Teramene e il processo delle Arginuse



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Premessa

Col processo delle Arginuse (406 a. C.) si determinò una svolta decisiva nella guerra del Peloponneso. In conseguenza di esso Atene, che aveva restaurato al suo interno la democrazia dopo il colpo di stato oligarchico del 411, si privò dei suoi migliori strateghi e dei sostenitori più fedeli della democrazia e affidò il comando della flotta a uomini incompetenti e collegati con il nemico.

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Il processo agli strateghi secondo Senofonte

Senofonte dedica alla descrizione del processo delle Arginuse un'ampia sezione nel VII capitolo del I libro delle Elleniche: è un racconto particolareggiato di cui è certa la sostanziale veridicità.
Nell'estate del 406 a.C., la flotta ateniese sconfisse presso le isole Arginuse la flotta peloponnesiaca. Gli Ateniesi persero 25 navi e i trierarchi Teramene e Trasibulo, lasciati sul posto con 47 navi, erano stati incaricati dagli strateghi di raccogliere i naufraghi, ma una tempesta impedì le operazioni di salvataggio.Ciò causò la destituzione degli strateghi.

Ad Atene Teramene sostenne in assemblea l'accusa contro di loro: egli evidenziò il fatto che non avevano raccolto i naufraghi e addusse come prova una lettera in cui gli strateghi stessi imputavano solo alla tempesta il mancato raccoglimento. A loro discolpa gli strateghi affermarono di aver affidato il recupero dei naufraghi a Teramene e Trasibulo, ma non li accusarono, ribadendo che era stata la tempesta la causa del fallimento della operazioni. I cittadini ateniesi furono convinti della veridicità delle parole degli strateghi ma l'assemblea fu rinviata perchè a causa del buio non poteva aver luogo la cheirotonia. Alla bulè fu affidato l'incarico di preparare un probuleuma sul modo in cui si dovessero giudicare gli strateghi.

Ricorreva allora la festa delle Apaturie (la festa delle fratrie); Teramene organizzò per quell'occasione una manifestazioni di uomini rasati e vestiti di nero, i quali si presentarono all'assemblea spacciandosi per parenti dei caduti: la trovata di Teramene fece effetto sui presenti. Nel frattempo Callisseno presentò in assemblea un probuleuma in cui chiedeva che gli strateghi fossero condannati a morte con un unico voto. Inoltre si presentò all'assemblea un tale che diceva di essersi salvato su una cassa da farina e di aver avuto dai morti l'incarico di ricordare al popolo che gli strateghi non avevano salvato i cittadini più valorosi.
Eurittolemo si pronunciò in difesa degli strateghi e rilevò l'illegalità della proposta di giudicarli tutti con unico voto; al contrario, chiese che fossero giudicati singolarmente secondo l'editto di Connono. Il popolo dapprima favorevole a Eurittolemo, votò poi la proposta della bulè: gli strateghi furono condannati e quindi giustiziati.

Il punto che contraddistingue il racconto di Senofonte è il fatto che egli attribuisca interamente a Teramene la responsabilità politica del processo. Senofonte non ha riguardo a ciò alcun dubbio, nonostante non sia ostile al celebre uomo politico: è Teramene che prende l'iniziativa dell'accusa contro gli strateghi e che organizza la mascherata delle Apaturie. Emerge, dunque, che il processo e la condanna degli strateghi delle Arginuse furono il risultato di un'abile azione demagogica. Senofonte muove un'accusa pesante a Teramene: egli ascrisse agli strateghi la colpa di non aver raccolto i naufraghi non per difendere se stesso, in quanto nessuno lo aveva accusato. La linea di difesa degli strateghi, infatti, copriva sia loro stessi che i trierarchi: allora Teramene mirava non a salvarsi ma a eliminare gli strateghi.

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La posizione di Teramene nel 406/5

Il collegio degli strateghi del 406/5 è quello vincitore alle Arginuse e era successo a quello di cui faceva parte Alcibiade. Era entrato in carica prima che il collegio precedente fosse scaduto e in un clima di tensione politica: il rientro di Alcibiade ad Atene, infatti, non aveva sortito gli effetti sperati e, dopo la sconfitta di Notion, egli se n'era andato in esilio volontario mentre coloro che lo avevano appoggiato subirono il contraccolpo della sua disgrazia. In particolar modo Teramene, che si era arrogato l'onore del richiamo di Alcibiade, non riuscì ad essere eletto stratego. Il suo progetto era di divenire capo del popolo e per realizzarlo doveva prima eliminare quelli che erano allora i capi del popolo: è a partire dal processo delle Arginuse che comincia l'attuazione di questo progetto.

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Il precedente siracusano

L'uso di una tecnica demagogica che facesse leva sui sentimenti delle masse popolari per scatenare in esse un'ira incontenibile verso i governanti è attestata negli stessi anni in Sicilia e adottata da Ermocrate nel 408/7 contro gli strateghi di Siracusa. Ermocrate denigrò pubblicamente gli strateghi accusandoli di non aver seppellito i morti della battaglia di Imera: la sua azione si rivelò efficacissima contro i suoi avversari e da allora in Sicilia l'accusa agli strateghi in carica viene assunta come arma dell'opposizione.

Le vicende siciliane presentano un'analogia con quelle contemporanee ateniesi. Il dibattito costituzionale e la lotta politica che si svolgono alla fine del V secolo sono profondamente simili sia per quanto riguarda le tematiche e le finalità sia per la formazione dei protagonisti: uomini (come Teramene o Ermocrate) cresciuti alla scuola sofista, partiti indifferentemente da esperienze oligarchiche e democratiche e passati indifferentemente alla parte contraria, mantenendo come unico scopo il potere personale.
Il tentativo oligarchico di instaurazione di una tirannide riuscì in Sicilia ma non ad Atene, perchè diversa era la situazione sociale. In sicilia i tiranni potevano ottenere l'appoggio di una base popolare instabile, ad Atene invece la base popolare era costituita da un proletariato abituato alla libertà e alla partecipazione democratica, consapevole della sua importanza nella flotta e dell'importanza dell'archè per il suo benessere, a da una classe di piccoli e medi agricoltori favorevoli alla democrazia. La mancanza di forti squilibri sociali e l'abitudine alla convivenza civile alimentavano il consenso all'ordine costituito, cioè alla democrazia, il cui rovesciamento sarebbe potuto avvenire solo grazie a pressioni esterne.

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Concludendo

Risulta evidente che l'accusa di Teramene agli strateghi perseguiva come scopo l'eliminazione di coloro che gli impedivano l'ascesa al potere: a Teramene non importava se ciò avesse comportato un indebolimento irrimediabile di Atene che avrebbe perso così i suoi migliori uomini.
Dal racconto di Senofonte emerge, inoltre, che la democraticità dell'assemblea correva il rischio di essere turbata e gravemente compromessa dalla demagogia di uomini ambiziosi e senza scrupoli che pur di ottenere il potere non esitavano a manipolare l'opinione dell'assemblea con discorsi e manifestazioni che ne scatenavano la facile emotività. Ne è proprio un esempio la mascherata che Teramene organizza in occasione della festa delle Apaturie.

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