Il logos tripolitikos di Erodoto

Il logos tripolitikòs, dibattito sulle tre canoniche forme di governo, si colloca nel libro III delle Storie ed è il primo testo per noi superstite che contiene la distinzione e la definizione delle tre politeiai, a lungo discusse dagli antichi. Il brano è inserito nel quadro di una vicenda ambientata in Persia, dove due magi, approfittando della campagna egiziana di Cambise, organizzano un colpo di stato e vengono successivamente uccisi da sette nobili persiani riuniti in una congiura. Fra essi Otane, Megabizo e Dario riflettono circa il nuovo assetto da dare alla Persia, pronunciando tre perorazioni rispettivamente a sostegno del governo dei molti, dei pochi, di uno solo.

La storicità della situazione è da escludere, anche se è possibile che dei nobili persiani mirassero a una trasformazione politica dopo la caduta di un usurpatore. Di fatto, le teorie politiche espresse coincidono con pensieri comuni della cultura greca del secolo, o con celebri proposizioni della discussione sofistica (che Erodoto potrebbe aver appreso ad Atene o a Turi), e si ritrovano in numerose varianti, da Platone a Polibio, che fissano tre forme possibili di costituzioni: monarchia, aristocrazia, democrazia (le possibili degenerazioni di esse in tirannide, oligarchia, demagogia sono state codificate da Polibio e riprese da Cicerone, così come l'idea di una "costituzione mista" migliore di qualsiasi altra e riconoscibile in quella romana). Il dibattito sulle tre costituzioni è, probabilmente, il risultato di sollecitazioni recepite nella cerchia protagorea, ma si è pensato anche a un'influenza di "sofisti ionici" o a discussioni ascoltate dall'autore allle corti dei satrapi dell'Asia Minore; l'attribuzione di idee democratiche ai Persiani è un esempio del relativismo di Erodoto, che spesso attribuisce ai barbari concezioni e credenze diffuse tra i Greci.

Ampiamente dibattuto dalla critica è il problema dell'adesione di Erodoto al regime democratico: secondo gran parte degli studiosi, l'autore è imparziale e dimostra il suo desiderio di rimanere al di là da ogni pressione di parte trasferendo la discussione fuori dalla Grecia. Questo sforzo di obiettività avvicina Erodoto alla critica sofistica, anche se nel discorso di Otane si può notare una vibrazione emotiva che è assente nelle altre due perorazioni; l'esaltazione dell'isonomia, inoltre, dà rilievo a motivi che diventeranno ricorrenti affermazioni di orgoglio dei democratici ateniesi e rivela come l'autore abbia osservato e scrutato la democrazia ateniese. Non a caso il logos tripoliticòs ha una breve ma significativa appendice in cui Otane, sconfitto dalla decisione della maggioranza, si esclude dalla cerchia dei sette notabili tra cui verrà eletto il monarca: la sua figura acquista un rilievo e una nobiltà estranei a Megabizo e Dario, il quale sostiene troppo apertamente la causa della democrazia allo scopo di diventare, come poi accadrà, re.

Il dibattito ha una srtuttura sostanzialmente dialettica e problematica: all'elogio di ogni forma di governo fa da contrappeso la denunzia dei suoi difetti da parte degli avversari (si avverte qui il riflesso del metodo di Protagora, autore delle Antilogìe, che trattavano argomenti etico-politici attraverso la contrapposizione di metodi contrastanti). E' un testo di notevole importanza, con il quale Erodoto anticipa caratteri e formulazioni della futura storiografia politica, che affronterà la realtà con spregiudicatezza di analisi per penetrarne la complessità e le contraddizioni.

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