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La riscoperta degli antichi germani

 Il consolidamento del Volk, elemento centrale nell’ideologia nazional-patriottica implicava il suo radicamento nella natura e la vetustità: l’anima del popolo si riconosceva nelle proprie radici storiche e in un paesaggio antico che ne costituiva l’impronta secolare. Nell’antichità era possibile scorgere le tracce di una lontana giovinezza del Volk, quando le sue virtù, la purezza, l’eroismo si erano per la prima volta manifestate nella storia. Venne così promosso un ritorno alle antiche radici germaniche, a quella Germania tribale che si distingueva per la propria integrità morale.

La fonte privilegiata per ricostruire la storia degli antichi germani divenne Tacito, il cui trattatello De origine et situ Germanorum costituì lo spunto per una manipolazione del tutto arbitraria: esso diveniva la testimonianza dell’antica purezza delle virtù tedesche, contrapposte alla crescente degenerazione romana. Tacito aveva infatti riconosciuto l’origine autoctona dei germani, popolo non mescolato con altre tribù, e nelle Historiae, V aveva contribuito a delineare un’immagine sfavorevole degli ebrei, la cui ostilità con i tedeschi appariva così non solo antica, ma addirittura eterna. Le sue parole divennero una sorta di profezia dell’inizio del dominio di un popolo di eccezione, il cui destino era segnato da forze profonde ed eterne. Le tribù germaniche incominciarono infatti a profilarsi nella storia proprio nel momento della degenerazione dell’impero romano, affermando sempre più la propria forza e le proprie vitali energie per sradicare la corruzione di una civiltà ormai in declino, dissolvendone l’egemonia. I germani inoltre, in quanto razza pura e genuina, costituivano la fonte di ogni creatività, in grado di influenzare perfino gli sviluppi della cultura greca e romana nei loro momenti più alti. Le virtù che avevano guidato gli antichi goti nella vittoria su Roma divennero oggetto di un processo di idealizzazione, che ebbe una particolare efficacia nel periodo della unificazione della Germania e di cui vi sono innumerevoli testimonianze nella letteratura della seconda metà del diciannovesimo secolo. Il romanzo Una battaglia per Roma di Felix Dahn, che riscosse immensa popolarità, dipingeva un quadro vivace delle antiche imprese del popolo tedesco, suscitando l’entusiasmo per gli antenati germanici, i loro valori morali e sociali, le loro stesse caratteristiche fisiche. Il romanzo si proponeva di esortare i tedeschi all’unificazione, narrando la lotta per la supremazia tra romani e goti e la vittoria di questi ultimi, le cui virtù erano state temprate dal sanguinoso conflitto, divenendo un modello di valore nazionale per i tedeschi contemporanei. All’origine dell’eroismo antico erano perciò la propensione per la guerra e le radici contadine del Volk, che fin dai tempi più remoti possedeva una stabile cultura agricola. Sorse così una vera e propria adorazione del primitivismo, quale sintesi di virtù come la lealtà, l’onestà e di uno spirito bellicista.
Anche le antiche credenze religiose e mitologiche vennero interpretate come la fonte della genuinità originaria, ormai completamente assente nelle moderne religioni e si affermò una tendenza al recupero del paganesimo, fondato su una forma di occultismo solare. Il sole diveniva così l’origine della disuguaglianza delle razze, rappresentando per i tedeschi la luce e il centro concettuale del cosmo e il suo ciclo simboleggiava la vita stessa: il periodo invernale, dominato dall’oscurità induceva al ripensamento e alla chiusura in se stessi, il ritorno estivo portava ad una eterna e gioiosa rinascita dello spirito dell’uomo, il Karma. Si diffusero così raccolte di antiche saghe e leggende tedesche, che descrivevano con vivacità la religione degli antenati e il culto solare, giungendo talora ai limiti dell’irrazionale attraverso una simbologia priva di alcun rapporto con la realtà e che tuttavia trovava un’ampia e generalizzata adesione.
Si affermarono così forme di spiritismo, tese a ripristinare un nesso tra presente e passato, che il cristianesimo aveva cercato di distruggere. Il più influente gruppo di occultisti si costituì a Vienna per iniziativa di von List, che operava una commistione tra natura e storia nella dimensione di una incessante e divina forza vitale. L’uomo contemporaneo avrebbe perciò potuto ritrovare il proprio passato attraverso l’immediata identificazione nel paesaggio, che recava le tracce della gloriosa civiltà germanica. La ricerca della verità si tramutava in una comprensione della natura, che implicava a sua volta la conoscenza dell’antica sapienza germanica attraverso la decifrazione dei simboli e delle antiche iscrizioni. List, accostandosi alle idee della teosofia, riteneva possibile raggiungere un metodo storico intuitivo attraverso strumenti mistici: egli riteneva di possedere una scienza segreta in grado di svelare il passato attraverso il riassorbimento nella forza vitale che permea la natura e il cosmo intero, rivendicando addirittura la facoltà di comunicare con gli spiriti di età passate. List aspirava inoltre, dal punto di vista politico, alla instaurazione di una forma di governo antico-germanica, fondata sulla figura di un capo il cui avvento appariva inevitabile per superare il tempo dei disordini e delle inquietudini nazionali. Le sue idee vennero diffuse in Germania ad opera di Alfred Shuler, che creò un vero e proprio gruppo esoterico, che credeva in una sostanza razziale circolante nel sangue dei suoi membri: essa costituiva un principio cosmico creatore della vita e presente in ogni personalità creativa, coincidente con le caratteristiche razziali del Volk tedesco. Anche Shuler, come List, anteponeva alla cultura accademica l’interiore corrispondenza con il passato germanico, realizzata tramite la partecipazione ai riti pagani e allo spiritismo. Soltanto attraverso l’antica sapienza insita nel sangue era possibile conoscere a fondo l’antichità e rivivere l’esistenza dei secoli passati, in unione con gli altri iniziati, membri del Volk. Un altro personaggio, di nome Tarnhari, si presentò come il rinato capo di un’antica tribù germanica, riferendo antiche memorie di storia tribale e compenetrando il culto del sole, l’esaltazione della natura e la fede nazional-patriottica.
Un simile complesso di idee, che oggi appare decisamente irrazionale e ai limiti della follia, trovò tuttavia un largo seguito proprio per il suo sfondo magico. Tuttavia, perché persone razionali potessero realmente ritenere degne e accettabili simili convinzioni, furono necessari degli strumenti culturali in grado di proporre, sulla base di queste idee, alternative politiche accettabili e plausibili. Vennero fondati dal movimento nazional-patriottico periodici che propagandavano una visione nordica del mondo e si procedette ad inglobare consistenti fasce della destra politica, che giunse a condividere la mistica ideologia del germanesimo e della razza. Furono soprattutto la letteratura e l’arte a costituire efficaci veicoli di diffusione tra le masse del culto del germanesimo:
  1. Larga diffusione ebbe il romanzo Wiltfeber, l’eterno tedesco di Hermann Burte, il cui protagonista rifiutava i valori borghesi della società contemporanea per ridare vita ad un mondo popolato da contadini, fedele ad un cristianesimo germanico ora soffocato dal modernismo e dalla decadenza. Egli diveniva perciò l’eroe germanico alla guida di un popolo afflitto dal dominio delle masse e in cerca di un sovrano nazional-patriottico.
  2. Altro celebre romanziere, Hans Friedrich Blunch, che divenne presidente della corporazione degli scrittori del Reich nazista, affermava un intimo nesso tra il sole e l'esistenza, auspicando la rinascita delle antiche divinità e il ristabilimento del contatto spirituale con la natura germanica. I romanzi nazional-patriottici, piuttosto crudi dal punto di vista letterario ed estetico, dalle vicende artificiose e cervellotiche, contribuivano tuttavia a costruire un edificio metafisico che costituisse una possibile alternativa al materialismo e al progresso.
  3. Ernst Wachler, scrittore anche di un romanzo incentrato sulle vicende di un ordine segreto istituito per far risorgere il Volk, contribuì alla diffusione di una forma teatrale che prevedeva rappresentazioni all’aperto, in piena foresta, riproduzione moderna del thing, il luogo di riunione in cui i germani si raccoglievano per i loro riti religiosi e amministravano la giustizia. In un ambiente naturale capace di evocare l’atmosfera del passato era possibile rivivere i temi del germanesimo attraverso rappresentazioni drammatiche che davano vita ad un vero e proprio culto pubblico.
  4. Di particolare efficacia fu anche l’opera di Ellegard Ellerbek, i cui temi erano densi di teosofia, occultismo, spiritismo, astrologia, affermando l’esistenza di un preciso legame tra il sangue germanico e gli dei dei tempi antichi e proclamando gli ebrei malevoli distruttori del germanesimo.
  5. La rinata coscienza della grandezza storica della Germania condusse anche ad un sensibile rinnovamento nell’espressione estetica: vasta fu l’influenza del pittore Fidus, che combinava l’amore per il Volk e la natura, l’interesse per l’occultismo e la teosofia, cercando di esprimere nelle proprie opere l’invisibile, rappresentando gli elementi sacrali e spirituali che costituivano il mondo ultrasensibile, ispirato dall’energia mistica del cosmo.

La riscoperta degli antichi germani, che assume per lo più forme intuitive e talora esoteriche, costituì un aspetto centrale dell’ideologia nazional-patriottica, il cui misticismo naturalistico, che sfiora quasi l’assurdo, induce a ripensare come fosse possibile che milioni di uomini vi credessero. In realtà fu proprio il carattere magico di simili convinzioni e la loro oggettivazione attraverso le forme della letteratura e dell’arte a determinare una adesione di massa, costituendo, accanto alla componente scientifica della teoria razziale, il fondamento del senso di appartenenza al Volk, su cui poggiò, facendone propri gli elementi essenziali, il nazionalsocialismo per realizzare i propri programmi politici.

Francesca Conti