S.ANTIOCO DI BISARCIO
(ante 1090, ante 1153, ante1174)
Ozieri (SS)



Un sentiero lastricato sale alla grandiosa mole trachitica della basilica di S. Antioco di Bisarcio, altro documento di straordinaria rilevanza nell’architettura medievale in Sardegna, cui dà carattere l’elegante mescolanza di modi propri del romanico-pisano con influenza di derivazione francese. Presenta leggere variazioni di colori nella trachite (di cave locali) dei conci (rossastri e nerastri) che conferiscono al tessuto murario effetti cromatici di forte suggestione. Nell’edificio si distinguono tre tempi costruttivi, dalla seconda metà del sec. XI alla fine del XII.
Alla prima fase (ante 1090) risalgono i corsi inferiori dei muri laterali verso oriente, dove si aprono una piccola monofora centinata ed un portale architravato con arco di scarico semicircolare, poi obliterato dal campanile a canna quadrata, attualmente mozzo.
La seconda fase (ante 1153) si distingue per i conci di media pezzatura, accuratamente tagliati; nei fianchi le murature sono lisce, mentre nel campanile e nel prospetto absidale troviamo uno zoccolo a scarpa, paraste d’angolo e lesene.
Il sistema delle coperture è misto: la navata mediana ha tetto ligneo, mentre le navatelle sono voltate a crociera senza archi trasversi.
Gli archetti dei fianchi e dei muri della navata mediana sono a doppia ghiera modanata; nelle lunette sono inseriti perlopiù motivi fito-zoomorfi, mentre i corposi peducci hanno sagome modanate, foglia riversa, motivi zooantropomorfi.
Del campanile si conservano il primo ordine per intero e la parte inferiore del secondo. La struttura è intelaiata da larghe paraste angolari, di forte aggetto, che nascono da un alto zoccolo a scarpa; ogni faccia è bipartita da robuste lesene con ritmo di due archetti impostati su peducci.
L’abside è divisa in specchi da semicolonne con capitello fitomorfo, raccordate da arcatelle che includono grandi losanghe a rincasso. Nel suo specchio mediano e nelle testate delle navatelle, troviamo monofore centinate a doppio strombo con davanzale segnato da cornice modanata.
Nella liscia parete laterale orientale si apre una luce cruciforme.
Il motivo decorativo della losanga a rincasso lo ritroviamo nelle testate delle navatelle e nella facciata, parzialmente occultata dall’aggiunta del portico (ante 1174).
Il portico si presenta, nel pianterreno, a sei campate con volte a crociera spiccante dai capitelli dei pilastri cruciformi, mentre al piano superiore troviamo tre camere con volta a botte.
L’attuale facciata è del portico, aperto a ovest in tre arcate su capitelli a foglie d’acanto, la mediana d’accesso decorata a lacunari con rosetta, le laterali diaframmate da una bifora. Nella bifora sinistra (tamponata) l’archivolto ha busti antropomorfi; in quella di destra, con ghiere a motivi fitomorfi, si conservano la colonna e il leone stiloforo. Sul capitello dei pilastri che reggono l’arcata mediana si colloca una testa antropomorfa in tufo verdognolo.
Gli archi sono segnati da una fine decorazione ripresa nel fregio che separa l’ordine inferiore da quello superiore; di questo rimane la decorazione della parete destra, con una serie di archetti a sesto acuto e, sopra, due tozze colonne con capitelli. Degli archetti che si sviluppano lungo i fianchi della chiesa sono particolarmente interessanti quelli di destra, che terminano su mensoline scolpite a motivi fito e antropomorfi.

Bisarcio – Sant’Antioco
Manufatto realizzato da Ines Ruggeri.
 

A cura di Cinzia Bodano
e Matteo Murenu.