Democrazia o libertà?

Un intervento di Luciano Canfora


Occorre anzitutto prendere coscienza del fatto che la parola demokratia è in sé stessa una parola di rottura, in quanto esprime la prevalenza di una parte e non, invece, la partecipazione di tutti coloro che sono dotati di cittadinanza alla gestione della res publica (concetto che è viceversa espresso con il termine greco isonomia, che troviamo quale antenato di demokratia in un celebre passo di Erodoto).
Tra le definizioni teoriche della democrazia antica vale la pena di prendere in considerazione due tra le più detrattive:

Non stupisce allora che Aristotele consideri la democrazia, alla stregua di quel che fa per oligarchia e tirannide, una forma deteriorata di costituzione statale, il cui corrispondente positivo è la politeia (il termine non va qui considerato nell'accezione generica di "costituzione" o "sistema politico", in quanto sta ad indicare un'entità precisa all'interno di queste due categorie).

Per quali motivi la democrazia ateniese poteva essere così avversata da Aristotele? Escludendo che il filosofo parli per puro interesse personale, bisogna esaminare alcune tra quelle che le fonti indicano come le pratiche democratiche più caratteristiche:

Non bisogna però dimenticare che questi metodi vengono altrove attribuiti all'oligarchia o alla tirannide: si tratta quindi di vizi insiti in tutte le forme di governo che Aristotele giudica deteriori. Ne sono invece esenti la monarchia, la politeia e anche l'aristocrazia, intesa come governo dei migliori tra i cittadini.

La democrazia antica si caratterizza negativamente, infine, perché l'odio e la paura nei confronti degli oligarchi non si manifestano esclusivamente a posteriori, cioè qualora si sia effettivamente constatata l'esistenza di propaganda eversiva, di circoli aristocratici facinorosi e così via, ma anche in maniera da prevenire la malattia della sovversione prima che questa mostri sintomi evidenti e divenga quindi inestirpabile.

Lo stesso ostracismo, che nasce per prevenire tentativi di accentramento del potere da parte di individui dotati di eccessivo prestigio politico, può essere pensato come una forma di repressione basata sul sospetto, sull'illazione o sull'inganno da parte di una parte politica che alimenta la "cattiva stampa" di cui gode l'avversario più in vista; queste osservazioni, tra l'altro, non perdono di significato anche qualora si consideri l'ostracismo o qualsiasi altra forma di controllo poliziesco come un prodotto inevitabile della vita in una comunità ristretta, in cui ciascun membro ha l'effettiva possibilità di avere quotidianamente dei contatti significativi coi concittadini.
E' inevitabile a questo punto accostare la repressione preventiva della democrazia radicale ateniese alla celebre loi des suspects (settembre 1793).

Può dunque esistere libertà in un regime democratico?
Il rapporto tra eleutheria e demokratia è delineato essenzialmente nell'Epitafio di Pericle tucidideo, dal quale si può già dedurre in che cosa consista la libertà nella democrazia greca pienamente matura. E' stato però osservato che la libertà prospettata in quella sede non può essere accostata all'ideale liberale moderno, in quanto la democrazia antica, per sua natura, tende a essere il "regime di un soggetto politico collettivo" e per questo anti-individualistica.
Si capisce allora per quale motivo Aristotele distinguesse tra demokratia (democrazia demagogica) e politeia, in cui l'eguaglianza effettivamente esiste in quanto è il singolo ad avere valore, e non il corpo sociale del demos nel suo complesso ed indipendentemente dal suo numero.
Il problema fondamentale è allora quello proposto in apertura: la democrazia non è legittimata dal principio di maggioranza, perché è ritenuta valida dal demos solo nella misura in cui consenta (sono parole di Aristotele) il prevalere della massa di coloro che hanno bisogno di lavorare su coloro che invece possono farne a meno.

Non è allora azzardato mettere in parallelo la democrazia radicale del tardo V secolo con la dittatura popolare giacobina e con la più moderna dittatura del proletariato (termine tra l'altro usato per indicare il regime dell'Atene antica da un uomo politico nazista nei suoi scritti di antichità classica).
Un primo punto di contatto tra democrazia attica e rivoluzione francese sta nell'uguale disprezzo che il popolo pare nutrire per le leggi, considerate inferiori alla volontà generale; è questa infatti una delle accuse mosse al regime democratico dall'oligarchico autore del pamphlet Athenaion politeia (1.18):

Ogni singolo alleato è costretto ad adulare il popolo di Atene, ben sapendo che è ad Atene che bisogna rivolgersi per dare ed avere giustizia, e, appunto al cospetto del popolo, che in Atene è esso stesso la legge. (trad. it. L.Canfora)

Analogamente Alexis de Tocqueville ha rilevato nella Rivoluzione Francese lo sviluppo di quella antinomia demokratia vs. eleutheria che è già stata accennata a proposito dell'Atene periclea e post-periclea: egli in particolare rileva in una prima fase l'intreccio dei due elementi, quindi l'apertura progressiva di uno iato tra questi, infine il prevalere dell'uguaglianza (che per Tocqueville è sinonimo di democrazia) sull'istanza liberale vera e propria. Certo Tocqueville non avrebbe potuto accettare la logica per nulla individualistica sottointesa al controllo sociale esistente all'interno del demos ateniese, essendo per lui il controllo sociale stesso un limitazione dell'innegabile libertà della persona.

Benjamin Constant condivide le affermazioni di Tocqueville, ma sottolinea ulteriormente l'inesistenza, in un regime democratico, della libertà sufficiente all'estrinsecazione della personalità individuale: in un regime democratico, secondo Constant, il massimo di uguaglianza trova il suo contraltare nel totale asservimento dell'uomo alla macchina statale e quindi nella mancanza di libertà per degli individui totalmente politici (per quanto l'Epitafio di Pericle sembri smentire questa tesi).

Demokratia e eleutheria sono dunque delle "idee-forza" che caratterizzano il pensiero e la pratica politica nel corso dei secoli; vano è chiedersi se sia possibile una loro sintesi, mentre è più utile esaminare il prodotto storico concreto ora di una, ora dell'altra, ora di entrambe mescolate con diverse proporzioni.

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