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INTRODUZIONE

 

   Prima di iniziare il lavoro di ricerca relativo al progetto “I giovani ricordano la Shoah” sapevamo  poco dello sterminio e delle persecuzioni di milioni di cittadini ebrei; in generale si trattava di vaghi ricordi della scuola elementare e a malapena, e in modo confuso, sapevamo che l’Italia era alleata della Germania di Hitler. Ma non conoscevamo né la natura di questa alleanza, né le conseguenze che ne scaturirono, in particolare per gli ebrei italiani.

 

   Infatti, riguardo al problema degli ebrei, ritenevamo che solo la Germania di Hitler avesse portato avanti una politica razzista e antisemita, ma pensavamo che l’Italia non c’entrasse niente con tutto questo.

 

   In fondo, come italiani ci sentivamo rassicurati, “senza nessuna colpa”, al punto che nel nostro modo di pensare, chi si comportava da razzista era un “tedesco”. Ancora oggi pensiamo che quello tedesco sia un popolo “duro”, “scontroso”, “intollerante”… E in fondo anche questo può essere considerato un pregiudizio, perché il pregiudizio è sempre un giudizio non motivato ed è tipico di ogni pregiudizio quello di “fare di ogni erba un  fascio”.

 

   Perciò quando abbiamo incominciato a scoprire, attraverso l’analisi di alcuni documenti, che anche l’Italia di Mussolini aveva adottato misure razziste e, in particolare, antisemite, ci siamo sentiti anche noi, in qualche misura, “coinvolti”.

 

   Non riuscivamo a credere ai nostri occhi quando abbiamo letto il contenuto di alcuni documenti, come quelli provenienti dall’Archivio del nostro Comune, in cui si disponevano misure di allontanamento per “appartenenti alla razza ebraica”…

   Ecco perché un aspetto della memoria che non abbiamo trascurato è stato quello del ricordo “individuale”: ciascuna delle milioni di vittime dello sterminio aveva un nome, un volto, affetti, amicizie… era un essere umano unico e irripetibile, esattamente tutto ciò che il nazifascismo si era proposto di cancellare.

 

   C’è un altro aspetto importante: noi siamo studenti, e in questo percorso ci siamo occupati di scuola. Proprio nelle scuole, infatti, il regime fascista dapprima fece diffondere capillarmente e crescere una visione della società umana distinta secondo deliranti criteri razzisti, e successivamente decretò l’espulsione di docenti e studenti ebrei, fra i quali Zaira Coen Righi, Alberto Pincherle, Teodoro Levi, solo per citarne alcuni.

 

   Non abbiamo trascurato il ruolo fondamentale svolto dalla stampa nazionale e locale nella campagna antisemita e, attraverso la ricerca d’archivio, siamo riusciti a prendere visione delle prime pagine dei quotidiani del 1938, pieni di articoli con sconcertanti ragionamenti razzisti.

 

   Abbiamo inoltre rintracciato nell’Archivio del nostro Comune e in quello di Cagliari, alcuni documenti significativi su disposizioni dei Podestà, sulla compilazione delle liste dei cittadini ebrei e sulla limitazione dei loro diritti civili in seguito alla promulgazione delle leggi razziali.

 

A questo riguardo abbiamo voluto “vederci chiaro” anche dal punto di vista scientifico: ed è stato perciò interessante scoprire, come lo stesso concetto di razza risulti, anche in termini scientifici, una vera “eresia” se applicato all’uomo e alla specie umana.

E come tutte le deliranti teorie sulle “razze” abbiamo capito che il pericolo di nuovi genocidi è sempre in agguato ed è testimoniato dal fatto che anche recentemente il mondo ha assistito, quasi sempre impotente, a gravi e sanguinosi scontri etnici come in Darfur, in Ruanda, in Bosnia e in tanti altri angoli della terra.

Speriamo che il nostro lavoro di ricerca possa in qualche modo contribuire a onorare il severo ammonimento di Primo Levi:

 

 

“Meditate che questo è stato”

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