SAN SIMPLICIO
(primo quarto XII sec.)
Olbia (SS)


A Olbia, nell’area della necropoli occidentale, utilizzata dalla fine del I secolo al Medioevo, fu impiantata la cattedrale intitolata al Simplicius presbyter, che il Martyrologium Hieronimianus dice martirizzato in Sardegna. La fabbrica romanica fu intrapresa la in due tempi costruttivi.
La chiesa mostra una povera architettura tutta in conci di granito locale e presenta un impianto planimetrico a tre navate della fine dell’XI secolo, comprese le ritmiche archeggiature che proseguono nell’abside.
Nel XII secolo la chiesa fu ampliata mediante il prolungamento delle campate anteriori e la sopraelevazione dei muri, ai quali all’esterno fu aggiunta una teoria di archetti in cotto. Decorazioni lombarde si affiancano a forme pisane nella facciata.
Fra larghe paraste d’angolo, lo zoccolo a scarpa č interrotto da plinti dadiformi che innalzano le basi delle lesene; gli archetti poggiano con ritmo alterno su queste e su robusti peducci sgusciati, modanati o con decoro figurato. Nello specchio mediano dell’abside, la monofora ha davanzale con cornice modanata. Nella facciata, il portale č architravato e ha arco di scarico a sesto rialzato, in asse con la grande trifora, entro un’arcata sovrastata da quattro alloggi per bacini ceramici disposti a croce; altri bacini si disponevano nelle vele fra le centine gradonate, nascenti dai corposi capitelli delle colonnine ofitiche e degli stipiti. Nelle testate delle navatelle, alcuni archetti ospitano rilievi marmorei a decoro geometrico o figurato.



Olbia – San Simplicio
Manufatto realizzato da Alessio Collu 2 A,
Francesca Chegia 3 A



Olbia – San Simplicio
Trifora, manufatto realizzato da Ines Ruggeri
 

 

All’interno, rustiche strutture sono prive di ornamenti, le colonne hanno abaco a tavoletta e capitello in granito. Uno č ad angoli smussati secondo tipologia protolombarda; un altro ha protomi d’ariete; un altro protomi umane. Sono
spie della formazione toscana delle maestranze il telaio strutturale e i dettagli nei paramenti murari esterni.

 

A cura di Sara Carboni e Giuliano Ragatzu.