IL CALCOLO DEI VOTI E I DIRITTI DELLA PERSONA



Il calcolo dei voti e i diritti della persona

L'idea di un rigoroso conteggio dei voti entra in gioco quando si va a toccare la condizione di una persona: in questi casi, per facilitare il conteggio si utilizzavano piccoli oggetti. La situazione è differente per quanto riguarda le decisioni prese nell'assemblea: nella Costituzione degli Ateniesi aristotelica si trova un'affermazione relativa ai proedri, cioé i pritani che presiedevano l'assemblea, i quali giudicavano le votazioni fatte per alzata di mano. Il problema è se si tratti di una valutazione complessiva o di un conteggio dei voti uno per uno. Il verbo usato, krínein, può indicare una valutazione globale e a supporto di questa tesi ci sono prove tecniche, come per esmpio il fatto che ciascuna assemblea probabilmente comportava 20/25 votazioni e per svolgere di ognuna il computo preciso dei voti ci vorrebbero da 5 a 10 ore; e poiché nel giorno dell'assemblea c'erano anche fatti di ordine religioso e la riunione della boulè, non è ammissibile che ci fosse un computo dei voti uno per uno. Le spiegazioni tecniche, però, non sono sufficienti a dar conto degli sviluppi politici; è da cercare una spiegazione, piuttosto, in dati più generali di ordine storico-politico. Nella democrazia antica esiste una forte vocazione all'unanimità: il ruolo della minoranza, quindi, sarà stato esiguo e assai difficile in questo contesto. E' evidente come sia solo un dettaglio tecnico il problema del computo dei voti, poiché la norma è quella di una larga maggioranza.

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Rotazione e continuitą: esorcizzazione ed esercizio del potere

Riguardo alla scelta dei magistrati, la testimonianza di Aristotele afferma chiaramente che tutte le cariche erano sorteggiate, tranne il tesoriere dei fondi militari, gli addetti al theorikón e il curatore delle fonti, cariche assegnate per alzata di mano, come anche quelle militari. Le cariche duravano "dalle Panatenee alle Panatenee", cioé un anno, anche se la possibilità di rielezione, come nel caso di Pericle, assicura una certa continuità di governo. Manca, comunque, un'istituzione che garantisca la continuità; nasce nel periodo pericleo la propaganda politica, ma si verifica anche la violenza delle opinioni. L'uomo greco ha una nozione tragica del potere e lo esorcizza: il rapporto con esso è negativo perché la cultura greca è fondamentalmente una cultura della coscienza. Potere-coscienza è la grande polarità che attraversa la storia delle società organizzate e riflette la dicotomia tra pubblico e privato.

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L'ostracismo: un'ipotesi sulla sua prima applicazione

L'esorcizzazione del potere opera in modo chiaro e incisivo con la procedura dell'ostracismo, misura coerente con la direzione della prima democrazia, ostile quindi alla tirannide. Via via che l'unità politica si va frantumando, l'ostracismo diventa strumento di lotta fra orientamenti o partiti diversi. Questa procedura é stata introdotta all'epoca di Clistene (508/7), ma é stata applicata per la prima volta solo nel 487/6: nel 508 non c'era una vera e propria opposizione di partiti; inoltre é comprensibile che, dopo la cacciata di Ippia (511/0), la città si stringesse in una solidarietà contro il tiranno che, pur essendo fuori dalla città, era vivo e attivo. Non c'era quindi bisogno di misure di protezione interne, come l'ostracismo: il tiranno era all'estero e l'unica difesa contro di lui avrebbe potuto essere quella militare, mentre nella città non c'era un partito filo-tirannico. L'ostracismo divenne importante solo dopo la morte del tiranno, nel timore che ci fossero persone intenzionate a prendere il posto di Ippia; casi famosi furono quelli di Cimone e di Tucidide di Melesia, avversari di Pericle, l'ultimo fu quello di Iperbolo nel 418/7.

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I "modi" dell'uomo democratico

C'è un aneddoto, nella "Vita di Aristide" plutarchea, che racconta come un tale, volendo ostracizzare Aristide ed essendo analfabeta, chiese ad Aristide di scrivere il suo nome sul coccio, ed egli lo fece. Da questo racconto traspare, oltre all'opposizione tra cittadino e villano, l'idea che il voto sia un atto semplice e assoluto, un diritto che si può esercitare a prescindere dall'intenzione invidiosa o malevola che potrebbe essere all'origine della scelta di esercitarlo; èun atto giuridicamente "irresponsabile", che però "realizza" anche il contadino in quanto soggetto di diritti politici. Un altro aneddoto plutarcheo riguarda invece Pericle, rappresentato alle prese con un uomo che lo ingiuria: egli lo sopporta e a sera lo fa accompagnare a casa da un servitore. E' evidente, in questo caso, che Pericle ha molto democraticamente introdotto la libertà di parola anche a suo discapito, e probabilmente essendo ben consapevole di questo rischio.

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Valutazione democratica e ruolo sociale

Il problema della valutazione della persona coinvolge le diverse categorie del pubblico e del privato, e la teoria democratica è un tentativo di bilanciarli, lasciando allo stesso tempo un ampio spazio al miglioramento e all'affermazione sociale. Questo aspetto "dinamico" della concezione democratica si ritrova in un passo dell'Epitafio: Tucidide fa affermare a Pericle che una persona viene valutata in base alle sue attività e non in base al suo ruolo sociale. Il sostantivo utilizzato per indicare la valutazione come processo in atto è axíosis, dove il suffisso in -sis sottolinea il dinamismo collegato a questo tipo di valutazione; il termine che traduciamo come ruolo sociale è axíoma, dove ritroviamo il suffisso -ma che é proprio delle parole indicanti staticità. L'axíosis è carico di democraticità e si potrbbe tradurre anche come "apprezzamento fatto dagli Ateniesi su un loro concittadino": il pubblico fa da elemento omogeneizzante rispetto al privato, che è sede delle diversità e le due sfere si compenetrano a vicenda. L'uguaglianza è il risultato dell'eliminazione di impedimenti e si presenta non come un dato di fatto, ma come un processo, analogo al processo della valutazione della persona, che si forma di volta in volta e si rinnova nel tempo.

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