Eschilo, Eumenidi 681-753: il processo di Oreste

ATENA (ai giudici e al popolo) Ascoltate ora questa legge, o popolo d’Attica, voi che giudicate la prima causa di sangue versato. Anche in avvenire durerà per sempre, al popolo di Egeo, questo consesso di giudici. Questo colle di Ares ove posero sede e tende le Amazzoni quando vennero a portare guerra in odio a Teseo, e pur la città recente qui fecero munita di alte torri e sacrificavano ad Ares, onde questa rupe e il colle ebbero nome da Ares: e in questo luogo il rispetto dei cittadini e il timore congiunto li tratterrà, di giorno e di notte parimenti, dal commettere delitto, finché i cittadini non introducano nuove leggi. Con impure correnti e con fango corrompendo limpida acqua, mai più troverai bevanda. Per i cittadini solleciti della patria io delibero che rispettino uno stato senza anarchia e senza dispotismo, e che non scaccino ogni timore fuori dalla città. Senza timore, quale degli uomini è giusto? Giustamente dunque rispettando questo venerando potere, voi avrete baluardo salvatore della regione e della città, quale nessun uomo possiede né fra gli Sciti né nella terra di Pelope. Questo consesso io istituisco, intatto da lucro, venerando, severo, presidio della terra sempre vegliante a difesa di chi dorme. Questa esortazione io estendo ai miei cittadini per l’avvenire. Levatevi ora, e portate voto e giudicate la causa nel rispetto del giuramento. Ho detto.

(I giudici si alzano e si recano, in ordine, a deporre il voto, ciascuno in una delle due urne, che sono nascoste al pubblico)

CORIFEA Ma almeno, vi consiglio di non recare a noi offesa in alcun modo, affinché la nostra presenza non divenga grave a questa terra.

APOLLO E anch’io vi esorto a rispettare gli oracoli, che sono miei e di Zeus, e a non renderli senza frutto.

CORIFEA Ma tu ti curi dei delitti di sangue, che non toccano a te: continuando, non potrai più dare puri responsi.

APOLLO Errò dunque mio padre dal suo consiglio quando lo supplicò Issione per il primo omicidio?

CORIFEA Tu lo dici: ma io, se non otterrò giustizia, grave sarò ancora a questo paese con la mia presenza.

APOLLO Ma fra gli dei nuovi e gli antichi tu non hai onori: e vincerò io.

CORIFEA Cosi agisti anche nella reggia di Feres: persuadesti le Moire a rendere immortali gli uomini.

APOLLO E non è giusto beneficare chi ci venera, soprattutto quando si trovi ad aver bisogno?

CORIFEA Ma tu distruggesti le antiche attribuzioni, quando col vino ingannasti le dee longeve.

APOLLO E tu subito, non avendo conseguito vittoria nella causa, vomiterai il tuo veleno, ormai non grave ai nemici.

CORIFEA Poiché tu, che sei giovane, me vecchia insulti, io rimango per ascoltare questa sentenza: sono incerta se adirarmi contro la città.

(Frattanto i giudici hanno finito di votare)

ATENA Quest’ufficio è mio, prendere l’ultima decisione: e questo mio voto aggiungerò (esegue) a quelli per Oreste. Madre non esiste, che me abbia generato; e tutto ciò che è maschio, tranne le nozze, io approvo di tutto cuore: certo, io sono per il padre. Quindi, non darò maggior peso alla morte di una donna che ha ucciso il marito, signore della casa. E vince Oreste, pur se sia giudicato a voti pari. Estraete ora i suffragi dalle urne, voi fra i giudici cui questo compito è assegnato.

(Gli scrutatori estraggono dalle urne, separatamente, i voti e li raccolgono su due tavole)

ORESTE O Febo Apollo, quale sarà il giudizio della causa?

CORIFEA O nera Notte, o madre, vedi tu queste cose?

ORESTE Ecco l’esito per me: o un cappio, o veder la luce.

CORIFEA E per noi o la rovina, o per l’avvenire onori dagli uomini.

APOLLO (agli scrutatori) Contate esattamente, ospiti miei, i voti che vengono fuori, avendo scrupolo di non commettere ingiustizia nella divisione. Ove attenzione manchi, grande sventura nasce: un voto solo abbatte una casa o la salva.

ATENA (in tono di solenne proclamazione) Quest’uomo è assolto dall’accusa di omicidio: eguale è il numero dei voti.

Eumenidi 778-836: IL CANTO DELLE ERINNI

CORO Ahi, dei nuovi, le leggi antiche calpestaste e mi strappaste dalle mani! E io negletta misera sdegnata in questa terra, ahi!, veleno veleno a vendetta del mio dolore verserò dal cuore, stillante infecondità alla gleba. E da esso una lebbra distruggitrice di messi e di pargoli, o Dike, irrompendo al suolo scaglierà su questa terra contagio pernicioso ai mortali. Io gemo: che farò? A questa città sarò insostenibile. Offesa grande, ahi!, subimmo, le figlie infelici della Notte, in ignominia doloranti?

ATENA Datemi ascolto, non levate grave lamento. Non foste vinte: sentenza a pari voti venne fuori veracemente, non a vostro disonore. Ma da Zeus fulgidi segni apparvero: e colui stesso che diede il responso fece testimonianza che Oreste non avesse danno per qual

atto. A questa terra voi grave ira non vogliate scagliare: non vi sdegnate, non producete sterilità emettendo demoniache stile, crudeli acute distruggitrici di semi. Io, ecco, prometto a voi secondo giustizia che sedi e un antro in questa giusta terra possederete, sedendo in splendidi troni presso gli altari, onorate da questi cittadini.

CORO Ahi, dei nuovi, le leggi antichecalpestaste e mi strappaste dalle mani! E io negletta misera sdegnata in questa terra, ahi!, veleno veleno a vendetta del mio dolore verserò dal cuore, stillante infecondità alla gleba. E da esso una lebbra distruggitrice di messi e di pargoli, o Dike, irrompendo al suolo scaglierà su questa terra contagio perniciosi ai mortali. Io gemo: che farò? A questa città sarò insostenibile. Offesa grande, ahi!, subimmo, le figlie infelici della Notte, in ignominia doloranti!

ATENA Voi non siete private dei vostri onori: e per eccesso d’ira voi, dee, non vorrete rendere maligna la terra dei mortali. Anch’io confido in Zeus -occorre dirlo?- e sola fra gli dei conosco le chiavi della dimora dove è suggellato il fulmine. Ma di esso non v’è bisogno: e tu, a me docile, non scagliare contro questa terra il frutto di temeraria lingua, che porta infelicità per ogni cosa. Sopisci l’amaro impeto di nero flutto, perché venerazione e rispetto avrai abitando con me: e di questa terra grande le primizie ancora otterrai, come sacrifici per i figli e per i riti nuziali e sempre questo consiglio loderai.

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