I criteri di un processo democratico


Per criteri di un processo democratico si intendono quei parametri (ideali, se si vuole) alla luce dei quali le procedure proposte andrebbero valutate in qualsiasi associazione a cui si applicano i presupposti di un sistema democratico (rispetto della presunzione di autonomia personale, del principio di pari considerazione degli interessi, dell’idea di uguaglianza intrinseca e del principio forte di uguaglianza). Anche se questi criteri possono non essere mai perfettamente soddisfatti, sono utili per valutare le possibilità del mondo reale. Naturalmente, essi non considerano tutti gli elementi di valutazione: ad esempio, non specificano particolari procedure, come la regola maggioritaria, dal momento che le specifiche procedure non possono essere ricavate direttamente da questi criteri.

Qualsiasi associazione il cui governo soddisfi i criteri della partecipazione effettiva e della uguaglianza di voto si autogoverna, in quella certa misura, per mezzo di un processo democratico: una tale associazione è governata da un processo democratico in senso stretto. Sebbene la sua portata sia inferiore a quella di un processo completamente democratico, questi due criteri permettono di valutare un gran numero di possibili procedure.

Un’associazione che soddisfacesse tutti questi tre criteri potrebbe giustamente essere considerata una piena democrazia procedurale rispetto all’agenda e in relazione al suo demo. Tuttavia, dire che un sistema è governato da un processo pienamente democratico "rispetto all’agenda" e "in relazione a un demo" suggerisce la possibilità che i tre criteri siano incompleti. Le due asserzioni qualificative implicano la possibilità di limitazioni: cioè, processi decisionali democratici limitati a un ordine del giorno ristretto, o che rispondano a un demo altamente esclusivo, o entrambi. Per giudicare se un demo sia adeguatamente inclusivo e eserciti il controllo su un’agenda appropriata si rendono necessari altri parametri. Per capire più chiaramente il motivo per cui è necessario un quarto criterio, poniamo il caso di Filippo di Macedonia, che dopo aver sconfitto gli Ateniesi a Cheronea, priva l’assemblea ateniese dell’autorità di prendere decisioni su problemi di politica estera e militare. I cittadini continuano a riunirsi quaranta volte l’anno e a prendere decisioni su molti problemi, ma su alcuni dei più importanti devono tacere. Rispetto ai problemi locali, la città non è meno democratica di prima, ma rispetto agli affari esteri e militari gli ateniesi sono ora governati gerarchicamente da Filippo o dai suoi. Sebbene l’esempio del controllo estero sia più eclatante, il controllo dell’agenda potrebbe essere sottratto ai cittadini anche da qualcuno di loro.

Il criterio del controllo finale completa i requisiti di un processo pienamente democratico in relazione al demo.

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