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Le cave di pietra, con le loro varietà e la loro frequenza in zone di
estensione anche limitata, condizionano l’architettura degli edifici. A
Cagliari, ad esempio, venne usata la pietra calcarea per costruire la
cattedrale, a Dolianova la cattedrale di San Pantaleo venne eretta e
decorata esternamente con le arenarie delle sue cave, di facile
lavorazione.
La tecnica edilizia delle maestranze medievali è caratterizzata dalla
mancanza di muratura in cotto, perché i sardi avevano perso la nozione del
trattamento delle argille ed avevano adottato i metodi degli scalpellini
toscani. Santa Maria del Regno di Ardara è costruita in neri conci e malta
bianca perché in quella regione ci sono numerosi crateri spenti di
vulcani, che hanno fornito il materiale. Dove invece le colate laviche si
sono sovrapposte ai banchi di calcare bianco, come a Saccargia, a Tergu,
Ploaghe e Sorres, si sono sfruttate le diversità della pietra per
edificare chiese a fasce bianche e nere, con notevoli effetti decorativi.
Talvolta, per ravvivare le facciate vengono incassate nel muro esterno
ciotole, piatti di ceramica smaltata e colonnine diverse per materiale e
per colore.
La pietra da taglio è quasi l’unico materiale delle costruzioni religiose
medievali dell’isola.
I muri sono fatti di bei conci regolari ben squadrati, tenuti insieme da
pochissima malta. La stessa pietra viene usata spesso anche nelle arcate e
nei pilastri.
Per quanto riguarda i pavimenti essi appaiono di pietre squadrate, spesso
poste in filari, ma sono stati ormai quasi tutti sostituiti o integrati, e
non ci sono tracce di pavimentazioni musive ed in cotto.
Nelle coperture delle chiese a tre navate, quella centrale ha di solito il
tetto sostenuto da capriate di legno a vista, mentre le due navate
laterali sono coperte da volte a botte o a crociera. Le chiese ad una sola
navata hanno coperture a capriate o, più raramente, a volta. La forma
delle capriate è semplice: il tavolato che regge la copertura di laterizi
poggia direttamente sulle capriate.
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