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LA CAMPAGNA  ANTISEMITA IN ITALIA

 I DOCUMENTI UFFICIALI

 

Il 1938 : La nascita dell’antisemitismo di stato

Fino alla metà degli anni ’30 il fascismo non ebbe connotazioni antisemite e, anzi,in diverse occasioni Mussolini ebbe modo di affermare che gli ebrei,purché non attivisti antifascisti, non avrebbero avuto nulla da temere. I motivi di tale atteggiamento sono diversi:tra essi:il non elevato numero di italiani di origine ebraica, la presenza del Vaticano in Italia e l’appoggio economico e politico di alcuni esponenti della borghesia capitalistica appartenenti alla comunità ebraica.

La nascita di un problema ebraico appariva remota anche in considerazione della legge sulle Comunità israelitiche approvata nel 1931, attraverso cui veniva garantita una sostanziale libertà di culto.

Di conseguenza gli organi di stampa, sino al 1935-36, non avevano mai aperto vere e proprie "campagne" antisemite.

Lo stato delle cose comincia a cambiare dopo la conquista dell’Etiopia(1936) e la proclamazione dell’Impero, sia per la presa di posizione manifestata da esponenti dell’ebraismo internazionale per le campagne militari fasciste, sia per l’esigenza di evitare eccessive "contaminazioni" degli italiani con i popoli conquistati e quindi la necessità di affermare la "purezza della razza italica".

Ma la politica razziale messa a punto tra il 1937 e il 1938 e la conseguente legislazione del 1938 mostrano soprattutto la convinzione di Mussolini di stringere un’alleanza sempre più forte con la Germania nazista (concretizzatasi nel patto di Monaco del settembre 1938) .

Sin dai primi mesi del ‘38 la stampa italiana avvia una vera e propria campagna antisemita; il 14 luglio viene pubblicato il "Manifesto della razza"; il 6 ottobre, dopo l’incontro di Monaco, il Gran Consiglio decide la persecuzione degli ebrei .

Da questo momento l’antisemitismo di stato diventa una realtà concreta.

 

L’antisemitismo nei documenti ufficiali del 1938

La prima manifestazione ufficiale del nuovo atteggiamento di Mussolini verso gli ebrei è costituita dall’Informazione diplomatica n. 14 redatta da Mussolini nel febbraio 1938. Nel documento, nonostante il tono di cautela iniziale, emerge l’intenzione del duce nei confronti degli ebrei:

"Il governo fascista si riserva tuttavia di vegliare sull’attività degli ebrei …e di fare in maniera che la parte degli ebrei nella vita d’insieme della nostra Nazione non sia sproporzionata ai meriti intrinseci individuali e all’importanza numerica della loro comunità."

Il secondo documento ufficiale è il Manifesto degli scienziati razzisti del 14 luglio, nel quale viene fissata la posizione ufficiale del fascismo nei confronti dei problemi della razza. Il documento porta la firma di un gruppo di docenti universitari benché alcuni sostengano che esso fosse stato scritto da Mussolini.

 

Il Manifesto,composto da dieci capitoli, ha un contenuto chiaramente razzista. In particolare nel capitolo 9 si legge :

"Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato al di fuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano L’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia, perché essa è costituita da elementi razziali non europei. Diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli italiani:"

 

Il successivo documento ufficiale è costituito dall’Informazione diplomatica n. 18 del 5 agosto , nel quale si afferma che, secondo dati statistici ebraici, gli ebrei in Italia sarebbero 44.000, con un rapporto di un ebreo ogni mille abitanti, da qui l’urgenza di un censimento e la precisazione che


"…d’ora innanzi , la partecipazione degli ebrei alla vita globale dello Stato dovrà essere, e sarà, adeguata a tale rapporto."

Da questo momento si mette in moto l’apparato persecutorio nei confronti degli ebrei , con il coinvolgimento di tutti i Ministeri e in particolare quello dell’Educazione Nazionale.

Il Ministro dell’Educazione Bottai invia ai Provveditori una circolare nella quale si invitano le scuole ad infondere nelle coscienze degli studenti più giovani una coscienza razzista :

" mentre nella scuola media il più elevato sviluppo mentale degli adolescenti, già a contatto con la tradizione umanistica attraverso la studio delle lingue classiche, della storia e della letteratura, consentirà di fissare i capisaldi della dottrina razzista, i suoi fini e i suoi limiti. La propagazione della dottrina continuerà, infine, nella scuola superiore dove la gioventù studiosa, col sussidio delle cognizioni umanistiche e scientifiche già acquisite, potrà approfondirla e prepararsi ad esserne, a sua volta, divulgatrice e animatrice"

Con il Decreto legge del 2 e 3 settembre 1938 si vieta agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno. Vengono inoltre revocate le concessioni di cittadinanza italiana fatte a stranieri ebrei dopo il 1° gennaio 1919.

Gli ebrei vengono esclusi dall’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado e agli alunni di razza ebraica viene preclusa la possibilità di essere ammessi alla frequenza delle scuole pubbliche.

Dopo il censimento degli ebrei italiani e stranieri presenti nel Regno (agosto-ottobre 1938), viene avviata una elaborazione statistica e nominativa per categorie dei beni degli ebrei e delle loro istituzioni.

Altre iniziative miravano ad escludere la presenza "giudaica" dai diversi settori della vita nazionale, con particolare attenzione a quello culturale. Alcune disposizioni vietarono, per esempio, la presenza di autori "non ariani"nelle librerie o la trasmissione da parte dell’EIAR di musiche e testi di autori ebrei.

Il Gran Consiglio tra il 6 e il 7 ottobre adotta provvedimenti ancora più restrittivi e stabilisce:

"a) il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane;
b) il divieto per i dipendenti dello Stato e di Enti pubblici - personale civile e militare - di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza;
c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri anche di razze ariane dovrà avere il preventivo consenso del ministro dell'Interno;

d) dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell'Impero".

Il Gran Consiglio stabilisce inoltre i criteri per stabilire " l’appartenenza o meno alla razza ebraica":

"a) è di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei;
b) è considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera;
c) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da un matrimonio misto, professa la religione ebraica;


d) non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all'infuori dell'ebraica, alla data del primo ottobre XVI".

Vengono inoltre elencate alcune categorie di ebrei che potevano essere "discriminate" per particolari meriti rispetto a quanto fissato dalla norme ma viene ribadito il divieto di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado; viene stabilito inoltre che, insieme alle scuole elementari, si consenta l’ istituzione di scuole medie per ebrei.

Vengono fissati i seguenti divieti :

"I cittadini italiani di razza ebraica, non appartenenti alle suddette categorie, nell'attesa di una nuova legge concernente l'acquisto della cittadinanza italiana, non potranno:
a)essere iscritti al Partito nazionale Fascista;
b)essere possessori o dirigenti di aziende di qualsiasi natura che impieghino cento o più persone
c)essere possessori di cinquanta ettari di terreno;
d)prestare servizio militare in pace e in guerra.
L'esercizio delle professioni sarà oggetto di ulteriori provvedimenti".

Con il Decreto Legge del 17 novembre 1938 le principali decisioni del Consiglio furono trasformate in leggi dello stato, con alcune modifiche e integrazioni. Ecco alcuni articoli:

Art . 11. Il genitore di razza ebraica può essere privato della patria potestà sui figli che appartengano a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi un'educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o a fini nazionali;
Art . 12. Gli appartenenti alla razza ebraica non possono avere alle proprie dipendenze, in qualità di domestici, cittadini italiani di razza ariana.
Art . 13. Non possono avere alle proprie dipendenze persone appartenenti alla razza ebraica:
a)le Amministrazioni civili e militari dello Stato;…

Altri Decreti Legge furono rivolti a regolare particolari aspetti della questione ebraica;ad esempio il
Decreto Legge del 15 novembre, n. 1779, fissava precise disposizioni persecutorie nei confronti degli ebrei nell'ambito scolastico; un'incalcolabile quantità di circolari, talora contraddittorie, si faceva carico di rendere esplicita agli uffici pubblici la volontà del Duce nei confronti degli ebrei.

 

I documenti

1938
Vengono promulgate le leggi persecutorie contro gli ebrei

Manifesto degli Scienziati Razzisti


  
1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinamici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

3. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

4. La popolazione dell'Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.

5. E' una leggenda l'apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l'invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d'Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.

6. Esiste ormai una pura "razza italiana". Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

7. E' tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l'italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

8. E' necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d'Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L'unione è ammissibile solo nell'ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.
 
"Giornale d'Italia" del 14 luglio 1938

Dichiarazione sulla razza
del Gran Consiglio del Fascismo

 

 La Dichiarazione sulla razza

Il Gran Consiglio del Fascismo, in seguito alla conquista dell’Impero, dichiara l’attualità urgente dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale. Ricorda che il Fascismo ha svolto da sedici anni e svolge un’attività positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti. Il problema ebraico non è che l’aspetto metropolitano di un problema di carattere generale.
Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce:

a) il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane;

b) il divieto per i dipendenti dello Stato e da Enti pubblici - personale civile e militare - di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza;

c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri, anche di razze ariane, dovrà avere il preventivo consenso del Ministero dell’Interno;

d) dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell’Impero.

Ebrei ed ebraismo

Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l’ebraismo mondiale - specie dopo l’abolizione della Massoneria - è stato l’animatore dell’antifascismo in tutti i campi e che l’ebraismo estero o italiano fuoriuscito è stato - in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica - unanimemente ostile al Fascismo. L’immigrazione di elementi stranieri - accentuatasi fortemente dal 1933 in poi - ha peggiorato lo stato d’animo degli ebrei italiani, nei confronti del Regime, non accettato sinceramente, perché antitetico a quello che è la psicologia, la politica, l’internazionalismo d’Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo a elementi ebrei; l’ebraismo mondiale è, in Spagna, dalla parte dei bolscevichi di Barcellona.
 

Il divieto di entrata e l’espulsione degli ebrei stranieri

Il Gran Consiglio del Fascismo ritiene che la legge concernente il divieto di ingresso nel Regno degli ebrei stranieri non poteva più oltre essere ritardata, e che l’espulsione degli indesiderabili - secondo il termine messo in voga e applicato dalle grandi democrazie - è indispensabile. Il Gran Consiglio del Fascismo decide che oltre ai casi singolarmente controversi che saranno sottoposti all’esame dell’apposita commissione del Ministero dell’Interno, non sia applicata l’espulsione degli ebrei, i quali:

a) abbiano un’età superiore agli anni 65;

b) abbiano contratto un matrimonio misto italiano prima del 1 ottobre XVI.

 Ebrei di cittadinanza italiana

Il Gran Consiglio del fascismo, circa l’appartenenza o meno alla razza ebraica, stabilisce quanto segue:


a) è di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei;

b) è considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera;

c) non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all’infuori dell’ebraica, alla data del 1 ottobre XVI.

 Discriminazione tra gli ebrei di cittadinanza italiana

Nessuna discriminazione sarà applicata - escluso in ogni caso l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado - nei confronti di ebrei di cittadinanza italiana - quando non abbiano per altri motivi demeritato - i quali appartengano a:

1) famiglie di caduti nelle quattro guerre sostenute dall’Italia in questo secolo: libica, mondiale, etiopica, spagnola;

2) famiglie dei volontari di guerra nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola;

3) famiglie di combattenti delle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, insigniti della croce al merito di guerra;

4) famiglie dei caduti per la Causa fascista;

5) famiglie dei mutilati, invalidi, feriti della Causa fascista;

6) famiglie di Fascisti iscritti al Partito negli anni ‘19-’20-’21-’22 e nel secondo semestre del ‘24 e famiglie di legionari fiumani;

7) famiglie aventi eccezionali benemerenze che saranno accertate da apposita commissione.

 
Gli altri ebrei
I cittadini italiani di razza ebraica, non appartenenti alle suddette categorie, nell’attesa di una nuova legge concernente l’acquisto della cittadinanza italiana, non potranno:

a) essere iscritti al Partito Nazionale Fascista;

b) essere possessori o dirigenti di aziende di qualsiasi natura che impieghino cento o più persone;

c) essere possessori di oltre cinquanta ettari di terreno;

d) prestare servizio militare in pace e in guerra.

L’esercizio delle professioni sarà oggetto di ulteriori provvedimenti.

Il Gran Consiglio del Fascismo decide inoltre:

1) che agli ebrei allontanati dagli impieghi pubblici sia riconosciuto il normale diritto di pensione;

2) che ogni forma di pressione sugli ebrei, per ottenere abiure, sia rigorosamente repressa;

3) che nulla si innovi per quanto riguarda il libero esercizio del culto e l’attività delle comunità ebraiche secondo le leggi vigenti;

4) che, insieme alle scuole elementari, si consenta l’istituzione di scuole medie per gli ebrei.
 

Immigrazione di ebrei in Etiopia


Il Gran Consiglio del Fascismo non esclude la possibilità di concedere, anche per deviare l’immigrazione ebraica dalla Palestina, una controllata immigrazione di ebrei europei in qualche zona dell’Etiopia. Questa eventuale e le altre condizioni fatte agli ebrei potranno essere annullate o aggravate a seconda dell’atteggiamento che l’ebraismo assumerà nei riguardi dell’Italia fascista.

 
Cattedre di razzismo
Il Gran Consiglio del Fascismo prende atto con soddisfazione che il Ministro dell’Educazione Nazionale ha istituito cattedre di studi sulla razza nelle principali Università del Regno.
 

Alle camicie nere
Il Gran Consiglio del Fascismo, mentre nota che il complesso dei problemi razziali ha suscitato un interesse eccezionale nel popolo italiano, annuncia ai Fascisti che le direttive del Partito in materia sono da considerare fondamentali e impegnative per tutti e che alle direttive del Gran Consiglio devono ispirarsi le leggi che saranno sollecitamente preparate dai singoli Ministri.

6 ottobre 1938

 

Questi due documenti (Il Manifesto degli scienziati razzisti e la Dichiarazione sulla razza del Gran Consiglio del Fascismo), basati su affermazioni razziali pseudo - scientifiche , sostanzialmente sancivano il principio che la persecuzione contro gli ebrei poteva e doveva essere introdotta in quanto questi non erano appartenenti alla "razza pura italiana", definita di origine ariana.

I provvedimenti
per la difesa della razza
nella scuola fascista

REGIO DECRETO-LEGGE 5 settembre 1938-XVI, n. 1390 
Vittorio Emanuele III,

per grazia di Dio e per la volontà della nazione,Re d’Italia, imperatore d’Etiopia
Visto l’art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100
Ritenuta la necessità assoluta e urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana;
udito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del nostro Ministro Segretario di Stato per l’educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;
Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1. All’ufficio d’insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; né potranno essere ammesse all’assistentato universitario, né al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza.

Art. 2. Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

Art. 3. A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari.
Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall’esercizio della libera docenza.

Art. 4. I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.

Art. 5. In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore, nei passati anni accademici.

Art. 6. Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.

Art. 7. Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella "Gazzetta Ufficiale" del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge.
Il Ministro per l’Educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.
Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938-Anno XVI

Vittorio Emanuele Mussolini, Bottai, Di Revel

 

REGIO DECRETO-LEGGE 15 novembre l938-XVII, n. 1779
Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola italiana.

VITTORIO EMANUELE III,

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA' DELLA NAZIONE ,

RE D'ITALIA,IMPERATORE D'ETIOPIA

 Veduto il R. decreto-legge 5 settembre l938-XVI, n. 1390;
 Veduto il R. decreto-legge 23 settembre 1938-XVI, n. l630;
 Veduto il testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sull'istruzione elementare approvato con R. decreto 5 febbraio 1928-VI, n. 877, e successive modificazioni;
 Veduto il R. decreto-legge 3 giugno 1938-XVI, n. 928;
 Veduto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100;
  Riconosciuta la necessità urgente ed assoluta di dettare ulteriori disposizioni per la difesa della razza nella Scuola italiana e di coordinarle in unico testo con quelle sinora emanate;
 Udito il Consiglio dei Ministri;
 Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato e Ministro per l'interno e del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;
 Abbiamo decretato e decretiamo

Art. 1. A qualsiasi ufficio od impiego nelle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, frequentate da alunni italiani, non possono essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorsi anteriormente al presente decreto; né possono essere ammesse al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza.
 Agli uffici ed impieghi anzidetti sono equiparati quelli relativi agli istituti di educazione, pubblici e privati, per alunni italiani, e quelli per la vigilanza nelle scuole elementari.

Art. 2. Delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti non possono far parte persone di razza ebraica.

Art. 3. Alle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, frequentate da alunni italiani, non possono essere iscritti alunni di razza ebraica.
 E' tuttavia consentita l'iscrizione degli alunni di razza ebraica che professino la religione cattolica nelle scuole elementari e medie dipendenti dalle Autorità ecclesiastiche.

Art. 4. Nelle scuole d'istruzione media frequentate da alunni italiani è vietata l'adozione di libri di testo di autori di razza ebraica.
 Il divieto si estende anche ai libri che siano frutto della collaborazione di più autori, uno dei quali sia di razza ebraica; nonché alle opere che siano commentate o rivedute da persone di razza ebraica.

Art. 5. Per i fanciulli di razza ebraica sono istituite, a spese dello Stato, speciali sezioni di scuola elementare nelle località in cui il numero di essi non sia inferiore a dieci.
 Le comunità israelitiche possono aprire, con l'autorizzazione del Ministro per l'educazione nazionale, scuole elementari con effetti legali per fanciulli di razza ebraica, e mantenere quelle all'uopo esistenti. Per gli scrutini e per gli esami nelle dette scuole il Regio provveditore agli studi nomina un commissario.
 Nelle scuole elementari di cui al presente articolo il personale potrà essere di razza ebraica; i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole frequentate da alunni italiani, eccettuato l'insegnamento della religione cattolica; i libri di testo saranno quelli dello Stato, con opportuni adattamenti, approvati dal Ministro per l'educazione nazionale, dovendo la spesa per tali adattamenti gravare sulle comunità israelitiche.

Art. 6. Scuole d'istruzione media per alunni di razza ebraica potranno essere istituite dalle comunità israelitiche o da persone di razza ebraica. Dovranno all'uopo osservarsi le disposizioni relative all'istituzione di scuole private.
 Alle scuole stesse potrà essere concesso il beneficio del valore legale degli studi e degli esami, a sensi dell'art. 15 del R. decreto-legge 3 giugno 1938-XVI, n. 928, quando abbiano ottenuto di far parte in qualità di associate dell'Ente nazionale per l'insegnamento medio: in tal caso i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole corrispondenti frequentate da alunni italiani, eccettuati gl’insegnamenti della religione e della cultura militare.
 Nelle scuole d'istruzione media di cui al presente articolo il personale potrà essere di razza ebraica e potranno essere adottati libri di testo di autori di razza ebraica.

Art. 7. Per le persone di razza ebraica l'abilitazione a impartire l'insegnamento medio riguarda esclusivamente gli alunni di razza ebraica.

Art. 8. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto il personale di razza ebraica appartenente ai ruoli per gli uffici e gli impieghi di cui al precedente art. 1 è dispensato dal servizio, ed ammesso a far valere i titoli per l'eventuale trattamento di quiescenza ai sensi delle disposizioni generali per la difesa della razza italiana.
 Al personale stesso per il periodo di sospensione di cui all'articolo 3 del R. decreto-legge 5 settembre 1938-XVI, numero 1390, vengono integralmente corrisposti i normali emolumenti spettanti ai funzionari in servizio.
 Dalla data di entrata in vigore del presente decreto i liberi docenti di razza ebraica decadono dall'abilitazione.

Art. 9. Per l'insegnamento nelle scuole elementari e medie per alunni di razza ebraica saranno preferiti gl'insegnanti dispensati dal servizio a cui dal Ministro per l'interno siano state riconosciute le benemerenze individuali o famigliari previste dalle disposizioni generali per la difesa della razza italiana.
 Ai fini del presente articolo sono equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole pubbliche e private e il personale di vigilanza nelle scuole elementari.

Art. 10. In deroga al precedente art. 3 possono essere ammessi in via transitoria a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica già iscritti nei passati anni accademici a Università o Istituti superiori del Regno.
 La stessa disposizione si applica agli studenti iscritti ai corsi superiori e di perfezionamento per i diplomati nei Regi conservatori, alle Regie accademie di belle arti e ai corsi della Regia accademia d'arte drammatica in Roma, per accedere ai quali occorre un titolo di studi medi di secondo grado o un titolo equipollente.
 Il presente articolo si applica anche agli studenti stranieri, in deroga alle disposizioni che vietano agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno.

Art. 11. Per l'anno accademico 1938-39 la decorrenza dei trasferimenti e delle nuove nomine dei professori universitari potrà essere protratta al 1° gennaio 1939-XVII.
 Le modificazioni agli statuti delle Università e degl’Istituti di istruzione superiore avranno vigore per l'anno accademico 1938-39, anche se disposte con Regi decreti di data posteriore al 29 ottobre 1938-XVII.

Art. 12. I Regi decreti-legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390, e 23 settembre 1938-XVI, n. 1630, sono abrogati. E' altresì abrogata la disposizione di cui all'art. 3 del Regio decreto-legge 20 giugno 1935-XIII, n. 1071.

Art. 13. Il presente decreto sarà presentato al Parlamento per la conversione in legge.
 Il Ministro proponente è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.

 Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
 Dato a San Rossore, addì 15 novembre 1938-XVII

 

VITTORIO EMANUELE

Mussolini - Bottai - Di Revel

 Visto, il Guardasigilli: Solmi.
  Registrato alla Corte dei conti, addì 26 novembre 1938-XVII
  Atti del Governo, registro 403, foglio n. 99. – Mancini.

 

 

 

 

 

 

REGIO DECRETO-LEGGE 23 settembre 1938-XVI, n. 1630
Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica.

VITTORIO EMANUELE III

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA' DELLA NAZIONE RE D'ITALIAIMPERATORE D'ETIOPIA

  Veduto il testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla istruzione elementare, post-elementare e sulle opere di integrazione, approvato con il R. decreto 5 febbraio 1928 - VI, n. 577, e successive modificazioni;
 Veduto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926 - IV, n. 100;
 Riconosciuta la necessità assoluta ed urgente di dare uno speciale ordinamento alla istruzione elementare dei fanciulli di razza ebraica;
 Udito il Consiglio dei Ministri;
 Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1 Per i fanciulli di razza ebraica sono istituite a spese dello Stato speciali sezioni di scuola elementare nelle località in cui il numero di essi non sia inferiore a dieci.
 I relativi insegnanti potranno essere di razza ebraica.

Art. 2  Le comunità israelitiche possono aprire, con l'autorizzazione del Ministro per l'educazione nazionale, scuole elementari, con effetti legali, per fanciulli di razza ebraica.
 Per gli scrutini e per gli esami nelle dette scuole il Regio provveditore agli studi nomina un commissario.
 Nelle scuole elementari di cui ai comma precedenti, sono svolti i programmi di studio stabiliti per le scuole di Stato; salvo per ciò che concerne l'insegnamento della religione cattolica.

Art. 3 Nelle scuole elementari per i fanciulli di razza ebraica sono adottati i libri di testo di Stato, con opportuni adattamenti, approvati dal Ministero dell'educazione nazionale.
 Le spese relative sono a carico delle comunità israelitiche.

Art. 4  Il presente decreto, che andrà in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la conversione in legge. Il Ministro proponente è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.
 Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Datato a San Rossore, addì 23 settembre 1938- Anno XVI

Vittorio Emanuele

Mussolini- Bottai- Di Revel

Provvedimenti di espulsione degli ebrei stranieri

Regio Decreto-Legge 7 settembre 1938-XVI, n. 1381


Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri
 
Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per la volontà della nazione, Re d'Italia, Imperatore d'Etiopia
Ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere;
Visto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Duce, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro Segretario di Stato per l'interno;
Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1. Dalla data di pubblicazione del presente decreto-legge è vietato agli stranieri ebrei di fissare stabile dimore nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo.

Art. 2.
Agli effetti del presente decreto-legge è considerato ebreo colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.

Art. 3. Le concessioni di cittadinanza italiana comunque fatte a stranieri ebrei posteriormente al 1° gennaio 1919 s'intendono ad ogni effetto revocate.

Art. 4. Gli stranieri ebrei che, alla data di pubblicazione del presente decreto-legge, si trovino nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo e che vi abbiano iniziato il loro soggiorno posteriormente al 1° gennaio 1919, debbono lasciare il territorio del Regno, della Libia e dei Possedimenti dell'Egeo, entro sei mesi dalla data di pubblicazione del presente decreto. Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto saranno espulsi dal Regno a norma dell'art. 150 del testo unico delle leggi di P.S. previa l'applicazione delle pene stabilite dalla legge.

Art. 5.
Le controversie che potessero sorgere nell'applicazione del presente decreto-legge saranno risolte, caso per caso, con decreto del Ministro per l'interno, emesso di concerto con i Ministri eventualmente interessati.

Tale decreto non è soggetto ad alcun gravame né in via amministrativa, né in via giurisdizionale. Il presente decreto entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e sarà presentato al Parlamento per la conversione in legge. Il Duce, Ministro per l'interno, proponente, è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
 
Dato a San Rossore, addì 7 settembre 1938-Anno XVI

Vittorio Emanuele, Mussolini

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