La graphè paronòmon

Ci troviamo in questo caso di fronte a un procedimento (nella forma del IV secolo, che nelle sue linee generali era probabilmente la stessa del secolo precedente)che permetteva a ogni cittadino di opporsi a una proposta nell'Ecclesia proclamando sotto giuramento la propria intenzione di fare una graphè paronomon contro colui che aveva proposto il decreto, per uno di questi tre motivi:

  1. la proposta era formalmente scorretta;
  2. c'era un difetto di procedura;
  3. il senso della proposta andava contro una legge esistente.
psèphisma era sospeso fino a che il caso non era stato risolto da un tribunale. Se il tribunale dava ragione all'accusatore, la proposta cadeva o lo psèphisma era annullato; colui che l'aveva proposto era multato, e tre condanne portavano alla perdita dei diritti civili, anche se risulta che, se un'accusa di graphè era sollevata più di un anno dopo l'approvazione di uno psèphisma, colui che aveva proposto il decreto non era passibile di alcuna punizione.

Non abbiamo idea di quanti fossero frequenti i casi di questo tipo nel V secolo; ma nel IV erano chiaramente molto frequenti. Si dice che un certo Aristofonte si fosse vantato di essere stato accusato settantacinque volte (anche se è molto probabile che questa sia una cifra volutamente esagerata) e di essere stato sempre assolto; Cefalo, comunque, era molto orgoglioso del fatto di aver proposto più decreti di ogni altro e di non essere mai stato accusato una volta di graphè paronomon.

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