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La chiesa di San Platano fu costruita dai Vittorini attorno al 1141 in
conci di calcare e in materiale di spoglio, proveniente dal vicino
complesso tardo romano e paleocristiano recentemente individuato.
Il telaio strutturale è dato da zoccolo a scarpa piana, larghe paraste
d’angolo, una lesena in ogni fianco e semicolonne di partizione delle
absidi.
La facciata, irregolare e coronata da un semplice campanile a vela
ogivale, presenta negli specchi laterali due portali centinati, ognuno in
asse con una luce, di cui resta quella sinistra, con centina marmorea dove
sono scolpiti in bassorilievo un disco con quadrupede e una croce
clipeata; e una finestra monofora sul lato sinistro. A metà altezza corre
un filare, con alloggi per bacini ceramici, che determina la bipartizione
orizzontale del prospetto. Il paramento murario è ornato da una fantasiosa
decorazione e da un bel fregio inserito al centro, tra due sottili
colonnine che, come avviene per le absidi, dividono in specchi la
facciata. Questa e il setto divisorio sono in conci calcarei di media
pezzatura, mentre il paramento dei fianchi e dell’abside è in ca ntonetti
subsquadrati. La qualità della pietra è molto varia specie nella facciata,
dove sono inseriti gli spogli in marmo bianco e bardiglio. I sostegni del
setto divisorio ad arcate sono fusti di colonne romane, con capitello e
abaco a tavoletta secondo la norma toscana. Dei capitelli, uno è la
sezione superiore di un esemplare corinzio a foglie d’acanto, di probabile
età classica; l’altro, eseguito ad hoc, presenta sulle quattro superfici
corrispondenti ai lati dell’abaco quadrato una serie di motivi, che va
dalle foglie d’acqua agli ovoli del capitello composito, a una sola voluta
ionica e a un pane crociato, per arrivare a una corposa rosetta con due
giri di petali. Nel fianco nord è una scala pensile, per l’accesso ai
tetti, i cui gradini sono mensoloni infissi nel muro.
La zona absidale è pregevole per l’eleganza delle proporzioni e per la
decorazione. Nello specchio mediano
di
ogni abside si apre una monofora centinata con strombo gradonato, mentre
sugli eleganti capitelli classicheggianti delle semicolonne s’impostano
archetti a doppia ghiera, con ritmo di due per ogni specchio
All’interno le navate diseguali, che ricevono luce dalla monofora della
facciata e da quelle che si aprono nelle due absidi semicircolari, sono
collegate da tre arcate a tutto sesto sorrette da due colonne, in luogo
dei pilastri, che rendono l’ambiente più spazioso. La copertura,
attualmente lignea, doveva essere secondo l’uso vittorino a volta di
pietra.
La chiesa, per la felice fusione di elementi provenzali e toscani, è di
discreto interesse.
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