e degli ebrei [ ] tanto più possenti quanto meno era possibile tradurle in parole, [ ] come la chiara consapevolezza dellinteriore identità, la familiarità della medesima costruzione psichica. [ ] Soltanto alla mia natura di ebreo io dovevo le due qualità che mi erano diventate indispensabili. [ ] Perché ero ebreo mitrovai libero dai molti pregiudizi che limitavano gli altri nelluso del loro intelletto; in quanto ebreo fui sempre pronto a passare allopposizione e a rinunciare allaccordo con la maggioranza compatta>>. In seguito scrisse circa lobiettivo del sionismo, cui peraltro si era riavvicinato: << [ ] non credo che la Palestina diventerà msi uno Stato ebraico e che il mondo cristiano o quello islamico saranno mai disposti a lasciare i loro luoghi santi nelle mani degli ebrei>>. Medesimo disincanto ebbe circa i primissimi conflitti fra immigrati ebrei e arabi, sostenendo come impossibile sarebbe stata la conciliazione in una terra così ricca di ipoteche storiche e con un fanatismo come quello che, a suo avviso, animava gli ebrei. Riflessioni sullebraismo Nei suoi ultimi anni confessò di sentirsi un ebreo fanatico; riteneva infatti che i caratteri del popolo ebraico si trasmettessero di generazione in generazione, fino a un vero e proprio condizionamento psichico. Iniziarono in tal modo numerose riflessioni sullebraismo e il destino del popolo ebraico, che rivelano un reale ritorno alle proprie radici culturali. Circa lavversione dei cristiani nei confronti dellebraismo Freud giunse a sostenere come sia immediata la gelosia dei fratelli nei confronti di colui che venga nominato beniamino di un padre temuto: esempio di ciò avrebbe potuto essere considerata la leggenda di Giuseppe e dei suoi fratelli. Nel momento in cui poi D-o scelse di inviare il Suo Messia tra gli uomini, questi venne scelto nel popolo ebraico, e tale elemento parve una ulteriore giustificazione dellarroganza ebraica; mentre così gli altri popoli avrebbero avuto ragione per prendere coscienza del fatto che era effettivamente un popolo eletto, la Redenzione per mezzo di Gesù Cristo fu soltanto un incentivo per lodio che nutrivano, mentre gli ebrei non godettero di questo segno di elezione, dal momento che non riconobbero in lui il Messia. Centrale nella religione ebraica, secondo Freud, fu il divieto di riprodurre immagini di D-o, e il conseguente culto di una divinità invisibile. Una simile limitazione costrinse gli uomini del deserto a un profondo processo evolutivo a livello spirituale rispetto a quello meramente sensibile, in quanto la percezione sensibile venne posposta alla rappresentazione astratta; tutto questo determinò sul piano psicologico conseguenze quali lorgoglio e il senso di superiorità dei fedeli rispetto ai popoli ancora legati alla sensibilità. Concludendo le proprie riflessioni cercò di dare risposta a una domanda sempre viva: cosa aveva permesso al popolo ebraico di conservare se stesso nei secoli? La religione ebraica ebbe tale effetto in quanto: <<[ ] 1)fece sì che il popolo prendesse parte alla gandiosità insita in una nuova rappresentazione di D-o; 2) asserì che questo popolo era stato scelto da questo grande D-o ed era destinato a ricevere le prove del suo particolare favore; 3) impose al popolo di progredire spiritualmente [..]>>. Sigmund Freud morì per eutanasia, malato di cancro, il 23 Settembre 1939. Theodor Herzl Theodor Herzl nacque a Budapest nel 1860, da una famiglia borghese nella quale lebraismo era solo un ricordo, valutando notevolmente il modello tedesco. Alcune parole di Hölderlin costituirono il suo programma politico: <<Noi siamo nulla, quel che vo- gliamo è tutto>>. Nel 1878, in seguito a un crollo della Borsa verificatosi cinque anni prima, la famiglia lasciò Budapest e si trasferì a Vienna, nella sua atmosfera culturale tedesca e cosmopolita. Nel 1878 un parlamentare attaccò violentemente in un suo discorso gli ebrei, accusandoli di essere un gruppo aggressivo e cosmopolita falsamente liberale, sostenendo la tesi diffusa che la loro emigrazione dovesse essere favorita, affinchè nascesse uno Stato ebraico in Palestina (precedentemente intellettuali quali Kant e Fichte avevano sostenuto la medesima tesi, nel corso del Settecento). Queste idee, sebbene con intenti diametralmente opposti, confluiranno nel pensiero di Herzl, il quale nel frattempo frequentava le associazioni studentesche nazionalistiche e germanofile di Vienna. Il giovane Herzl coltivò in tal modo un nazionalismo aggressivo e considerava lassimilazione degli ebrei come necessaria, convinto che lintolleranza e la consanguineità avessero logorato la popolazione ebraica sul piano psico-fisico, ponendo come unica soluzione alle problematiche religiose e razziali una serie di matrimoni. La crescita dellodio antisemita rese la sua posizione insostenibile allinterno dellAlbia, lassociazione pantedesca cui si era iscritto. In seguito alla laurea in legge nel 1884, Herzl si dedicò allattività di drammaturgo, diventando redattore letterario della Wiener allgemeine zeitung nel 1887 e nel 1891 corrispondente da Parigi della Neue freie Presse, in occasione del quale conobbe gli scritti antiebraici di Edouard Drumont, che attribuiva allebraismo la colpa della degenerazione della vita sociale francese. Di fronte a tali accuse Herzl mantenne inizialmente una posizione piuttosto ambigua, come dimostra il fatto che egli sostenesse che lodio contro gli ebrei fosse stato provocato realmente da ebrei ricchi che ostentavano i propri patrimoni. Da Vienna il barone Friedrich Leitenberger, fondatore nel 1890 della Società per la lotta contro lantisemitismo, scrisse a Herzl invitandolo a collaborare. Ma la risposta di Herzl fu ancora la medesima: qualche duello e matrimoni misti sarebbero stati lunica soluzione. La reazione del barone fu piuttosto dura, con laccusa di essere un collaboratore degli antisemiti in opposizione alla sua lega. La teoria dello Stato ebraico Fino a quando Herzl si convinse che non era più possibile combattere gli antisemiti, ma che fosse ormai necessario trovare un paese nuovo; per attuare una politica di massa non sarebbero più bastate piccole associazioni, ma era essenziale una radicalizzazione della vita politica. In una lettera al barone del 1893, Herzl scrisse: <<Se non si può sopprimere un movimento bisogna reagire con un altro movimento. Intendo parlare semplicemente del socialismo. E mia convinzione che gli ebrei, messi con le spalle al muro, non abbiano altra alternativa che il socialismo>>. Seguirono altre riflessioni sullantisemitismo come non del tutto negativo: << Io lo giudico un movimento che giova al carattere ebraico. E leducazione che un gruppo riceve dalle popolazioni circostanti, le quali alla fine, forse, lo assorbiranno [ ] gli ebrei vi si adatteranno>>. Dal 1895 Herzl espresse in un suo diario la convinzione che non fosse più propronibile una soluzione razionale del problema ebraico, e non erano pensabili se non due possibilità: una in funzione di palliativo, laltra terapeutica. Il metodo palliativo contro lantisemitismo consisteva in un ricorso continuo alla risposta colpo su colpo e alla sfida personale contro ogni insulto. Quello terapeutico puntava sullassimilazione, ma con un carattere regressivo: al posto di una semplice assimilazione sociale una completa conversione di massa. Il 1895, con il processo Dreyfus, fu cruciale; Herzl scrisse, continuando a sognare una soluzione: << La Terra promessa è ovunque intendiamo portarla>>. Ma per conquistare le masse ebraiche decise che occorreva cercare il loro cuore, in un grande disegno che avrebbe coinvolto tutto un popolo. Nasce il sionismo Lo Stato ebraico. Tentativo di una moderna soluzione del problema ebraico fu pubblicato nel 1896 e seppe dare voce allorgoglio nazionale del popolo ebraico accumulato nel corso dei secoli; il paese che veniva prospettato era uno Stato borghese, privo di retaggi yiddish, visti come eccessivamente arcaici, nel quale ai rabbini sarebbe stato riservato un ruolo allinterno delle sinagoghe, che non nella società civile. Alla guida vi sarebbe stata unaristocrazia efficiente e responsabile. In seguito alla pubblicazione iniziò un perido (sette anni) di intensa attività. Nel 1897 Herzl fondò un settimanale sionista, Die Welt. In una pagina scrisse: << [ ] la personalità del popolo ebraico non può, non vuole e non è costret-ta a scomparire. Non può perché i nemici esterni la tengono compatta. Non vuole, e lo ha dimostrato in due millenni di sofferenze mostruose. Non è costretta a scomparire; è ciò che io tento di provare, dopo molti altri ebrei che non abbandonarono la speranza. Interi rami dellEbraismo possono morire, cadere giù; lalbero vive>>. Il primo Congresso sionista, la prima assemblea del popolo ebraico dopo venti secoli, ebbe luogo a Basilea nel 1897, patrocinato dallo stesso Herzl con ogni attenzione e conclusosi con un discorso dello scrittore e drammaturgo, cui seguirono acclamazioni in tutta Europa. Il germe del sionismo era stato gettato, e ai funerali di Herzl, il 3 Luglio 1904, migliaia di ebrei occidentali e orientali si radunarono a Vienna per seguire il feretro. Scrisse Stefan Zweig in proposito: << [ ] Da quellinaudito dolore [della gente accalcata nel cimitero], erompente dal profondo di un intero popolo, potei per la prima volta misurare quanta passione, quanta speranza questuomo solo e solitario avesse lanciato nel mondo con la forza del suo pensiero>>. Praga, Kafka e il Sionismo Franz Kafka (Praga 1883 Kierling 1924), nella Lettera al padre del 1919 rimproverava il padre di non aver saputo inculcargli leredità degli avi e le basi culturali e religiose che avrebbero consentito allo scrittore un approccio maggiormente semplice e istintivo alla Legge, per lui così inavvicinabile. In Davanti alla Legge (1914) il terrore di Kafka di fronte alla Toràh si traduce in una visione che domina lesistenza di ogni essere umano e che assume caratteri universali e tragici: la Legge governa un mondo nel quale non vi è traccia della presenza di D-o, idea che pervade le rilfessioni di molti studiosi ebrei medioevali. Mentre tuttavia in questi ultimi era pura speculazione con valore mistico e di fede, in Kafka diviene unossessione angosciosa: le innumerevoli interpretazioni che i Midrashìm (scritti di carattere omiletico e morale) illustravano della Toràh erano la prova che impossibile era sempre stato un comportamento conforme alle sue prescrizioni, e che per questo non era raggiungibile la verità. Questi ripetuti sforzi intellettuali nascondevano un senso di impotenza assai radicato in tutta lopera e nellanimo dello scrittore di Praga. Di conseguenza lesilio, la colpa e lespiazione esprimono nelle sue pagine un disagio assai profondo, legato alla sua condizione di ebreo e di emarginato, sebbene il termine "ebreo" non compaia negli scritti con destinazione differente da quella privata, tanto che il suo terrore viene nei racconti e nei romanzi trasfigurato metaforicamente in personaggi dominati da un destino esistenziale non necessariamente legato a confini nazionali o personali. Nella Lettera la recriminatoria è dura: la responsabilità per la vuotezza dellebraismo da lui ereditato è unicamente da imputare al padre, sebbene nel tentativo estremo di un riavvicinamento. Origini Le origini della famiglia di Franz Kafka rispecchiano quelle di molte altre; il padre, Hermann Kafka, era venditore ambulante, come numerosi altri ebrei boemi: tale professione non era affatto determinata da una scelta, bensì dal divieto per gli ebrei di possedere terre o aderire a corporazioni artigiane. Pertanto, non restava molto al di fuori del commercio allingrosso. Kavka in ceco significa cornacchia, e tale cognome risale al 1788, quando un decreto di Giuseppe II dAustria impose agli ebrei dellImpero di mutare cognome. E Kafka si identificò con la cornacchia, detestando le due k del suo cognome, il quale, con un nome tedesco, sembrava fin dallinizio segnare la scissione dello scrittore fra due mondi culturali. Un ebreo tedesco, quale egli si sentiva, fra i cechi, quindi fuori dalla sua cerchia. Ma Praga si identificava come una sorta di idllio ebraico-tedesco privo delle tensioni di Vienna, rendendo in tal modo possibile una simbiosi e allo stesso tempo unesistenza ebraica anche letteraria: Praga era lunica città nella quale uno scrittore ebreo di lingua tedesca avrebbe potuto elaborare in libertà la questione ebraica grazie a una cultura davanguardia pienamente mitteleuropea. Lopera enigmatica di Kafka ha indotto numerosi critici a dare le più disparate interpretazioni dello scrittore: egli è stato definito nihilista, cabbalista, mistico, teologo dellassenza, distruttore della realtà, mimo dellirrealtà, ebreo assimilato, sionista, antisionista, credente, ateo. Mentre la cerimonia del Bar Mitzwa suscita nei tredicenni che entrano come adulti nella comunità religiosa tensione ed entusiasmo, Franz Kafka non fece altro che imparare a memoria il passo della Toràh che cantò alla Sinagoga degli zingari, nel 1896, e lo fece con noia e scarsa partecipazione. Di conseguenza scrisse più tardi: <<La storia degli ebrei assume così lapparenza della fiaba che luomo getta poi con la sua infanzia negli abissi delloblio>>. Ma non riuscì mai a dimenticare di essere ebreo. In gioventù, Kafka non fu apertamente né socialicta, né anarchico, né particolarmente legato alla comunità ebraica della città, né simpatizzante del sionismo, che allora maturava in gruppi che assunsero il nome di ispirazione biblica Maccabea e in seguito Bar Kochba, dalla rivolta avvenuta nel 132 sotto Adriano. In seguito aderì alla Sala di conferenze e lettura degli studenti tedeschi a Praga, liberale e apertamente favorevole allassimilazione. Kafka e lantisemitismo Nel 1899 in Boemia riemerse lo spettro dellomicidio rituale quando un ebreo fu accusato di aver ucciso una donna il cui cadavere era stato ritrovato dissanguato. Luomo confessò e fu condannato a morte, ma in seguito ritrattò, dichiarando di essere stato torturato. Nella Moravia e a Praga esplose violentemente listeria antiebraica, che portò ad aggressioni e atti vandalici dei quali lo scrittore fu testimone. Già nel 1882 in Ungheria e tra il 1894 e il 1899 in Francia con Dreyfus si erano verificati processi antisemiti conclusisi con ingiuste condanne. Sebbene diversi fossero gli ordinamenti giudiziari e politici dei singoli Paesi, tutti questi processi videro la condanna di innocenti, colpevoli esclusivamente di essere ebrei. Questa serie di avvenimenti costituì la fonte di ispirazione per il Processo, protagonista del quale è Josef K., incarnazione di tutte le vittime della macchina giudiziaria, senza una nazionalità o una religione determinate. Laureatosi in legge nel 1906, Kafka fu assunto in una filiale praghese delle assicurazioni Generali di Trieste; ebbe inizialmente la speranza che il lavoro lavrebbe portato lontano, ma presto ogni sua speranza fu soffocata dalla monotonia e dalla fatica del lavoro quotidiano che gli impedivano di scrivere. Cambiò in questo modo impiego e si fece assumere nel 1908 in unente dello stato, lIstituto praghese dassicurazione contro gli infortuni sul lavoro per il regno di Boemia. Dal 1909 Kafka iniziò a raccogliere proprie impressioni e idee in voluminosi quaderni, i diari, i quali attestano un progressivo avvicinamento dello scrittore al teatro yiddish di Praga e ai suoi attori. Il fascino esercitato dal teatro su Kafka era principalmente dettato dai testi e dalla gestualità degli attori, che con la loro musica penetrarono nel suo animo al punto tale da risvegliare in lui tensioni e incubi notturni. Il teatro yiddish semplice, irrealistico e fatto di improvvisi salti logici si legò alla sua attività onirica. Il mondo teatrale e della sinagoga di Praga costituirono così per Kafka unesperienza mai provata dallo scrittore nella sua famiglia; la scoperta dellebraismo orientale, delle sue tradizioni, dei rituali e del folclore fu la scoperta di un mondo nuovo, del quale anchegli poteva essere testimone, e questa consapevolezza lo avvicinò alla letteratura yiddish, che egli vide come <<dedicata ad una continuità di lotta nazionale>>. Il gesto e lazione esagerata, locchiata intensa e lumorismo nero sono retaggio della tragicomicità del teatro ebraico orientale, nel paradosso, nellironia, nella tristezza: tanto è vero che il riso viene provocato, nel Processo come nei drammi yiddish, nel momento in cui un personaggio rifiuta di accettare la propria situazione e non si accorge di passare per stupido. Grazie al capo della compagnia teatrale di girovaghi in Praga, cui fu legato da profonda amicizia, Kafka scoprì la forza dellebraismo orientale, precedentemente a lui sconosciuta e per lui affascinante. Dalla lettura di una Storia del popolo ebraico maturarono le riflessioni dello scrittore sulla condizione della sua gente. In occasione di un congresso sionista a Basilea Max Nordau, esponente di spicco del movimento, sostenne la necessità di classificare il popolo ebraico in base a statistiche antropologiche, economiche e biologiche, in linea con tendenze positivistiche contemporanee, e che tale distinzione avrebbe costituito la base per un rinnovamento fisico e spirituale degli ebrei; quelli occidentali erano ritenuti già sulla via di tale rinnovamento, ma quelli orientali, indeboliti dalla miseria e dalla rudimentale educazione talmudica, erano ancora emaciati. Ma Nordau nutriva un vero e proprio disprezzo intellettuale per gli ebrei orientali e per lyiddish, come gli esponenti dellHaskalah, e Kafka ne difese invece lenorme ricchezza dal punto di vista culturale. Simone Pratelli |