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La chiesa di S. Pietro apostolo, che sorge ai margini campestri
dell’abitato di Zuri (frazione di Ghilarza), è una costruzione a sé
stante, senza precedenti nell’architettura isolana, sia per la proporzione
degli spazi sia per il campanile a vela del tutto particolare, sia per i
rilievi dell’architrave del portale e sia per le bizzarre sculture dei
capitelli delle paraste d’angolo. Inoltre, è una delle poche chiese della
Sardegna datata e firmata dal suo costruttore, come si legge in
un’epigrafe latina del prospetto. Il suo architetto fu maestro Anselmo da
Como, che, di cultura lombarda, sciolse la costruzione con lo stile
toscano. Infatti la chiesa ha forme romanico-lombarde, che già preludono
al gotico nascente.
L’attuale disposizione dell’abside a nord non è originaria, ma adottata
nella ricostruzione anastilotica dell’edificio, tra il 1923 e il 1925
trasferito dal sito storico di Zuri all’odierno, per evitare che fosse
sommerso dalle acque del lago Omodeo, bacino artificiale del Tirso.
L’impianto tardoromanico ad aula mononavata, illuminata da grandi
monofore, con tetto ligneo a capriata a vista e paramenti in conci di
media pezzatura accuratamente tagliati nella trachite rossa delle cave di
Bidonì, è datato al 1291.
La parte superiore della facciata fu completamente risarcita nel 1504: una
finestra rettangolare sostituì la bifora (di cui nell’anastilosi si
rinvennero frammenti, oggi custoditi all’interno) e lungo i terminali
vennero reimpiegati gli archetti a semicerchi intrecciati, che coronavano
gli spioventi del prospetto primitivo, più elevato a giudicare
dall’archetto in situ nello spigolo d’innesto del campanile a due ordini
di bifore ogivali, ma in origine semicircolari.
La facciata è movimentata nella parte inferiore da tre arcate che poggiano
su pilastri rilevati, la parte inferiore ha zoccolo con scarpa sagomata,
larghe paraste d’angolo e plastiche arcate (modanate a toro multiplo e
sopraccigliate) che determinano il rincasso di tre specchi; in quello
mediano, ribassato rispetto agli altri, si apre il portale lunettato, con
stipiti ribattuti da robusto torciglione, dall’architrave scolpito con
figure di San Pietro, Madonna col Bambino, degli apostoli e una figura
femminile inginocchiata, nella quale s’identifica Sardinia de Lacon,
badessa committente.
Le fiancate hanno arcate sostenute da lesene. I muri sono aperti in
finestre trilobate con ampio davanzale inclinato. Dallo zoccolo a scarpa
salgono sfilate lesene che si raccordano a coppie determinando la
partizione in specchi ampi quanto un’arcatella. Ogni finestra va ad
occupare per intero la porzione superiore dello specchio archeggiato in
cui si apre. Analogamente, il portale secondario utilizza come stipite la
porzione inferiore delle lesene; queste risultano interrotte
dall’architrave con capitelli, su cui s’imposta l’arco di scarico. Lungo i
terminali corrono archetti a semicerchi intrecciati, che girando alla
sommità delle paraste si prolungano pure negli spioventi del frontone
absidale.
Per l’assenza di fondazioni, l’originaria abside semicircolare (di cui
s’individuò il tracciato nel corso dell’anastilosi) crollò e fu
riedificata a pianta semi ottagonale con catino a sfera, tra il 1325-
1350.
Nello specchio mediano si apre una monofora trilobata con strombo che
rincassa a toro multiplo, in quelli laterali un oculo con rosone. In età
aragonese, nella parete destra dell’abside fu ricavata una nicchia, basata
a sinistra su un pilastrino ofitico che replica quello di destra,
probabilmente asportato dal vertice della facciata originaria.
All’esterno la chiesa conserva il ciclo di decorazione scultorea, coevo
alla fabbrica duecentesca. Si sviluppa in facciata un fregio che alla
medesima quota interessa i capitelli delle paraste d’angolo, la coppia di
lesene affiancate al portale, i rincassi strombati e l’architrave di
quest’ultimo. I capitelli ed i fregi, scolpiti in pietra di colore diverso
dalla facciata, risaltano dallo sfondo. Il ciclo iconografico prosegue nei
fianchi, a livello più alto, nella serie dei capitelli di paraste d’angolo
e lesene, anche qui con abbondanza di testine e foglie gotiche. Sono da
rimarcare nella facciata la figurazione di Daniele nell a
fossa dei leoni, nel fianco settentrionale quella della scrofa con i suoi
piccoli e nel fianco meridionale il cosiddetto “ballo sardo”, teoria di
personaggi maschili e femminili con mani allacciate in atteggiamento della
danza.
Il campanile a vela è del XV sec. Esso risulta attaccato alla fiancata
sinistra con un arco e porta due grandi vani a forma di monofora ad arco
acuto. Una modanatura lo divide dalla parte superiore, pure a due
vani, dove alloggiano piccole campane. Il tetto del campanile è a due
spioventi molto inclinati e sovrasta di poco l’altezza della chiesa.
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