Note diverse nel terzo discorso di Pericle

Il terzo discorso di Pericle in Tucidide (II 60-4) rende manifesto il divario tra il livello dei princìpi, ideale e quasi astorico, e i condizionamenti del tempo e delle situazioni storiche. Pericle, infatti, in questo discorso appare diverso da come si presenta nell'Epitafio: egli non usa più il "noi", identificandosi con il cittadino medio, ma si pone in opposizione rispetto al pubblico, usando il "voi", che si affianca ad altri tratti imperialistici. Anche in questo discorso, le due sfere del pubblico e privato sono considerate distintamente; esso, però, è stato pronunciato in un'occasione di guerra e, all'interno dell'etica di guerra, il pubblico assoggetta a sè il privato. Un'altra concezione bellicistica presente nel discorso è riscontrabile nel fatto che Pericle esce dal suo caratteristico ottimismo, per abbandonarsi ad una concezione più pessimistica riguardo al futuro. Si entra in un clima di angoscia e preoccupazione per l'esito della guerra, all'interno di una visione di impero e di dominio sui Greci e Pericle si trova a considerare la situazione contigente, storica, più reale della sua teoria di società.

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Una questione connessa: l'efebia e Pericle

Il termine efebia indica l'addestramento militare ad Atene; la parola ha origine dall'incontro della preposizione epì, che significa "a ridosso di", e del sostantivo hébe, giovinezza. Con questo sostantivo si era soliti indicare la fascia d'età compresa tra i 14 e i 16 anni; l'efebia poteva, quindi, trovare collocazione "a ridosso della giovinezza" e cioè tra i 18 e i 20 anni (è, infatti, improbabile che "a ridosso della giovinezza" volesse significare "prima" della giovinezza, collocandovi il servizio militare). Dalla testimonianza di Aristotele attraverso la Costituzione degli Ateniesi, sappiamo che la boulé esaminava i nomi degli efebi, i loro padri sceglievano tre uomini della phylé di più di quarant'anni e, in seguito, il démos designava un uomo per tribù tra essi (detto sofronistés, morigeratore) e tra gli altri Ateniesi un cosmetés, istruttore.

Gli efebi avevano il compito di controllare il territorio e di difenderlo, erano dotati di lancia e scudo provenienti dalla città; essi dovevano prestare un giuramento e per questo si pensa che nel periodo di Pericle l'efebia non fosse presente ad Atene, in quanto andava contro lo spirito democratico, negando la libertà di parola. Dall'Epitafio si deduce che con Pericle ci fu, comunque, un minimo di addestramento militare. L'efebia sarebbe nata nell'epoca dello scontro con la Macedonia, quando la polis, vedendosi minacciata, avrebbe rafforzato il sentimento nazionale e cercato nuovi modi di difesa. Un aspetto interessante dell'efebia, che si ricava dalla Costituzione aristotelica, è il fatto che essa sia diventata uno strumento per l'anagrafe cittadina, grazie allo sviluppo della cultura scritta avutosi con la democrazia, che ha spinto a registrare i dati al fine di una maggiore trasparenza, con la conseguente diffusione dello spirito burocratico.

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