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Tracce dellantigiudaismo nella storia dell'Europa medievale
Alla fine del mondo antico lebraismo sopravvive in una posizione di debolezza
caratterizzata da almeno tre elementi:
- la situazione di diaspora e lassenza di uno stato ebraico,
- lantigiudaismo pagano cresciuto nei secoli,
- il più recente antigiudaismo cristiano, che aggiunge ai pregiudizi ereditati dal
mondo pagano un supporto teologico che enormemente dilatava i termini della diversità.
Il motivo religioso è al primo posto nellideologia della separatezza in
quanto gli ebrei con maggiore pervicacia dei pagani rifiutano il messaggio evangelico. Ma questa
diversità non è di per sé un motivo di persecuzione: piuttosto gli ebrei andavano
convertiti perché questo risultato sarebbe stato un grande successo per la fede
cristiana.
In realtà, la posizione di debolezza degli ebrei è anche il risultato di una discriminazione
sociale. Si è già detto delle restrizioni a cui essi erano sottoposti in età
tardoantica, restrizioni destinate a crescere nel medioevo quando gli ebrei, esclusi dalla
proprietà fondiaria e soggetti al divieto di tenere servi, furono spinti verso le città
e verso le attività mercantili e artigiane. In concomitanza con il fatto che la Chiesa
condannava lusura come pratica immorale indegna di un cristiano, gli ebrei si
specializzarono nel prestito a interesse, ben tollerati in questa funzione
necessaria alla politica e alleconomia, tanto più che essi non potevano creare
problemi di diritto, dichiarati fin dal XIII secolo servi camerae regiae, cioè in
pratica proprietà dellimperatore.
Soggetti al dispotismo di re e principi, la condizione degli ebrei dEuropa varia
a discrezione dei rispettivi sovrani, protetti quando ve ne era la necessità (come da
Carlo Magno e da Enrico IV), espulsi e confiscati nei loro beni quando il sovrano di turno
ne ravvisava lopportunità, sempre asserviti, esposti allarbitrio dei poteri
locali, talora usati come merce di scambio con altri beni.
Fanatismo popolare e persecuzioni di massa
Di fronte alla condizione di asservimento appena descritta, il ruolo della Chiesa si
mantiene nellambiguità, nel senso che, se nel 1233 papa Gregorio IX condanna la
pratica dei sovrani cristiani di impadronirsi liberamente dei beni degli ebrei, poco dopo,
nel 1247, Tomaso dAquino teorizza lappartenenza dei loro guadagni
allautorità politica cui erano asserviti e il diritto di questa a espropriarli in
qualsiasi momento.
Il mondo cristiano contribuì al deterioramento della situazione ebraica in Europa suggestionando
limmaginario collettivo con limmagine del giudeo quale sordido usuraio,
avido di arricchirsi e nemico dei poveri, adoratore di un dio geloso e privo di carità.
La prima crociata
Si potrebbe pensare che quello dellebreo sia uno stereotipo inoffensivo; invece,
quanto gravide di funeste conseguenze fossero queste insinuazioni doveva dimostrarlo la prima
crociata.
Quando papa Urbano II la bandì nel 1096, difficilmente immaginava che un appello in
favore dellimperatore bizantino Alessandro Comneno che chiedeva aiuto contro i
turchi in Anatolia si sarebbe trasformato in una conquista armata di Gerusalemme: ma
quello che certamente il papa non immaginava era che il fanatismo religioso, fomentato da
predicatori ai margini della legalità ecclesiale e intrecciato con motivi economici e
strategici, esplodesse assai prima di raggiungere la meta scatenando feroci pogrom di
fiorenti comunità ebraiche, talora massacrate come a Magonza, Metz, Spira, Treviri,
Ratisbona, Praga, talora costrette al suicidio collettivo per non essere sottoposte al
battesimo forzato come a Worms e a Colonia.
Come si legge in una cronaca contemporanea agli eventi della città di Worms,
"Allora i lupi del deserto insorsero contro coloro che erano nelle loro case e li
sterminarono: uomini, donne e bambini, giovani e vecchi. Demolirono le scale, abbatterono
le case, fecero bottino e saccheggiarono, presero i rotoli della Torah e li
calpestarono nel fango, li lacerarono e li bruciarono [...]. Quelli santificarono davanti
a tutti il nome di Dio e si lasciarono uccidere. Offrirono il collo per farsi decapitare
in nome del loro Creatore. Alcuni fra loro si tolsero la vita [...]. Tutti accettarono la
sventura che cadeva dal Cielo e affidarono la loro anima al loro Creatore dicendo a gran
voce. "Ascolta Israele, lEterno è il nostro Dio, lEterno e Uno!" I
nemici li denudarono, li trascinarono e li gettarono per ogni dove. Non ne risparmiarono
nessuno, a eccezione di quei pochi che erano stati costretti al battesimo. Il numero di
coloro che furono assassinati nei due giorni fu di ottocento anime. Tutti furono sepolti
nudi".
Questo testo (desunto da Battenberg, Gli ebrei in Europa. Dalla diaspora alla Shoah,
ECIG, Genova 1996, p. 47) impressionante nella sua semplicità, richiama la descrizione
fatta da Filone del pogrom di Alessandria e ne anticipa molte, troppe, degli eccidi
avvenuti in tempi a noi molto più vicini nella Russia zarista e poi per volontà del
nazismo. Impressionano soprattutto alcune costanti destinate purtroppo a durare fino
allantisemitismo nostrano (per intenderci, fino alle profanazioni di cimiteri
ebraici, agli sfregi alle sinagoghe, agli striscioni inneggianti ad Auschwitz negli
stadi):
- il fatto che a perpetrare leccidio siano folle di miserabili (la prima
crociata viene definita appunto "crociata degli straccioni"), che neppure
capiscono il senso di quanto stanno facendo;
- latteggiamento passivo degli ebrei, che non oppongono resistenza agli
atti violenti di cui sono fatti segno;
- la responsabilità di un antiebraismo di origini remote, in apparenza
inoffensivo ma che in realtà offre un avallo ideologico a soluzione estreme finendo per
condividerne la colpevolezza.
Laccusa di omicidio rituale
Tra le dicerie che maggiormente dovevano suggestionare la fantasia popolare delle
miserabili folle medievali, prive di tutto e avvezze a trovare capri espiatori, cè
quella di omicidio rituale. Unaccusa di questo genere era già stata diffusa da
Apione in riferimento allepoca in cui Antioco IV Epifane era entrato nel Tempio (167
a. C.) ed è a noi nota attraverso Flavio Giuseppe:
"Antioco Epifane trovò nel Tempio un letto su cui giaceva un uomo, davanti a lui
cera una tavola piena di vivande: animali di mare, di terra e volatili: Antioco ne
rimase stupefatto. Subito luomo, quasi in adorazione, allingresso del re come
se la sua presenza gli avesse procurato il più grande conforto, prostrandosi alle sue
ginocchia, stese la destra e chiese di essere liberato. Il re gli ordinò di rassicurarsi
e di dire chi era, perché vivesse lì, cosa significasse quel cibo, e luomo, con
gemiti, lacrime e lamenti, raccontò la sua sventura. Narrò, sostiene Apione, di essere
un greco; mentre percorreva la provincia per guadagnarsi il pane, era stato
improvvisamente catturato da uomini stranieri, condotto al tempio, e vi era stato
rinchiuso. Non lo lasciavano vedere a nessuno e gli veniva preparata ogni sorta di cibo
perché ingrassasse. In un primo tempo egli si era rallegrato per questi insperati
benefici, in seguito era subentrato il sospetto, poi lo stupore e infine, interrogati i
servi che gli si accostavano, apprese che era nutrito così per una legge segreta dei
giudei e seppe che essi si comportavano in questo modo tutti gli anni in un periodo
stabilito. Prendevano un viandante greco, lo facevano ingrassare per un anno e poi,
condottolo in un bosco, lo uccidevano, sacrificavano il suo corpo secondo i riti, ne
mangiavano le viscere e giuravano, immolando un greco, di essere nemici dei greci: poi
gettavano in una fossa i resti dellucciso" (Contro Apione II 91-95).
Laccusa di sacrificio umano, rivolta anche dai pagani al cristianesimo, fu poi
sfruttata dalla polemica antiebraica nel medioevo: fece la prima comparsa a Norwich, in
Inghilterra, nel 1144, dove la scomparsa di un bambino cristiano, poi trovato ucciso, fu
attribuita agli ebrei locali con laccusa di aver crocifisso il piccolo per replicare
il sacrificio di Cristo. Unanaloga accusa provocò un pogrom a Würzburg nel
1147 e nel giro di pochi anni venne rinnovata a Goucester nel 1168, a Blois nel 1171, a
Saragozza nel 1182, a Fulda nel 1126.
Un caso italiano: il culto del beato Simone di Trento
In Italia allaccusa di omicidio rituale fa capo il culto del beato Simonino,
ovvero Simone di Trento, un bambino di circa due anni e mezzo, scomparso misteriosamente
la sera del 23 marzo 1475 (giovedì santo) e ritrovato cadavere la domenica di Pasqua in
una roggia che attraversava lo scantinato di un ebreo di Trento. Il tempo e il luogo della
vicenda, congiunti con la tensione antisemita diffusa dalla predicazione di Bernardino da
Feltre, fecero pensare allomicidio rituale: le tre famiglie di ebrei di Trento,
precisamente di due usurai e di un medico, con i relativi parenti per un complesso di una
trentina di persone furono subito incarcerate per ordine del principe vescovo Giovanni
Hinderbach e sotto tortura finirono per confessarsi colpevoli.
Benché larciduca Sigismondo del Tirolo e il papa Sisto IV avessero cercato di
bloccare il fanatismo locale, il processo fu portato a termine con la condanna e
lesecuzione capitale di quindici presunti colpevoli, alla quale fecero seguito
listituzione del culto del beato Simonino e una vasta predicazione di propaganda per
opera dei frati francescani della regione. Ancora una volta il divieto del Pontefice
rimase inoperante, tanto più che la venerazione si diffondeva, accresciuta dalla fama di
miracoli che attirava pellegrini da ogni parte dEuropa; anche se non vi fu mai una
formale canonizzazione, che avrebbe implicato una completa revisione degli atti
processuali, il culto fu autorizzato di fatto dal papa Sisto V nel 1588 e si tramandò
fino ai nostri giorni ispirando la produzione iconografica locale finché fu
ufficialmente abrogato nel 1965.
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