L’ARTE CRETESE

 

Grazie ad alcune impegnative campagne di scavo e ad approfonditi esami dei tanti reperti rinvenuti alla fine del 1800 nell’isola di Creta, gli archeologi di una spedizione italiana (che effettuarono delle ricerche presso il palazzo di Festo, la villa di Haghia Triada e la grotta di Kamàres), l’archeologo inglese Arthur Evans (che si occupò del palazzo di Cnosso) ed altri studiosi del settore, compresero con sempre maggior chiarezza l’eccezionale importanza assunta dalla civiltà cretese; ciò fu evidente, non solo in considerazione della grande perfezione dei reperti ceramici e della caratteristica dell’architettura palaziale, ma anche per gli elevati livelli raggiunti dall’organizzazione politica e religiosa di quel popolo.

 

Secondo Evans, le origini della civiltà cretese dovrebbero datare intorno al 3500 a.C., periodo in cui si affermò un’economia basata sullo sviluppo dell’attività ceramica.

 

Secondo gli archeologi greci Platon e Marinatos e dell’italiano Levi, tale datazione (comprensiva delle altre fasi salienti della civiltà cretese) dovrebbe far riferimento all’epoca della costruzione e della successiva distruzione dei grandi palazzi, quindi ai seguenti periodi:

 

prepalaziale”, dal 2600/ 2500 al 2000 a.C.;

protopalaziale, ovvero dei primi palazzi, dal 2000 al 1700 a.C.;

postpalaziale, corrispondente al periodo miceneo, dal 1400 a.C.-

 

 

Nell’area egea, tra il III e il II millennio a.C., si affermò una civiltà che ebbe la sua massima espressione nell’isola di Creta, la più estesa delle isole di quel mare. Detta isola, pur intrattenendo regolari e intensi rapporti commerciali con tutti i centri del Mediterraneo, assunse fin dalle origini, caratteri autonomi e del tutto originali, influenzando notevolmente le culture di quell’area geografica, tra cui quella cicladica detta civiltà, le cui origini risalgono al periodo Neolitico - 6000 a.C.- e giunse fino al 2000 circa a.C., prese il nome dall’arcipelago delle isole Cicladi, comprese tra la penisola ellenica, l’isola di Creta e l’Asia Minore) la micenea e, successivamente, quella greca.

 

çStatuetta di marmo d’arte cicladica

 

All’inizio del II millennio a.C., i Cretesi, sfruttando appieno le favorevoli condizioni offerte dalla favorevole posizione geografica e dal clima temperato dell’isola, dalla notevole attitudine dimostrata dai suoi abitanti per attività produttive quali l’artigianato, l’agricoltura, la pesca e gli scambi commerciali coi pesi del bacino egeo, mediterraneo e mediorientale, raggiunse una grande prosperità economica ed un’evidente supremazia politica e commerciale rispetto ad altri popoli.

 

Il mare che per secoli protesse l’isola dalle invasioni straniere, nella seconda parte del XV sec. a.C., nulla poté contro l’invasione degli Achei, un fiero popolo della Grecia meridionale con cui, in passato, i cretesi ebbero frequenti rapporti culturali e commerciali.

 

In seguito ad un improvviso sbarco nell’isola, rasero al suolo ogni palazzo e villaggio, determinando la definitiva scomparsa della civiltà cretese.

 

Altra concausa altrettanto determinante per la scomparsa della civiltà cretese fu, quasi certamente, il disastroso terremoto conseguente all’esplosione di un vulcano (ciò sarebbe provato da alcuni resti rinvenuti in alcune località dell’isola) situato nell’isola di Santorino.

 

&

 

 

Le testimonianze più significative della civiltà cretese, sono date dai resti dei grandi palazzi di Cnosso, Festo, Mallia e delle ville di Haghia Triada e Tylisso.

Nelle grandi città-palazzo, si svolgeva la vita politica, amministrativa, sociale e culturale dell’epoca; oltre al sovrano e alla sua famiglia, vi risiedevano funzionari, amministratori, artigiani e schiavi, mentre i lavoratori agricoli vivevano in piccoli centri, per lo più localizzati nella parte centro-orientale dell’isola.

 

        çSala del trono del Palazzo reale di Cnosso

 

 

 

 

 

 

 

Il Palazzo reale di Cnosso

 

Nel Palazzo reale sono stati rinvenuti diversi porticati sorretti da colonne dipinte con colori vivaci, formate da un fusto liscio, di forma tronco-conica, rastremato verso il basso. I capitelli, elementi d’interposizione tra i fusti delle colonne e gli architravi, sono costituiti da due elementi: l’abaco e l’echino.

 

 Il primo (dal basso) ha la forma di un catino, mentre il secondo, ad esso sovrapposto, è costituito da un parallelepipedo di pietra a base quadrata, su cui gravita il peso dell’architrave e della restante parte della costruzione.

 

Il Palazzo reale, oltre che sede politico-amministrativa, era anche il luogo dove venivano prodotti i beni economici legati alla sussistenza dei suoi abitanti; per questa ragione era anche il centro della vita sociale che gravitava intorno al monarca, tra le cui funzioni vi erano anche quelle del controllo e della gestione del ciclo economico.

 

In esso, oltre alle predette attività, andavano in scena spettacoli di vario tipo, vi si svolgevano attività ginniche e cerimonie di carattere religioso.

 

I palazzi reali di Cnosso e di Festo furono costruiti tra il 2000 ed il 1700 a.C., successivamente distrutti (probabilmente a causa dei predetti eventi naturali), furono riedificati una  seconda volta sulle loro rovine; alle pendici di una collina, ad una distanza di 7 o 8 Km. dal mare.

 

Per quanto la disorganica disposizione planimetrica dei vari ambienti (appartamenti reali, sale, corridoi, cortili, terrazze, portici, gradinate, laboratori artigianali, locali adibiti alla conservazione di provviste alimentari, magazzini, archivi palestre ecc.) fosse perfettamente rispondente a precise esigenze funzionali, la mancanza di un predeterminato progetto costruttivo riporta alla mente, così come al tempo dei cittadini cretesi, le mitiche vicende legate alla leggenda del labirinto.

 

Il nucleo centrale della città-palazzo era un grande cortile, presumibilmente adibito a piazza d’armi, attorno al quale si disponevano i diversi locali, assecondando la conformazione (collinare) del terreno.

 

 

Le decorazioni parietali

 

All’interno del palazzo di Cnosso, particolarmente negli ambienti reali, sono stati rinvenuti diversi affreschi con raffigurazioni di tipo naturalistico; i soggetti rappresentati fanno riferimento al mondo vegetale (v., per esempio, fiori e piante), al mondo animale: polipi, delfini, stelle marine, molluschi, tori ecc.) ed ancora, gare atletiche, cerimonie religiose, tauromachie, danze rituali ecc.-

 

Dal punto di vista stilistico, le figure appaiono contornate da profili sinuosi, colorate con tinte chiare e luminose, sempre chiaramente contrastanti rispetto al cromatismo degli sfondi.

 

 

La scultura

 

Per quanto attiene alla scultura, in assenza di realizzazioni di tipo monumentale (tipiche delle civiltà orientali e dell’arcaismo greco), si ha una produzione d’opere di piccole dimensioni, realizzate a tutto tondo; detti manufatti, sono perlopiù realizzati in avorio o in terracotta smaltata.

 

A sinistra: “sacerdotessa”- avorio; a destra: “La grande dea dei serpenti”- ceramica smaltata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La ceramica

 

Stile prepalaziale, o “dei primi palazzi (dal 2600 al 2000/ 1700-a.C.).

 

Nel medesimo periodo in cui furono edificati i grandi palazzi di Cnosso, Festo e Mallia, la produzione ceramica fu caratterizzata dallo stile detto di “Kamares”; detto termine, si riferisce alla località di una grotta che si trova sul monte Ida, all’interno della quale furono effettuati i principali ritrovamenti.

 

Le ceramiche dello stile “Kamares”, sono denominate “a guscio d’uovo” (per il loro esile spessore) e furono eseguite con l’utilizzo del tornio girevole.

 

Dal punto di vista stilistico, sono caratterizzate da motivi geometrici e da sinuose figure stilizzate, riprendenti perlopiù motivi del mondo vegetale. Tali raffigurazioni interessano l’intera superficie dei vasi.

 

 

Periodo neopalaziale (dal 2000 al 1700 a.C.)

 

In questo periodo, che coincise con la distruzione (v. terremoto) e la successiva riedificazione dei grandi palazzi, in campo ceramico vi fu un’intensa produzione di statuette votive realizzate in terracotta smaltata.

 

ç Tra le opere più conosciute, vi è la statuetta della cosiddetta “Dea dei serpenti”, una delle divinità “della terra”, o del “sottosuolo”; essa è rappresentata con un tipico abito a falde ricadenti, bloccato ai fianchi da un elemento a forma di sella che parrebbe realizzato con una stoffa più pesante. Uno stretto corpetto comprime e lascia scoperti i seni, mentre le sue mani mostrano e stringono due serpenti.

 

Nel medesimo periodo, la produzione ceramica assume forme più libere rispetto al precedente.

 

 

Il “pithos”, risalente al 1700- 1400 a.C., è un grande vaso di 134 cm. d’altezza, caratterizzato da una decorazione stilizzata a motivi vegetali, con l’inserimento di alcune asce (bipenni), del tipo di quelle utilizzate per i riti sacrificali.             è

 

L’aspetto più importante e innovativo di questo periodo è dato da un nuovo stile, più realistico del precedente, quello che prende il nome e proviene dalla località di Gurnià.

 

L’esempio più conosciuto e rappresentativo di questo stile, oltre che della produzione vascolare di questo periodo, è la cosiddetta “Brocchetta di Gurnià” (v. in alto, a sinistra).

 

La brocchetta in questione, è caratterizzata dalla figura  di un grande polipo immerso nel suo ambiente naturale che, tra alghe e pezzetti di corallo sospesi nell’acqua, sembra avvolgere coi suoi tentacoli la superficie del vaso.

 

Periodo postpalaziale (dal 1400 al 1100 a.C.)

 

La tremenda eruzione vulcanica di Cantorino e la successiva invasione dell’isola da parte degli Achei, determinò dal punto di vista artistico un’attività sempre meno creativa e sempre più ripetitiva dei modelli stilistici del passato.

 

Salvatore Orrù -1999