Alcibiade e il dibattito sulla spedizione in Sicilia.


Contenuti:

L'ideologia di Tucidide

L' ideologia politica di fondo che ritroviamo all'interno dell' opera di Tucidide è favorevole al modello democratico imperialistico ateniese instauratosi sotto la guida di Pericle. L' autore configura la guerra del Peloponneso come uno scontro politico tra democrazia ateniese e oligarchia spartana, evidenziando alcuni dei pilastri fondamentali della costituzione democratica:

Torna all'inizio

Lo svolgimento della assemblea

I risvolti pratici delle prerogative ateniesi sono da ricercarsi nel lavoro decisionale delle assemblee all’interno di un dibattito. Tucidide in particolare analizza quello che portò alla decisione della spedizione in Sicilia dedicandogli il libro VI: lo svolgimento di esso fa emergere da un lato la permanenza, all'interno del sistema, degli ideali democratici, in un altro senso, invece, evidenzia una presa di posizione demagogica.

L’ assemblea, secondo la Storia della letteratura greca di L. Canfora, si sarebbe configurata come un rapporto capo-gregario : tutto è cominciato con una campagna, orchestrata da Alcibiade, di contro all'ostilità dell'altro leader del momento, Nicia, l'artefice della pace che porta il suo nome. Si tengono varie assemblee in cui l' orientamento bellicista tende ad affermarsi e infine prende corponella designazione dei comandanti cui afferrare la spedizione. Nicia, sino a quel punto prudente, é costretto a scoprirsi dall' abile mossa avversaria che coinvolge anche lui nel comando : "… e deliberarono di mandare in Sicilia 60 navi e come comandanti forniti di pieni poteri, Alcibiade, figlio di Clinia, Nicia figlio di Nicerato e Lamaco, figlio di Senofane." (Tucidide, VI, 8)

In seguito egli si decise a parlare e a svolgere una serie di argomenti intorno ai rischi che la spedizione comporta; non attacca direttamente e nominalmente Alcibiade, ma allude alla sua ambizione:"...E se v'è uno che, purtroppo acerbo per tanto ufficio, esulta per la sua nomina e pungola voi ad imbarcarvi, teso con tutta l'anima al proprio esclusivo egoismo, per farsi bello dei suoi cavalli... [...] ebbene non offrite a costui la facoltà di elevare la sua persona su un piedistallo, mentre lo stato corre ad una dubbia avventura."(Tucidide, VI, 12)

Dopo che Nicia ha parlato, una serie di anonimi oratori vanno alla tribuna e per caldeggiare la spedizione e cancellare l' effetto del discorso di un oratore influente come Nicia. Dopo di che va alla tribuna Alcibiade. L'assemblea è ormai matura per la sua replica, che sarà orientata a respingere l'allusione personale e poi gli argomenti politici di Nicia :"A me più che ad altri, o Ateniesi, si addice il comando (di qui debbo iniziare, poiché Nicia mi ha attaccato)…" (Tucidide, VI, 16)

Per Nicia la partita è persa: "Alla fine un ateniese si presentò alla tribuna e, rivolgendosi a Nicia, disse che non era più il tempo di addurre pretesti e indugi; ma lì davanti a tutti doveva specificare quali effettivi esigeva che gli ateniesi votassero…".(Tucidide, VI, 25)

Torna all'inizio

La figura di Nicia

La figura di Nicia appare rispettosa delle decisioni comuni maggioritarie e consapevole dell’impegno reso alla comunità anche quando questo è in disaccordo con i suoi reali interessi :"...Ebbene a mio parere è indispensabile riepilogare i termini della questione e riesaminarne il nocciolo: impegnare la nostra flotta in quei mari è in realtà la scelta più proficua?[...] sono convinto che il cittadino ideale sia proprio colui che si cautela con una previdente difesa di sè e dello stato..."(Tucidide, VI, 9). "...E mi spiego: voi vi lasciate alle spalle in Grecia numerosi nemici e, per l'impazienza di attirarvene qui di nuovi, avete deciso lo sbarco in Sicilia. Vi illudete forse che gli articoli di pace già sanciti rappresentino una solida garanzia: ma il loro valore è puramente formale..."(Tucidide, VI, 10) "[...] ma lasciate che prima o poi una disfatta annienti le vostre divisioni in discreto numero e, il nemico sarà qui di volo a scatenare l' offensiva." "E rammentiamo che sono ancora fresche le piaghe di un'epidemia gravissima e di una guerra formidabile... [...]. Beni preziosi, perché disperderli a favore di quegli esuli sempre a caccia d’aiuto?"(Tucidide, IV, 12)

Torna all'inizio

La figura di Alcibiade

L’atteggiamento di Alcibiade (denunciato dallo stesso Nicia) è deplorevole, poiché vedendo per se la possibilità di arricchirsi e di emergere sugli altri capi politici e per Atene un'espansione occidentale, sobillò l'assemblea ateniese con una demegoria fittizia che li convinse a votare in suo favore:"...conviene a me, Ateniesi, il comando, meglio che a chiunque altro e ho chiara coscienza d' esserne degno.[...] Abbagliai del mio splendore, nella sacra cornice d'Olimpia, i Greci.[...]Ho spinto le città più poderose del Peloponneso a far lega con voi e ho condotto Sparta a gettar tutta se stessa nella sola giornata di Mantinea: se la cavò sul campo...". "...Non mutate avviso, sulla spedizione in Sicilia, quasi fosse un urto contro troppo grande potenza.[...]Il soccorso è un dovere e d'altra parte non si può liquidarli con questa replica: neanche voi ci avete sostenuto." " La nostra intesa poggiava su un assunto strategico diverso: non ricevere in cambio dagli alleati siciliani forze per alimentare direttamente il conflitto in Grecia, ma disturbare laggiù i nostri nemici e legare loro le mani affinché non ci assalgano in patria." (Tucidide,VI,16;17;18)


Torna all'inizio

Lo scandalo delle erme

Le eterie oligarchiche frequentate dagli aristocratici ateniesi non erano concordi alla spedizione perché temevano il rafforzamento della impero e della potenza navale, che di fatto costituivano la base stessa della democrazia ateniese, e ambivano al ritorno alle origini democratiche controllate da elementi di oligarchia moderata, perciò organizzarono la mutilazione delle erme facendo poi ricadere la colpa su Alcibiade che fu detronizzato dai suoi seguaci, destituito dalla carica di comandante e additato da tutti come un traditore: "...Le accuse non risparmiavano Alcibiade: e furono lesti a raccoglierle quelli cui la personalità di Alcibiade incuteva più geloso fastidio..." [...] le parodie dei misteri e la mutilazione delle erme rientravano nel piano criminale di sconvolgere la compagine democratica e che nell'una e nell’ altra empietà spiccava evidente lo stile di Alcibiade." (Tucidide, VI, 28)

Concludendo si può ipotizzare, quindi, che l'assemblea andò perdendo il suo potere decisionale in una fase di degenerazione post-perclea, con l' avvento di individui interessati esclusivamente al tornaconto personale piuttosto che a quello comune, dimentichi dei principi basilari democratici come Alcibiade che suggerì la spedizione in Sicilia che si rivelò una disfatta per Atene e come Teramene che manovrò il processo delle Arginuse.

Torna all'inizio
Torna indietro