Gli aspetti più rilevanti della transizione


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I problemi della transizione

Non furono pochi i problemi che la transizione trovò sulla sua strada. In due occasioni il processo fu in grave pericolo.
Tanto all’inizio del 1977 per la pressione del terrorismo, come nella settimana santa di quell’anno, in occasione della legalizzazione del PCE si rischiò l’intervento dei militari. Tutto ciò succedeva in concomitanza con una profonda crisi economica che interrompeva un processo di crescita che datava dagli anni Sessanta e si accompagnava ad una protesta sociale molto marcata.
La minaccia maggiore per la transizione fu l’intervento militare che aveva come giustificazione essenziale il terrorismo dell’ETA.
La caduta del franchismo non comportò il radicamento della lotta violenta benché ci fosse stata una generosa amnistia ( Juan Carlos liberò 700 degli 800 prigionieri politici). Ciò si spiega con il fatto che la repressione nella fase finale del regime aveva creato una reazione di solidarietà da parte di una consistente porzione della popolazione basca nei confronti dell’ETA a cui si sommava la condiscendenza dei politici della sinistra. Inoltre i corpi di sicurezza dello stato tardarono molto ad adattarsi alla nuova situazione predemocratica continuando in un accanimento repressivo controproducente che servì a giustificare i nuovi assassinii dei terroristi come se in Spagna non ci fosse stato alcun cambiamento.
Un altro fattore che contribuì a spiegare il perdurare del terrorismo e la sua recrudescenza fu l’aiuto che l’ETA ricevette da paesi stranieri e specialmente dall’Algeria durante gli anni della transizione.
L’ETA fu la responsabile del 70% degli attentati tra il 1976 e il 1980.
L’acme si ebbe dopo l’approvazione della costituzione.
Nel 1979 si passò da una trentina di morti per azione terroristica a circa un centinaio con un massimo nell’anno successivo di 124 morti.
A partire dal 1980 il monopolio del terrorismo fu nelle mani dell’ETA.
In precedenza una coincidenza cronologica nell’azione del terrorismo di estrema sinistra e di estrema destra diede la sensazione in una settimana di tensione angosciante di porre in grave pericolo il cammino degli spagnoli verso il ritorno alla libertà.
Il GRAPO, gruppuscolo di sinistra nato durante la grave crisi industriale la cui medesima esistenza fu posta in dubbio da gran parte dei media politici e giornalistici, fu capace di sequestrare il Presidente del Consiglio di Stato quando non era ancora stata approvata la legge della riforma politica e una settimana dopo quello del Consiglio Supremo della Giustizia militare.
L’estremo settarismo di questo gruppuscolo e la sua organizzazione quasi tribale resero molto difficili l’attività di intelligence della polizia e la localizzazione dei sequestrati. Questa situazione già così grave peggiorò quando alla fine del gennaio del 1977 un gruppo di appartenenti all’estrema destra assaltò un ufficio di avvocati del lavoro legato al PCE nella Calle di Atocha a Madrid, uccidendo 7 persone.
Tuttavia la disciplina dei comunisti e la solidarietà degli altri settori politici nei loro confronti unita ad un efficace azione della polizia che liberò i sequestrati dal GRAPO sortirono l’effetto di raffreddare l’esplosiva situazione che per molti giorni era parsa ad alto rischio.
Perché le elezioni potessero essere celebrate in condizioni di assoluta normalità democratica era necessario decretare la legalizzazione del PCE.
Carrillo risiedeva in Spagna dal febbraio del 1976, nel dicembre dello stesso anno subì una breve detenzione ma già nel febbraio del 1977 ebbe un importante incontro con Suarez in cui i due leader stabilirono un vincolo di fiducia reciproca che si rivelerà duraturo. Carrillo barattò la partecipazione alle elezioni del suo partito con il suo simbolo in cambio di un maggior possibilismo a integrare il PCE nel progetto democratico comune.
Gli antecedenti alla legalizzazione furono un progressivo aumento della tolleranza che si realizzò con la celebrazione nel marzo del 1977 a Madrid di un importante riunione dei dirigenti comunisti europei e nel progressivo mutamento dell’opinione pubblica nei confronti di questo problema, tanto che il 45% degli spagnoli in aprile era favorevole alla legalizzazione. Il PCE modificò i suoi statuti interni per renderli compatibili con l’ideario democratico. Il 9 aprile, sabato Santo, Suarez prese la decisione di legalizzare il PCE senza consultare la maggior parte dei suoi ministri. La decisione fu arrischiata per un possibile golpe di destra.
I generali si potevano sentire traditi ma le riunioni degli alti comandi risultarono mal preparate e non diedero luogo a reazioni . L’esercito mostrò il suo scontento ma il suo alto comando accettò la decisione politica per " disciplina e patriottismo". Il ministro della Marina, l’arma più conservatrice, si dimise e per sostituirlo fu necessario ricorrere a un ammiraglio in pensione che accettò il posto.
Il PCE fece cadere la pregiudiziale repubblicana, mentre d’altro canto fu smantellato il Movimiento Nazional e i suoi funzionari furono incorporati nella amministrazione dello Stato. L’accettazione del pluralismo coincise per tanto con la scomparsa delle vestigia di ciò che fu il partito unico.
Come scenario di fondo a tutti questi problemi ci furono le difficoltà create dalla crisi economica che continuò ad accentuarsi dal 1976 a tutto il 1977. Se l’eredità del franchismo era stato da un lato una Spagna con uno sviluppo economico quale non ci fu in tutta la sua storia nel medesimo tempo c’era la necessità assoluta di riforme, acuita da una crisi a cui non si aveva voluto o potuto dare risposta al momento opportuno. La Spagna alla morte di Franco aveva dal punto di vista economico uno Stato molto interventista, ma inefficiente, un sistema bancario poderoso ma che non sempre rispondeva a criteri di carattere economico, uno Stato di benessere notevole che provocava richieste per un suo ampliamento, un sistema fiscale profondamente ingiusto ed arcaico e una necessità urgente di riconversione di alcuni settori industrili come le costruzioni navali e la siderurgia che erano state pianificate con manifesta megalomania.
A questi problemi si sommò la crisi economica dovuta all’aumento del prezzo del petrolio. Questo ridusse di un quinto la capacità di acquisto all’estero.
Il risultato immediato fu uno squilibrio della bilancia dei pagamenti e l’accrescimento del debito estero. Tutto ciò era analogo negli altri paesi occidentali. La peculiarità spagnola fu che l'aumento dei prezzi non si trasferì ai consumatori così che per molto tempo si continuò a consumare petrolio in eccesso. Si pensava che la crisi fosse di breve durata e i dirigenti politici con presero provvedimenti per la carenza di legittimità che provocava una vera paralisi decisionale. Inoltre la protesta sociale che chiedeva migliori condizioni di lavoro completò il quadro disastroso per l’economia. Nel 1976, tutti i mali vennero al pettine, l’inflazione raggiunse e superò il 20% e la bilancia dei pagamenti divenne molto deficitaria. Nel 1977 la disoccupazione si situò ampliamenti sopra la media dei paesi sviluppati. Una popolazione relativamente giovane e l’accesso delle donne al mondo del lavoro contribuirono oltre alla crisi stessa a determinarla. In questa situazione nel frattempo si stava portando a termine una transizione politica complicatissima, inedita nella storia spagnola e per certi versi anche in quella universale.

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