SAN PIETRO
(1291- ante 1336)
Zuri (frazione di Ghilarza, OR)



La chiesa di S. Pietro apostolo, che sorge ai margini campestri dell’abitato di Zuri (frazione di Ghilarza), è una costruzione a sé stante, senza precedenti nell’architettura isolana, sia per la proporzione degli spazi sia per il campanile a vela del tutto particolare, sia per i rilievi dell’architrave del portale e sia per le bizzarre sculture dei capitelli delle paraste d’angolo. Inoltre, è una delle poche chiese della Sardegna datata e firmata dal suo costruttore, come si legge in un’epigrafe latina del prospetto. Il suo architetto fu maestro Anselmo da Como, che, di cultura lombarda, sciolse la costruzione con lo stile toscano. Infatti la chiesa ha forme romanico-lombarde, che già preludono al gotico nascente.
L’attuale disposizione dell’abside a nord non è originaria, ma adottata nella ricostruzione anastilotica dell’edificio, tra il 1923 e il 1925 trasferito dal sito storico di Zuri all’odierno, per evitare che fosse sommerso dalle acque del lago Omodeo, bacino artificiale del Tirso.
L’impianto tardoromanico ad aula mononavata, illuminata da grandi monofore, con tetto ligneo a capriata a vista e paramenti in conci di media pezzatura accuratamente tagliati nella trachite rossa delle cave di Bidonì, è datato al 1291.
La parte superiore della facciata fu completamente risarcita nel 1504: una finestra rettangolare sostituì la bifora (di cui nell’anastilosi si rinvennero frammenti, oggi custoditi all’interno) e lungo i terminali vennero reimpiegati gli archetti a semicerchi intrecciati, che coronavano gli spioventi del prospetto primitivo, più elevato a giudicare dall’archetto in situ nello spigolo d’innesto del campanile a due ordini di bifore ogivali, ma in origine semicircolari.
La facciata è movimentata nella parte inferiore da tre arcate che poggiano su pilastri rilevati, la parte inferiore ha zoccolo con scarpa sagomata, larghe paraste d’angolo e plastiche arcate (modanate a toro multiplo e sopraccigliate) che determinano il rincasso di tre specchi; in quello mediano, ribassato rispetto agli altri, si apre il portale lunettato, con stipiti ribattuti da robusto torciglione, dall’architrave scolpito con figure di San Pietro, Madonna col Bambino, degli apostoli e una figura femminile inginocchiata, nella quale s’identifica Sardinia de Lacon, badessa committente.
Le fiancate hanno arcate sostenute da lesene. I muri sono aperti in finestre trilobate con ampio davanzale inclinato. Dallo zoccolo a scarpa salgono sfilate lesene che si raccordano a coppie determinando la partizione in specchi ampi quanto un’arcatella. Ogni finestra va ad occupare per intero la porzione superiore dello specchio archeggiato in cui si apre. Analogamente, il portale secondario utilizza come stipite la porzione inferiore delle lesene; queste risultano interrotte dall’architrave con capitelli, su cui s’imposta l’arco di scarico. Lungo i terminali corrono archetti a semicerchi intrecciati, che girando alla sommità delle paraste si prolungano pure negli spioventi del frontone absidale.
Per l’assenza di fondazioni, l’originaria abside semicircolare (di cui s’individuò il tracciato nel corso dell’anastilosi) crollò e fu riedificata a pianta semi ottagonale con catino a sfera, tra il 1325- 1350.
Nello specchio mediano si apre una monofora trilobata con strombo che rincassa a toro multiplo, in quelli laterali un oculo con rosone. In età aragonese, nella parete destra dell’abside fu ricavata una nicchia, basata a sinistra su un pilastrino ofitico che replica quello di destra, probabilmente asportato dal vertice della facciata originaria.
All’esterno la chiesa conserva il ciclo di decorazione scultorea, coevo alla fabbrica duecentesca. Si sviluppa in facciata un fregio che alla medesima quota interessa i capitelli delle paraste d’angolo, la coppia di lesene affiancate al portale, i rincassi strombati e l’architrave di quest’ultimo. I capitelli ed i fregi, scolpiti in pietra di colore diverso dalla facciata, risaltano dallo sfondo. Il ciclo iconografico prosegue nei fianchi, a livello più alto, nella serie dei capitelli di paraste d’angolo e lesene, anche qui con abbondanza di testine e foglie gotiche. Sono da rimarcare nella facciata la figurazione di Daniele nell
a fossa dei leoni, nel fianco settentrionale quella della scrofa con i suoi piccoli e nel fianco meridionale il cosiddetto “ballo sardo”, teoria di personaggi maschili e femminili con mani allacciate in atteggiamento della danza.
Il campanile a vela è del XV sec. Esso risulta attaccato alla fiancata sinistra con un arco e porta due grandi vani a forma di monofora ad arco acuto. Una modanatura lo divide dalla parte superiore, pure a due vani, dove alloggiano piccole campane. Il tetto del campanile è a due spioventi molto inclinati e sovrasta di poco l’altezza della chiesa.

 

Zuri – San Pietro
Manufatto realizzato da Gianna Loi

A cura di Claudia Mandas e Jessica Tronci.