La costituzione della Spagna democratica


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La storia

La redazione del testo costituzionale è un processo ampio e non esente da intrighi. La mancata partecipazione dei nazionalisti baschi al Patto e la scarsa partecipazione al Referendum Popolare di ratifica sono solo alcuni dei problemi relativi a questa pagina di storia spagnola.
Le Cortes elette il 15 giugno del 1977 non sono formalmente Costituenti, ma a nessuno sfugge la necessità di dar vita prontamente a un nuovo testo costituzionale, visto che si inizia paradossalmente la legislatura senza che nessuno possa esigere la responsabilità del Governo di fronte al Parlamento, anche se si approverà una disposizione in questo senso nel novembre del 1977, un anno prima dell’entrata in vigore della Costituzione.
Si comincia con una riunione di una Commissione formata da sette membri che tra agosto e dicembre del 1977 elabora un progetto costituzionale preliminare che presenta il 5 gennaio del 78 ai gruppi parlamentari.Questi presentano i loro emendamenti e la commissione li esamina in modo da proporre il lavoro così realizzato il 17 aprile del 1978 a una commissione del Congresso che lo discute fino al 20 di giugno.
Seguono i dibattiti nel Plenum del Congresso dal 1 al 24 di luglio, nel Senato e nella Commissione Mista che danno luogo al testo che viene presentato ai cittadini nel Referendum del 6 dicembre 1978.La commissione che lavora alla redazione del progetto preliminare è formata da progressisti e conservatori tra i quali troviamo un nazionalista:Miguel Herrero de Minon, già collaboratore del Ministro della Giustizia Landelino Lavilla nel primo Governo Suarez.
Seguono Jose Pedro Perez-Llorca, alto funzionario delle Cortes, Gabriel Cisneros, ex falangista, tutti rappresentanti dell’UCD (Unione democratica di Centro).
Jordi Solè Tura è il rappresentante del PCE (Partito Comunista spagnolo), un intellettuale di origine operaia che passerà alcuni anni più tardi al PSOE.
Gregorio Peces-Barba è l’uomo del PSOE (Partito socialista operaio spagnolo), esperto in diritto costituzionale del partito.
Miquel Roca è il rappresentante di Pujol, è un catalanista molto convinto. Manuel Fraga, rappresenta Alianza Popular, o forse è Alleanza Popolare.
L’impegno del PSOE per lasciar fuori dalla commissione Tierno Galvan, colpevole di non essersi integrato, porta per una serie di ragioni tecniche a lasciar fuori anche i nazionalisti baschi. Questa assenza si pagherà con un prezzo molto caro: il PNV non voterà la Costituzione rimanendo al momento fuori dal Patto Costituzionale, benché lo rispetti. Un’altra difficoltà è che UCD non è un partito ma una coalizione elettorale: i tre rappresentanti hanno visioni molto differenti e devono tenere conto delle numerose tendenze che ci sono nella coalizione.
Peces-Barba e Fraga , per altro lato, sono estremamente esigenti nelle loro pretese, e il primo minaccia di ritirarsi dalla commissione per forzare le concessioni. I mediatori sono gli altri due padri della Costituzione, Miguel Roca e paradossalmente Jordi Solè Tura del PCE che sente come Carrillio la necessità di mettere in chiaro il senso di responsabilità e la capacità dei comunisti di arrivare ad un accordo.
E’curioso pensare che sono i socialisti che votano contro la monarchia parlamentare come forma di stato, soprattutto se si pensa che nel 1998 il PCE si indigna di fronte all’esistenza di un Re ed esige, ormai solo, un cambiamento repubblicano. Sulle numerose riunioni relative al testo definitivo abbondano aneddoti. Il motivo di queste riunioni è che il testo definitivo sta per essere approvato nella commissione da una maggioranza formata da UCD e AP, e questo disturba molto l’ UCD e la Corona che temono che si parli di una costituzione reazionaria e che nel prossimo programma elettorale del PSOE figuri la revisione costituzionale. E per questo che Adolfo Suarez rileva dal ruolo di rappresentante del UCD davanti alla commissione il timido Landelino Lavilla e impone Fernando Abril Martorell, un feroce animale politico.
Il testo è approvato il 31 Agosto del 1978 nel Congresso con 325 voti a favore, 6 contro (del deputato di EE e dei deputati di AP) e 14 astensioni ( tra i quali figurano quelle del PNV), al Senato con 226 voti a favore, 5 contro e 8 astensioni.
Il 6 dicembre del 1978 il popolo spagnolo approva il testo con risultati preoccupanti: il 33% si astiene e per questo i rimanenti ( 15,7 milioni) che approvano significano il 58% del popolo e i no (1,4 milioni) un 8%.
La Costituzione è finalmente proclamata nel Congresso dal Re Juan Carlos I.
La Costituzione del 1978 è la prima che si raggiunge in Spagna per consenso, un consenso raggiunto nei Patti della Moncloa e in poche altre situazioni. A questo si somma la sua lunga durata, fatto anche questo unico nella storia della Spagna.

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Analisi

Alcuni aspetti economici e soprattutto la organizzazione territoriale dello Stato, sono le parti più originali dell’attuale Costituzione spagnola. Definita la forma dello Stato, i capitoli della Costituzione che si riferiscono ai diritti dei cittadini ricevono un forte impulso dalla componente socialista, che esige la precisa enumerazione e non il semplice riferimento ai trattati internazionali. Anche nell’economico e nel sociale la costituzione riceve l’influenza marcata delle forze di sinistra: una volta definito il sistema economico spagnolo come una economia sociale di mercato, si elaborano una serie di articoli che parlano, per esempio, dell’accesso dei lavoratori alla proprietà dei mezzi di produzione, della subordinazione della ricchezza all’interesse generale, della pianificazione. Una serie di progetti retorici ispirati alla recente rivoluzione dei garofani portoghesi, del resto mai applicati. Molto progressista è il capitolo nono, del resto dovuto a principalmente a Gregorio Peces-Barba, secondo il quale è dovere dei poteri pubblici garantire l’uguaglianza dei diritti di tutti gli spagnoli. Senza ombra di dubbio è il capitolo ottavo, che fa riferimento all’organizzazione territoriale dello Stato, il più originale, dibattuto, e in ultima analisi ambiguo. Si tratta di includere le forti rivendicazioni nazionaliste basca, catalana e galiziana e le incipienti valenziana, canaria e andalusa. Questa implosione di rivendicazioni deve essere soffocata nel rispetto di coloro che si sentono diversi dagli altri e il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini. La situazione basca è complicata. I nazionalisti esigono nel 1977 la restituzione dei " Fueros" ( privilegi) precedenti al 1839, per i quali il paese Basco godeva di una sovranità in compartecipazione con il monarca spagnolo. D’altro lato ciò che si concesse nel 1839 alle tre provincie baschizzate è un accordo economico, con cui si decideva un trattamento speciale rispetto al resto della Spagna per ciò che si riferisce al pagamento delle imposte. Franco dopo la guerra civile toglie questo accordo a Vizcaya e Guipuzcoa, che si sono opposti alla sua invasione mentre lo mantiene in Alava che ha aderito immediatamente al " alziamento". La soluzione che dà a tutto ciò la Costituzione del 1978 è: " la Costituzione si basa sulla indissolubile unità della nazione spagnola, patria comune ed indivisibile di tutti gli spagnoli, e riconosce e garantisce il diritto all’autonomia delle nazionalità e regioni che la integrano e la solidarietà tra tutte loro". A parte i grandissimi dibattiti che si instaurano per accettare il termine nazionalità, questo testo non fa differenza nel grado di autonomia che possono chiedere una nazionalità o una regione, che del resto non sono ne definite ne individualizzate. Inoltre descrive in un altro capitolo della costituzione due ritmi diversi attraverso i quali lo Stato possa concedere questa autonomia, però non chiude il tema della differenziazione. La Costituzione proclama il suo rispetto per i diritti storici dei territori " forales"(giurisdizionali) (oltre ai tre territori baschi, non dimentichiamo la Navarra) però non precisa in cosa consistono questi diritti. Il costituzionalista Francisco Rubio Llorrente scrive che "si tratta di una concessione in un certo senso provvisoria, che non include, nè per accoglierla ne per realizzarla la visione catalana e basca. In questo punto fondamentale la nostra costituzione rimane aperta ed inconclusa" il che non è, in se, negativo.

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