Aristofane: Cavalieri (vv.763-870)

PAFLAGONE Alla possente Atena, patrona della città, io prego: se per il popolo ateniese io son divenuto il cittadino più benemerito, dopo Lisicle e... Cinna e Salabacco, — che senza aver fatto nulla, come ora, io possa esser nutrito nel Pritaneo! Ma se non ti amo e non combatterò per te opponendomi da solo, possa io perire ed esser fatto a pezzi e ridotto a cinghie!

SALSICCIAIO E io, o Popolo, se non è vero che ti amo e che ti voglio bene, possa esser tagliato a pezzettini e cotto a lesso. E se non credi a queste parole, su questo tagliere io possa esser grattugiato a pesto col formaggio, e trascinato per i coglioni con un uncino fino al Ceramico.

PAFLAGONE E come potrebbe esserci, o Popolo, un cittadino che ti ami più di me? Io prima, quando ero consigliere, molte ricchezze ti procacciai per l’erario, alcuni angariando, altri strozzando, ad altri chiedendo, senza curarmi di alcun privato pur di farti cosa grata.

SALSICCIAIO In ciò, o Popolo, non c’è nulla di straordinario, e anche io farò per te lo stesso: ruberò il pane agli altri e te lo servirò. Ma prima ti devo dimostrare proprio questo: che lui non ti ama e non ti è devoto, se non proprio perciò... che si scalda alla tua brace. E di te, che a Maratona impugnasti la spada contro i Medi per questa terra, e con la tua vittoria ci permettesti di menare gran vanto, di te non si cura, che sei seduto così sul duro su queste pietre’: mentre io ti ho fatto cucire questo cuscino, che ti ho portato. Alzati dunque e (porgendogli il cuscino) siediti mollemente, ora, per non consumare... quelle chiappe che furono a Salamina.

POPOLO (sedendosi, beato) Uomo, chi sei? Non forse un discendente di quella illustre stirpe di Armodio? Questa tua azione è veramente nobile e degna di un amico del popolo.

PAFLAGONE Con quali meschine lusinghe ti vai mostrando a lui benevole!

SALSICCIAIO Ma anche tu lo hai preso con esche molto più misere

PAFLAGONE Ebbene, se ci fu mai un uomo che più abbia lottato per il popolo o che ti ami più di me, voglio scommettere la testa.

SALSICCIAIO E come dici d’amarlo tu, che, vedendolo abitare da sette anni in queste giare e tane e torrette, non ne hai pietà ma lo chiudi dentro e lo soffochi col fumo? E quando Archeptolemo portava la pace, la soffiasti via; e ora rimandi dalla città a calci nel sedere le ambascerie che invitano alla tregua.

PAFLAGONE Affinché egli imperi su tutti gli Elleni. E detto nei vaticini che costui un giorno dovrà essere giudice in Arcadia a cinque oboli il giorno, purché abbia pazienza9. A ogni modo, lo nutrirò e lo curerò, scovando, bene o male, donde possa avere i suoi tre oboli.

SALSICCIAIO No, per Zeus, non perché ti dai pensiero ch’egli imperi in Arcadia, ma perché tu possa arraffare ancor più e prendere doni dalle città; e perché il popolo, a causa della guerra e della nebbia dei tuoi imbrogli, non ti veda; ma per la necessità e per il bisogno e per il salario aspetti da te a bocca aperta. Ma se mai un giorno, tornato ai campi, costui possa vivere in pace e ricrearsi mangiando spighe tenere e dirsela con la sansa, si accorgerà di quali beni lo hai defraudato per una misera cinquina e verrà, violento e selvatico, fiutando il suo voto contro di te". E tu, che lo sai, lo inganni e gli vai spacciando sogni sul tuo conto.

PAFLAGONE Ma non è una cosa indegna, che tu dica di me questa roba e diffami, dinanzi agli Ateniesi e al popolo, me che ho già fatto tanto bene a questa città per Demetra! , più di Temistocle?

SALSICCIAIO "Popolo d’Argo, quel ch’ei dice ascolta". E tu ti paragoni a Temistocle, che, avendo trovato la nostra città sotto l’orlo, la fece colma rasa e oltre a ciò per colazione le aggiunse il Pireo, e, senza toglierle nulla di quelli di una volta, le imbandì nuovi pesci? Tu invece cercasti di rendere miserabili gli Ateniesi, dividendoli con mura e cantando loro oracoli, tu che ti paragoni a Temistocle! E lui, fu bandito dal paese; mentre tu ti pulisci le dita con mollica di panini al latte!

PAFLAGONE Non è terribile, o Popolo, che io debba udir questa roba da costui, per il fatto che ti amo?

POPOLO (al Salsicciaio) O tu, smettila e non oltraggiarlo malamente. Troppo a lungo finora mi sono sfuggite le tue occulte manovre.

SALSICCIAIO E un grande scellerato, o Popoluccio, e ha fatto molte bricconate: (animandosi) mentre tu stai a bocca aperta, lui butta via i gambi e inghiotte il meglio di quei cavoli di magistrati che rendono i conti, e a due mani si serve zuppa di danaro pubblico.

PAFLAGONE Hai poco da stare allegro: dimostrerò che tu hai rubato trentamila dramme.

SALSICCIAIO Perché ti agiti e schiamazzi, tu che sei il più scellerato verso il popolo degli Ateniesi? E io, per Demetra, dimostrerò o ch’io muoia! che tu hai preso in dono da Mitilene più di quaranta mine.

CORO (al Salsicciaio) O tu, che a tutti sei apparso grandissimo beneficio, ti invidio per la tua facondia! E se tu continui ad attaccare cosi, sarai il più grande degli Elleni e solo governerai lo stato e impererai sugli alleati impugnando il tridente, col quale scuotendo e sconvolgendo ogni cosa, farai un mucchio di quattrini. E non mollarlo, visto che ti ha dato la presa: con codesti fianchi, facilmente ci riuscirai.

PAFLAGONE No, buona gente, non siamo ancora a questo, per Posidone! C’è anche un’altra impresa che io ho compiuto, tale da tappare la bocca a tutti i miei nemici insieme, fin quando rimanga qualche cosa degli scudi presi a Pilo.

SALSICCIAIO Fermati, su codesti scudi: ecco che mi hai dato la presa. Tu non dovevi infatti, se è vero che ami il popolo, deliberatamente permettere a costoro di dedicare gli scudi con tutte le cinghie. Ma questo, o Popolo, è un trucco perché, se tu mai voglia punire costui, non ti sia possibile. Tu vedi infatti qual ressa egli ha intorno di giovani mercanti di cuoio e attorno a costoro stanno i mercanti di miele e di formaggio. E tutti sono d’accordo su un punto: cosicché, se tu brontolassi e meditassi di giocare "al coccio", di notte correrebbero a rubare gli scudi e a bloccare l’entrata del nostro frumento.

POPOLO Ahi, me misero! Hanno dunque le cinghie? (A Paflagone) O miserabile, da quanto tempo mi ingannavi, assordando il popolo con le tue grida!

PAFLAGONE O bonaccione, non fidarti delle sue parole e non credere che potrai mai trovare un amico migliore di me, che da solo tenni a bada i congiurati: e nulla mi sfugge di ciò che si trama in città, ma subito lo vado gridando.

SALSICCIAIO Già, tu fai proprio come i pescatori di anguille: quando lo stagno è calmo, non prendono nulla; ma se rimestano sossopra il fango, fanno buona pesca. E anche tu peschi, se metti a soqquadro la città. Ma rispondimi solo a questo: tu, che vendi tante pelli, desti mai a costui, tu che dici d’amarlo, tanto del tuo cuoio da rattopparsi le scarpe?

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