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Un sentiero lastricato sale alla grandiosa mole trachitica della basilica
di S. Antioco di Bisarcio, altro documento di straordinaria rilevanza
nell’architettura medievale in Sardegna, cui dà carattere l’elegante
mescolanza di modi propri del romanico-pisano con influenza di derivazione
francese. Presenta leggere variazioni di colori nella trachite (di cave
locali) dei conci (rossastri e nerastri) che conferiscono al tessuto
murario effetti cromatici di forte suggestione. Nell’edificio si
distinguono tre tempi costruttivi, dalla seconda metà del sec. XI alla
fine del XII.
Alla prima fase (ante 1090) risalgono i corsi inferiori dei muri laterali
verso oriente, dove si aprono una piccola monofora centinata ed un portale
architravato con arco di scarico semicircolare, poi obliterato dal
campanile a canna quadrata, attualmente mozzo.
La seconda fase (ante 1153) si distingue per i conci di media pezzatura,
accuratamente tagliati; nei fianchi le murature sono lisce, mentre nel
campanile e nel prospetto absidale troviamo uno zoccolo a scarpa, paraste
d’angolo e lesene.
Il sistema delle coperture è misto: la navata mediana ha tetto ligneo,
mentre le navatelle sono voltate a crociera senza archi trasversi.
Gli archetti dei fianchi e dei muri della navata mediana sono a doppia
ghiera modanata; nelle lunette sono inseriti perlopiù motivi
fito-zoomorfi, mentre i corposi peducci hanno sagome modanate, foglia
riversa, motivi zooantropomorfi.
Del campanile si conservano il primo ordine per intero e la parte
inferiore del secondo. La struttura è intelaiata da larghe paraste
angolari, di forte aggetto, che nascono da un alto zoccolo a scarpa; ogni
faccia è bipartita da robuste lesene con ritmo di due archetti impostati
su peducci.
L’abside è divisa in specchi da semicolonne con capitello fitomorfo,
raccordate da arcatelle che includono grandi losanghe a rincasso. Nel suo
specchio mediano e nelle testate delle navatelle, troviamo monofore
centinate a doppio strombo con davanzale segnato da cornice modanata.
Nella liscia parete laterale orientale si apre una luce cruciforme.
Il motivo decorativo della losanga a rincasso lo ritroviamo nelle testate
delle navatelle e nella facciata, parzialmente occultata dall’aggiunta del
portico (ante 1174).
Il portico si presenta, nel pianterreno, a sei campate con volte a
crociera spiccante dai capitelli dei pilastri cruciformi, mentre al piano
superiore troviamo tre camere con volta a botte.
L’attuale facciata è del portico, aperto a ovest in tre arcate su
capitelli a foglie d’acanto, la mediana d’accesso decorata a lacunari con
rosetta, le laterali diaframmate da una bifora. Nella bifora sinistra
(tamponata) l’archivolto ha busti antropomorfi; in quella di destra, con
ghiere a motivi fitomorfi, si conservano la colonna e il leone stiloforo.
Sul capitello dei pilastri che reggono l’arcata mediana si colloca una
testa antropomorfa in tufo verdognolo.
Gli archi sono segnati da una fine decorazione ripresa nel fregio che
separa l’ordine inferiore da quello superiore; di questo rimane la
decorazione della parete destra, con una serie di archetti a sesto acuto
e, sopra, due tozze colonne con capitelli. Degli archetti che si
sviluppano lungo i fianchi della chiesa sono particolarmente interessanti
quelli di destra, che terminano su mensoline scolpite a motivi fito e
antropomorfi.
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